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Michel Giughese – The mirror does not lie
In mostra 10 opere, un lavoro sociale ed antropologico realizzato in un progetto che ci trasporta dal passato ad un ipotetico futuro migliore, un viaggio che parte dall’africa fino alla toscana e ponendoci quesiti, ci aiuta a riflettere e a capire noi stessi
Comunicato stampa
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Michel Giughese - the mirror does not lie ( lo specchio non mente )
a cura di Giuseppe Oppido
Un lavoro che ci porta alle origini, un progetto che ci aiuta a riflettere e a capire noi stessi.
Con the mirror does not lie Michel Giughese analizza e si interroga su diverse tematiche che sono proprie dell’essere umano, un lavoro sociale ed antropologico, un po’ mistico, che ha origini fin dall’inizio dei tempi, e proprio la distribuzione delle opere in questa mostra ci propone interrogativi che partono dai tempi più remoti in un’africa assediata ed afflitta da molteplici problematiche create dall’uomo occidentale in collaborazione con i potenti uomini che comandano in africa approfittandosi della poca conoscenza ed inconsapevolezza del popolo più debole africano trasportandoci in un viaggio temporale che attraversa centinaia di anni fino alla contemporaneità, e ci induce a pensare che se non si rispettano leggi ed insegnamenti che ci arrivano dal passato potremmo arrivare ad una autodistruzione morale, fisica ed umanistica senza ritorno.
In questo percorso, suddiviso in due stanze ed attraversando un corridoio, leggendo le didascalie di ogni opera seguendo la numerazione, si analizza il nostro inconscio, ci si pone domande e ci si chiede se dandoci alcune risposte potremmo modificare gli eventi in corso proponendo soluzioni per un futuro migliore.
Questa esposizione ci dà la possibilità di soffermarci ad analizzare il nostro io più profondo, perché quello che noi dimentichiamo passa nell’oblio, ma lascia tracce d’immagini informali riflesse negli specchi dove l’azione si cristallizza.
Immagino che la mente sia depositaria d’eventi tradotti in opere, come un linguaggio umano utilizzato ancor prima dei segni e della scrittura; questo spinge l’artista a indagare gli specchi, le resine, i vetri e i materiali riciclati, dalla consistenza e dalle forme più svariate, tutto ciò, miscelato ai colori, segna un passaggio che lascia intravedere oltre l'infinito.
Ogni pezzo di specchio dona profondità alla superficie delle opere senza l’utilizzo del chiaroscuro della pittura, ma sfruttando la tecnica della rifrazione della luce propria dell’arte stessa.
La sensazione tattile ricorda quella della ruvidità della vita e della nostra psiche. Le opere, poste davanti ad una sorgente luminosa, restituiscono allo sguardo la somma di tutti gli strati cromatici della luce.
Michel Giughese (bagno a ripoli, 05/04/1984), artista plastico eclettico, da sempre si confronta ed analizza differenti discipline.
Nei racconti della sua vita ascoltati direttamente da lui, si capisce che fin da piccolo si è confrontato con l’utilizzo di svariati materiali dalle diverse consistenze e forme.
Per diversi anni si è confrontato con la musica creando la metamorfosy, organizzazione che si è occupata di eventi, una realtà forte e tutt’oggi esistente portata avanti anche grazie alla collaborazione di amici, alcuni dj e produttori, altri collaboratori e scenografi, altri ancora sostenitori indispensabili per crescere insieme. Poi, lui nel ruolo di titolare con gli amici/collaboratori, sono stati padroni di casa dell’elisir, club toscano che in pochi anni si è fatto strada tra alcune delle realtà più in voga del panorama musicale underground della regione, arrivando anche a suonare in differenti club Italiani di rilevante importanza, con i quali collaborano ancora.
Chi ha avuto la possibilità di frequentare il suo club, oltre a divertirsi, incontrare un gruppo di amici che quasi è diventata una famiglia, ha anche avuto il piacere di poter osservare alcune delle sue creazioni in diversi ambienti, dove davano lucentezza e profondità agli spazi.
Lavori realizzati direttamente sulle pareti, che poi sono stati estrapolati, e riposti su tavole di legno.
Accumulatore seriale, trovava e trova alcuni oggetti ed alcuni dei materiali che utilizza per la realizzazione delle sue opere, soprattutto specchi, anche se in realtà sono gli specchi che trovano lui, come se lo richiamassero con un grido ancestrale che solo lui sente nella sua mente.
Michel non realizza opere che nascono solamente in uno studio, lui lavora sull’introspezione, sul disagio, sull’agio e sulle emozioni positive e negative che regnano dentro le nostre anime, sulla riflessione di se stessi e sulla metamorfosi personale e del luogo.
I suoi lavori sono una ricerca dell’identità, indagini che attraverso l’illusione della profondità e dell’infinito cambio di sfumature che richiamano i colori dell’arcobaleno, ricercano e riflettono il nostro Io più profondo. Le nostre immagini trasmettono energia ed emozioni che vengono canalizzate ed imbrigliate nel momento in cui ci riflettiamo, per poi essere liberate e rilasciate all’universo quando l’artista rompe gli specchi.
Il gesto della rottura quindi non è un semplice gesto, non è solo quel gesto che gli servirà poi per realizzare l’opera, al contrario, è proprio da quel gesto che nasce l’opera.
Il gesto quindi, è un tramite, un mezzo di trasporto, come il filo della corrente elettrica che trasporta l’elettricità.
Quel gesto, a tratti esoterico, è la forza che fa da collegamento tra la sua psiche e lo specchio, riuscendo così a trasmettere tutte le emozioni raccolte in quell’oggetto, che fino a quel momento serviva solo a riflettere e probabilmente non avrebbe più avuto una vita.
Ed è così che da quella rottura poi, quei pezzi inanimati, rigorosamente rotti o tagliati a mano, ritrovano la loro dimensione nelle opere e nelle sculture, dove sembrano casualmente inseriti, ma che in realtà di casuale non hanno nulla, e rinascono riottenendo la loro nuova vita.
Ogni pezzo trova la sua posizione propria del linguaggio dell'artista, della sua personalità, del collegamento diretto tra le sue emozioni e l'opera stessa, ricordandoci che lo specchio oltre a riflettere e farti riflettere è anche il fermo immagine del presente, e facendoci guardare negli occhi, ci aiuta a ripensare al passato ed immaginare il nostro futuro.
Giuseppe Oppido
a cura di Giuseppe Oppido
Un lavoro che ci porta alle origini, un progetto che ci aiuta a riflettere e a capire noi stessi.
Con the mirror does not lie Michel Giughese analizza e si interroga su diverse tematiche che sono proprie dell’essere umano, un lavoro sociale ed antropologico, un po’ mistico, che ha origini fin dall’inizio dei tempi, e proprio la distribuzione delle opere in questa mostra ci propone interrogativi che partono dai tempi più remoti in un’africa assediata ed afflitta da molteplici problematiche create dall’uomo occidentale in collaborazione con i potenti uomini che comandano in africa approfittandosi della poca conoscenza ed inconsapevolezza del popolo più debole africano trasportandoci in un viaggio temporale che attraversa centinaia di anni fino alla contemporaneità, e ci induce a pensare che se non si rispettano leggi ed insegnamenti che ci arrivano dal passato potremmo arrivare ad una autodistruzione morale, fisica ed umanistica senza ritorno.
In questo percorso, suddiviso in due stanze ed attraversando un corridoio, leggendo le didascalie di ogni opera seguendo la numerazione, si analizza il nostro inconscio, ci si pone domande e ci si chiede se dandoci alcune risposte potremmo modificare gli eventi in corso proponendo soluzioni per un futuro migliore.
Questa esposizione ci dà la possibilità di soffermarci ad analizzare il nostro io più profondo, perché quello che noi dimentichiamo passa nell’oblio, ma lascia tracce d’immagini informali riflesse negli specchi dove l’azione si cristallizza.
Immagino che la mente sia depositaria d’eventi tradotti in opere, come un linguaggio umano utilizzato ancor prima dei segni e della scrittura; questo spinge l’artista a indagare gli specchi, le resine, i vetri e i materiali riciclati, dalla consistenza e dalle forme più svariate, tutto ciò, miscelato ai colori, segna un passaggio che lascia intravedere oltre l'infinito.
Ogni pezzo di specchio dona profondità alla superficie delle opere senza l’utilizzo del chiaroscuro della pittura, ma sfruttando la tecnica della rifrazione della luce propria dell’arte stessa.
La sensazione tattile ricorda quella della ruvidità della vita e della nostra psiche. Le opere, poste davanti ad una sorgente luminosa, restituiscono allo sguardo la somma di tutti gli strati cromatici della luce.
Michel Giughese (bagno a ripoli, 05/04/1984), artista plastico eclettico, da sempre si confronta ed analizza differenti discipline.
Nei racconti della sua vita ascoltati direttamente da lui, si capisce che fin da piccolo si è confrontato con l’utilizzo di svariati materiali dalle diverse consistenze e forme.
Per diversi anni si è confrontato con la musica creando la metamorfosy, organizzazione che si è occupata di eventi, una realtà forte e tutt’oggi esistente portata avanti anche grazie alla collaborazione di amici, alcuni dj e produttori, altri collaboratori e scenografi, altri ancora sostenitori indispensabili per crescere insieme. Poi, lui nel ruolo di titolare con gli amici/collaboratori, sono stati padroni di casa dell’elisir, club toscano che in pochi anni si è fatto strada tra alcune delle realtà più in voga del panorama musicale underground della regione, arrivando anche a suonare in differenti club Italiani di rilevante importanza, con i quali collaborano ancora.
Chi ha avuto la possibilità di frequentare il suo club, oltre a divertirsi, incontrare un gruppo di amici che quasi è diventata una famiglia, ha anche avuto il piacere di poter osservare alcune delle sue creazioni in diversi ambienti, dove davano lucentezza e profondità agli spazi.
Lavori realizzati direttamente sulle pareti, che poi sono stati estrapolati, e riposti su tavole di legno.
Accumulatore seriale, trovava e trova alcuni oggetti ed alcuni dei materiali che utilizza per la realizzazione delle sue opere, soprattutto specchi, anche se in realtà sono gli specchi che trovano lui, come se lo richiamassero con un grido ancestrale che solo lui sente nella sua mente.
Michel non realizza opere che nascono solamente in uno studio, lui lavora sull’introspezione, sul disagio, sull’agio e sulle emozioni positive e negative che regnano dentro le nostre anime, sulla riflessione di se stessi e sulla metamorfosi personale e del luogo.
I suoi lavori sono una ricerca dell’identità, indagini che attraverso l’illusione della profondità e dell’infinito cambio di sfumature che richiamano i colori dell’arcobaleno, ricercano e riflettono il nostro Io più profondo. Le nostre immagini trasmettono energia ed emozioni che vengono canalizzate ed imbrigliate nel momento in cui ci riflettiamo, per poi essere liberate e rilasciate all’universo quando l’artista rompe gli specchi.
Il gesto della rottura quindi non è un semplice gesto, non è solo quel gesto che gli servirà poi per realizzare l’opera, al contrario, è proprio da quel gesto che nasce l’opera.
Il gesto quindi, è un tramite, un mezzo di trasporto, come il filo della corrente elettrica che trasporta l’elettricità.
Quel gesto, a tratti esoterico, è la forza che fa da collegamento tra la sua psiche e lo specchio, riuscendo così a trasmettere tutte le emozioni raccolte in quell’oggetto, che fino a quel momento serviva solo a riflettere e probabilmente non avrebbe più avuto una vita.
Ed è così che da quella rottura poi, quei pezzi inanimati, rigorosamente rotti o tagliati a mano, ritrovano la loro dimensione nelle opere e nelle sculture, dove sembrano casualmente inseriti, ma che in realtà di casuale non hanno nulla, e rinascono riottenendo la loro nuova vita.
Ogni pezzo trova la sua posizione propria del linguaggio dell'artista, della sua personalità, del collegamento diretto tra le sue emozioni e l'opera stessa, ricordandoci che lo specchio oltre a riflettere e farti riflettere è anche il fermo immagine del presente, e facendoci guardare negli occhi, ci aiuta a ripensare al passato ed immaginare il nostro futuro.
Giuseppe Oppido
01
dicembre 2018
Michel Giughese – The mirror does not lie
Dal primo dicembre 2018 al 13 gennaio 2019
giovane arte
Location
LASTCHANCE CONTEMPORARY ART
Prato, piazza Santa Maria in Castello, 7, (Prato)
Prato, piazza Santa Maria in Castello, 7, (Prato)
Orario di apertura
da martedì a domenica ore 10-13 e 16-20
Vernissage
1 Dicembre 2018, ore 18:30
Autore
Curatore




