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Memento Muri
La mostra riflette sul rapporto tra tempo, architettura e trasformazione, attraverso opere che reinterpretano elementi architettonici familiari come frammenti vulnerabili e mutevoli.
Comunicato stampa
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Abbiamo scelto di chiamare questa mostra Memento Muri, variazione intenzionale di memento mori. Più che un richiamo alla morte, è un invito a confrontarsi con la fine come condizione necessaria per abitare pienamente il presente. La sostituzione di “mori” con “muri” sposta la riflessione verso una dimensione concreta e tangibile: la materia, l’architettura, le tracce che lasciamo.
Come architetti e designer, conviviamo con l’idea che ciò che viene costruito sia destinato a durare. L’architettura è forse il gesto più ambizioso in questo senso: il tentativo di fissare nel tempo ciò che, per sua natura, appartiene al mutamento. Eppure anche le strutture più imponenti, osservate da vicino, rivelano la propria provvisorietà: frammenti, briciole nel flusso del tempo.
Da qui nasce il gesto al centro del nostro lavoro: prelevare elementi architettonici familiari, interiorizzati attraverso anni di studio e pratica, e sottoporli a una trasformazione. Piegarli, accartocciarli, deformarli. Ricondurli alla loro natura di materia vulnerabile. Le forme che emergono assumono l’aspetto di reperti appartenenti a un’epoca indefinita, oggetti sospesi tra ciò che è stato e ciò che resta.
Questa mostra parla anche di noi. Piegarsi, decostruirsi, osservarsi da fuori: sono gesti che rispecchiano il processo che stiamo attraversando come gruppo, come professionisti, come persone. Siamo in una fase della vita in cui il tempo smette di essere un concetto astratto e diventa esperienza fisica, percezione concreta. Ogni istante acquista peso proprio perché è limitato. E, nella sua impossibilità di essere trattenuto, rivela il valore di essere vissuto pienamente.
Come architetti e designer, conviviamo con l’idea che ciò che viene costruito sia destinato a durare. L’architettura è forse il gesto più ambizioso in questo senso: il tentativo di fissare nel tempo ciò che, per sua natura, appartiene al mutamento. Eppure anche le strutture più imponenti, osservate da vicino, rivelano la propria provvisorietà: frammenti, briciole nel flusso del tempo.
Da qui nasce il gesto al centro del nostro lavoro: prelevare elementi architettonici familiari, interiorizzati attraverso anni di studio e pratica, e sottoporli a una trasformazione. Piegarli, accartocciarli, deformarli. Ricondurli alla loro natura di materia vulnerabile. Le forme che emergono assumono l’aspetto di reperti appartenenti a un’epoca indefinita, oggetti sospesi tra ciò che è stato e ciò che resta.
Questa mostra parla anche di noi. Piegarsi, decostruirsi, osservarsi da fuori: sono gesti che rispecchiano il processo che stiamo attraversando come gruppo, come professionisti, come persone. Siamo in una fase della vita in cui il tempo smette di essere un concetto astratto e diventa esperienza fisica, percezione concreta. Ogni istante acquista peso proprio perché è limitato. E, nella sua impossibilità di essere trattenuto, rivela il valore di essere vissuto pienamente.
12
giugno 2026
Memento Muri
Dal 12 al 19 giugno 2026
arte contemporanea
Location
Porte Rosse
Roma, Via dei Sabelli, 8, (RM)
Roma, Via dei Sabelli, 8, (RM)
Orario di apertura
Opening: venerdì 12 giugno ore 18:00
Visite: su appuntamento via info.porterosse@gmail.com
Vernissage
12 Giugno 2026, 18:00-21:00
Autore
Curatore
Autore testo critico




