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Mino Maccari – Un selvaggio indiscreto
In mostra saranno presentati 30 dipinti a olio, circa 28 tra tecniche miste e disegni a matita e a inchiostro
Comunicato stampa
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La Galleria Guastalla Centro Arte presenta una esposizione personale di Mino Maccari. In mostra saranno presentati 30 dipinti a olio, circa 28 tra tecniche miste e disegni a matita e a inchiostro. La chiave di lettura con cui si intende presentare questa mostra è non solo quella del complesso personaggio animatore culturale del ‘900, disegnatore satirico caricaturale, fine intellettuale, osservatore dei principali eventi del suo tempo, quale Maccari fu, ma sopratutto quella di porre l’accento sull’aspetto pittorico attraverso alcune opere a olio di grande qualità artistica, come ad esempio “Balletto” del 1957, oppure “Le amiche” degli anni’60 o “Sera di gala” del 1973 ecc...
Infatti anche nelle numerose tecniche miste e disegni a inchiostro presentati, alcuni dei quali già pubblicati su Il Mondo o su L’Espresso e dai quali emerge il suo stile pungente, veloce, preciso ricco di soluzioni imprevedibili, ironiche e caricaturali, Maccari ci sorprende per la capacità che queste opere hanno di vivere di vita propria anche a distanza di tanti anni, quando molti dei fatti illustrati non sono più neanche ricordati: sono vere opere d’arte a sè stanti che prescindono dal contenuto e brillano di una luce autonoma.
Maccari dimostra di essere un grande pittore anche quando sembra privilegiare la polemica politica o la satira morale, infatti la sua pittura resta personalissima, e anche se sembra immediata e di getto è prima pensata e colpisce subito, ma richiede poi attento approfondimento per capirla in tutti i suoi più profondi aspetti e significati.
La sua frusta colpisce e mette in ridicolo i potenti, ma soprattutto i prepotenti.
Con questa mostra si intende anche evidenziare un legame con Livorno città dove aveva abitato e studiato, ( il padre era professore di latino e greco presso il liceo classico) fatto pratica forense appena laureato in giurisprudenza, partecipato nel 1913 al concorso alla 1°classe della Regia Accademia Navale ma più che altro esordito come pittore esponendo a Bottega d’arte con il Gruppo Labronico nel 1922 in quella che fu la sua prima esposizione pubblica.
E’ proprio in difesa di Livorno che nella primavera del 1939 si era dimesso dalla presidenza della Sezione Quinta del Consiglio Nazionale dell’Educazione, delle Scienze e delle Arti, affidatagli l’anno prima dal Ministro Bottai, proprio per contrasti con Ciano e Piacentini riguardo al piano regolatore di Livorno e la sua distruzione architettonica.
Scriveva nel suo Taccuino inedito:
“Via Grande è larga come Corso Umberto a Roma. Come Via Calzaioli a Firenze. Bella più di Via Veneto a Roma. Per le stesse ragioni che inducono i fessi a pensare che si possa demolire si potrebbero demolire interi quartieri di Venezia, Siena, Firenze, Roma, Genova, Palermo, Bologna, Napoli, ecc..
Quando un ragazzo è sporco si lava, non si uccide. Via Grande con Piazza Grande, Piazzetta delle Colonnette e le vie che se ne dipartono o che corrono parallelamente sono intangibili perché contengono tutto il carattere di Livorno. È un’architettura sobria, abbastanza grandiosa, popolaresca con molta dignità e fierezza, con particolari di gusto che sarebbe un delitto distruggere. E’ un paesaggio creato con spontaneità, senso di misura, praticità”.
Anche con questo episodio Maccari dimostra con il suo comportamento la sua proverbiale indipendenza di giudizio a costo di andare anche contro il proprio interesse personale.
Entrare nel mondo di Maccari significa anche incontrare tutti quelli artisti che hanno fatto grande la pittura italiana del ‘900 molti dei quali sono stati scoperti proprio sulle pagine della famosa rivista “Il Selvaggio” da lui creata e diretta: de Pisis, Carrà, Guttuso, De Chirico, Manzù, Morandi, Tamburi, Soffici, Bartolini, Rosai, Viviani, solo per ricordarne alcuni che nel Selvaggio avevano trovato una libertà di espressione in momenti di oscurantismo ideologico: il lungo carteggio con Giorgio Morandi dimostra l’alta considerazione reciproca dei due artisti e la gratitudine del maestro bolognese verso Maccari; non si può dimenticare – come scrive Ragghianti – che per anni la conoscenza nostra di Morandi è stata affidata al Selvaggio.
Attraverso i dipinti che saranno esposti, tutti di grande qualità, le tecniche miste e il notevole corpus di disegni pubblicati a suo tempo sulla famosa rivista il Mondo negli anni ’40 e ’50 ci auguriamo di riuscire a presentare l’universo Maccari in tutti i suoi molteplici aspetti.
Infatti anche nelle numerose tecniche miste e disegni a inchiostro presentati, alcuni dei quali già pubblicati su Il Mondo o su L’Espresso e dai quali emerge il suo stile pungente, veloce, preciso ricco di soluzioni imprevedibili, ironiche e caricaturali, Maccari ci sorprende per la capacità che queste opere hanno di vivere di vita propria anche a distanza di tanti anni, quando molti dei fatti illustrati non sono più neanche ricordati: sono vere opere d’arte a sè stanti che prescindono dal contenuto e brillano di una luce autonoma.
Maccari dimostra di essere un grande pittore anche quando sembra privilegiare la polemica politica o la satira morale, infatti la sua pittura resta personalissima, e anche se sembra immediata e di getto è prima pensata e colpisce subito, ma richiede poi attento approfondimento per capirla in tutti i suoi più profondi aspetti e significati.
La sua frusta colpisce e mette in ridicolo i potenti, ma soprattutto i prepotenti.
Con questa mostra si intende anche evidenziare un legame con Livorno città dove aveva abitato e studiato, ( il padre era professore di latino e greco presso il liceo classico) fatto pratica forense appena laureato in giurisprudenza, partecipato nel 1913 al concorso alla 1°classe della Regia Accademia Navale ma più che altro esordito come pittore esponendo a Bottega d’arte con il Gruppo Labronico nel 1922 in quella che fu la sua prima esposizione pubblica.
E’ proprio in difesa di Livorno che nella primavera del 1939 si era dimesso dalla presidenza della Sezione Quinta del Consiglio Nazionale dell’Educazione, delle Scienze e delle Arti, affidatagli l’anno prima dal Ministro Bottai, proprio per contrasti con Ciano e Piacentini riguardo al piano regolatore di Livorno e la sua distruzione architettonica.
Scriveva nel suo Taccuino inedito:
“Via Grande è larga come Corso Umberto a Roma. Come Via Calzaioli a Firenze. Bella più di Via Veneto a Roma. Per le stesse ragioni che inducono i fessi a pensare che si possa demolire si potrebbero demolire interi quartieri di Venezia, Siena, Firenze, Roma, Genova, Palermo, Bologna, Napoli, ecc..
Quando un ragazzo è sporco si lava, non si uccide. Via Grande con Piazza Grande, Piazzetta delle Colonnette e le vie che se ne dipartono o che corrono parallelamente sono intangibili perché contengono tutto il carattere di Livorno. È un’architettura sobria, abbastanza grandiosa, popolaresca con molta dignità e fierezza, con particolari di gusto che sarebbe un delitto distruggere. E’ un paesaggio creato con spontaneità, senso di misura, praticità”.
Anche con questo episodio Maccari dimostra con il suo comportamento la sua proverbiale indipendenza di giudizio a costo di andare anche contro il proprio interesse personale.
Entrare nel mondo di Maccari significa anche incontrare tutti quelli artisti che hanno fatto grande la pittura italiana del ‘900 molti dei quali sono stati scoperti proprio sulle pagine della famosa rivista “Il Selvaggio” da lui creata e diretta: de Pisis, Carrà, Guttuso, De Chirico, Manzù, Morandi, Tamburi, Soffici, Bartolini, Rosai, Viviani, solo per ricordarne alcuni che nel Selvaggio avevano trovato una libertà di espressione in momenti di oscurantismo ideologico: il lungo carteggio con Giorgio Morandi dimostra l’alta considerazione reciproca dei due artisti e la gratitudine del maestro bolognese verso Maccari; non si può dimenticare – come scrive Ragghianti – che per anni la conoscenza nostra di Morandi è stata affidata al Selvaggio.
Attraverso i dipinti che saranno esposti, tutti di grande qualità, le tecniche miste e il notevole corpus di disegni pubblicati a suo tempo sulla famosa rivista il Mondo negli anni ’40 e ’50 ci auguriamo di riuscire a presentare l’universo Maccari in tutti i suoi molteplici aspetti.
10
dicembre 2005
Mino Maccari – Un selvaggio indiscreto
Dal 10 dicembre 2005 al 15 febbraio 2006
arte contemporanea
Location
GUASTALLA CENTROARTE
Livorno, Via Roma, 47, (Livorno)
Livorno, Via Roma, 47, (Livorno)
Orario di apertura
tutti i giorni 10,00 – 13,00 / 16,30 – 20,00 escluso il sabato pomeriggio e la domenica. Aperti sabato 17 Dicembre
Vernissage
10 Dicembre 2005, ore 18,00
Autore



