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Maurizio Pellegrin – All the Colors of the Void
Gli elementi che sottendono queste opere sono due: il colore, il filo di ferro.
Il filo di ferro coniuga due miei desideri: il primo è di raccogliere e legare insieme oggetti e i loro componenti, il secondo,mi permette di mantenere uno stato di sospensione dove il luogo dell’azione è il colore.
Comunicato stampa
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Gli elementi che in particolare sottendono queste opere sono due: il colore, il filo di ferro.
Il filo di ferro coniuga due miei desideri: il primo è di raccogliere, stringere, legare insieme oggetti e i loro componenti, azioni che sono da sempre al centro del mio modo di procedere.
Il secondo, più recente, mi permette di mantenere uno stato di sospensione dove il luogo dell’azione, o dell’attesa, e la conseguente temporalità che ospita l’evento, è il colore.
Al di là delle differenti teorie del colore tra cui quella celebre di Goethe del 1810, e gli studi degli antichi filosofi e scienziati sulle proprietà della luce, è la capacità dell’uomo di distinguere i colori, scientificamente attraverso la funzione della retina, che pone gli statuti percettivi e apre al fenomeno della riflessione della luce dovuto alle differenti proprietà delle superfici.
Per mia natura non amo moltissimi colori e tutti insieme, e tendenzialmente privilegio l’azione, mentre in questo caso parlo invece di colore e di sospensione.
Questo ciclo di opere, forza la mia parte razionale e scatena un’epifania di cause ed effetti, che solo la gerarchia degli oggetti riesce a mantenere in ordine, causando uno stupore quasi infantile che rimanda al sogno.
Come sempre gli oggetti impiegati al fine di apportare le energie delle precedenti funzioni, provengono dai luoghi più diversi tra loro. Una collezione di antiche scarpe in seta cinesi, un antico tappeto asiatico, un vecchio damasco recuperato a Boston, i vetri veneziani, i cappelli indiani, tutti elementi che riciclo con lo stupore della scoperta, che mi aiutano in questa esperienza della conoscenza del mondo e di noi.
Qui e là i miei numeri a quantificare queste energie e a qualificarle nei differenti livelli simbolici.
Questa mostra, così piena di elementi percettivi e dell’essere, ha anche tutto il suo contrario; il peso del vuoto. Così è nato il titolo “All the Colors of the Void”, tutti i colori del vuoto.
Tra presenza e assenza, tra i molti ma in uno stato di solitudine, ho creato “All the Colors of the Void”, e nella sensazione di non poter afferrare la vita e tenerla prigioniera nelle mie mani, ho comunque gettato uno sguardo fin dove mi e’ stato possibile farlo.
Il filo di ferro coniuga due miei desideri: il primo è di raccogliere, stringere, legare insieme oggetti e i loro componenti, azioni che sono da sempre al centro del mio modo di procedere.
Il secondo, più recente, mi permette di mantenere uno stato di sospensione dove il luogo dell’azione, o dell’attesa, e la conseguente temporalità che ospita l’evento, è il colore.
Al di là delle differenti teorie del colore tra cui quella celebre di Goethe del 1810, e gli studi degli antichi filosofi e scienziati sulle proprietà della luce, è la capacità dell’uomo di distinguere i colori, scientificamente attraverso la funzione della retina, che pone gli statuti percettivi e apre al fenomeno della riflessione della luce dovuto alle differenti proprietà delle superfici.
Per mia natura non amo moltissimi colori e tutti insieme, e tendenzialmente privilegio l’azione, mentre in questo caso parlo invece di colore e di sospensione.
Questo ciclo di opere, forza la mia parte razionale e scatena un’epifania di cause ed effetti, che solo la gerarchia degli oggetti riesce a mantenere in ordine, causando uno stupore quasi infantile che rimanda al sogno.
Come sempre gli oggetti impiegati al fine di apportare le energie delle precedenti funzioni, provengono dai luoghi più diversi tra loro. Una collezione di antiche scarpe in seta cinesi, un antico tappeto asiatico, un vecchio damasco recuperato a Boston, i vetri veneziani, i cappelli indiani, tutti elementi che riciclo con lo stupore della scoperta, che mi aiutano in questa esperienza della conoscenza del mondo e di noi.
Qui e là i miei numeri a quantificare queste energie e a qualificarle nei differenti livelli simbolici.
Questa mostra, così piena di elementi percettivi e dell’essere, ha anche tutto il suo contrario; il peso del vuoto. Così è nato il titolo “All the Colors of the Void”, tutti i colori del vuoto.
Tra presenza e assenza, tra i molti ma in uno stato di solitudine, ho creato “All the Colors of the Void”, e nella sensazione di non poter afferrare la vita e tenerla prigioniera nelle mie mani, ho comunque gettato uno sguardo fin dove mi e’ stato possibile farlo.
18
settembre 2012
Maurizio Pellegrin – All the Colors of the Void
Dal 18 settembre al 23 novembre 2012
arte contemporanea
Location
STUDIO GIANGALEAZZO VISCONTI
Milano, Corso Monforte, 23, (Milano)
Milano, Corso Monforte, 23, (Milano)
Orario di apertura
da lunedì a venerdì ore 10-19
Vernissage
18 Settembre 2012, ore 18,30
Autore




