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Matteo Gironi – L’infinita modificazione dell’identico
Candidi corpi, emersi e immersi in un misterioso moto di luce ondosa: così appaiono le venti opere di Matteo Gironi, in occasione della sua prima personale milanese alla PoliArt Contemporary.
Comunicato stampa
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Candidi corpi, emersi e immersi in un misterioso moto di luce ondosa: così appaiono le venti opere di Matteo Gironi, in occasione della sua prima personale milanese alla PoliArt Contemporary.
La soffice e muta resistenza del feltro, la diafana e immota mobilità della cera e l’infinita modificazione dell’identico, sono i cardini intorno ai quali si svolge l’alchemica ricerca dell’artista veronese. È nel ripetersi modulare di una piccola forma piegata di feltro, quasi lasciata accadere per interna necessità, che le opere vengono componendosi in contrappunti e fughe visive come nell’innalzarsi di una musica bachiana. Gli stessi titoli delle opere, “Emersione”, “Inclusione”, “Introflessione”, alludono a quei processi di plasticità e spazializzazione, che affrancano l’opera dalla bidimensionalità, in un continuo emergere e immergersi della forma sino a una sorta di smaterializzazione emozionata.
Nel suo tentativo di “eliminazione di ogni rapporto con la gestualità, per fare in modo che l'opera sembri esistere per sua necessità” anche l’artista pare entrare nella modularità in trasformazione, in una continuo lavoro del piegare ed assemblare piccoli riquadri di feltro, forse con la stessa devozione che una madre dedica alla sfoglia quotidiana, nella più necessaria e caduca delle arti.
È proprio nel processo del piegare su di sé il feltro (“quasi da sé”) e nel ripiegarlo ancora indefinite volte, sino a una specie di smarrimento e spiritualizzazione del gesto, che è stata invocata, forse giustamente, una dimensione barocca, nella sua aspirazione alla trascendenza nella sovrabbondanza. Tuttavia, nella ricerca di Matteo Gironi si manifesta una tensione verso l’essenzialità e la chiarezza dell’operazione compositiva, nella quale sono i rapporti con la luce e lo spazio ad acquisire un’importanza fondamentale. Se il trattamento con la cera alimenta e diffonde la plasticità delle opere, nel perenne esterno riverberante che è la luce, sono i rapporti dinamici delle forme di feltro ad innalzare le opere in una dimensione musicale.
La soffice e muta resistenza del feltro, la diafana e immota mobilità della cera e l’infinita modificazione dell’identico, sono i cardini intorno ai quali si svolge l’alchemica ricerca dell’artista veronese. È nel ripetersi modulare di una piccola forma piegata di feltro, quasi lasciata accadere per interna necessità, che le opere vengono componendosi in contrappunti e fughe visive come nell’innalzarsi di una musica bachiana. Gli stessi titoli delle opere, “Emersione”, “Inclusione”, “Introflessione”, alludono a quei processi di plasticità e spazializzazione, che affrancano l’opera dalla bidimensionalità, in un continuo emergere e immergersi della forma sino a una sorta di smaterializzazione emozionata.
Nel suo tentativo di “eliminazione di ogni rapporto con la gestualità, per fare in modo che l'opera sembri esistere per sua necessità” anche l’artista pare entrare nella modularità in trasformazione, in una continuo lavoro del piegare ed assemblare piccoli riquadri di feltro, forse con la stessa devozione che una madre dedica alla sfoglia quotidiana, nella più necessaria e caduca delle arti.
È proprio nel processo del piegare su di sé il feltro (“quasi da sé”) e nel ripiegarlo ancora indefinite volte, sino a una specie di smarrimento e spiritualizzazione del gesto, che è stata invocata, forse giustamente, una dimensione barocca, nella sua aspirazione alla trascendenza nella sovrabbondanza. Tuttavia, nella ricerca di Matteo Gironi si manifesta una tensione verso l’essenzialità e la chiarezza dell’operazione compositiva, nella quale sono i rapporti con la luce e lo spazio ad acquisire un’importanza fondamentale. Se il trattamento con la cera alimenta e diffonde la plasticità delle opere, nel perenne esterno riverberante che è la luce, sono i rapporti dinamici delle forme di feltro ad innalzare le opere in una dimensione musicale.
22
ottobre 2011
Matteo Gironi – L’infinita modificazione dell’identico
Dal 22 ottobre al 03 dicembre 2011
arte contemporanea
Location
GALLERIA POLIART
Milano, Viale Gran Sasso, 35, (Milano)
Milano, Viale Gran Sasso, 35, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a giovedì ore 16.30 - 19.30
venerdì e sabato ore 10.30-13 e 16.30-19
gli altri giorni per appuntamento
Vernissage
22 Ottobre 2011, h 18.30
Autore
Curatore




