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Mirko Baricchi – Kìpos
Kìpos, termine che rimanda al giardino come spazio coltivato e interiore, un luogo in cui natura e pensiero si intrecciano. Le opere diventano territori da attraversare, ambienti in cui il paesaggio prende forma attraverso accumuli, trasformazioni e stratificazioni.
Comunicato stampa
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Giovedì 7 maggio, negli spazi de Il Vicolo a Milano, inaugura Kìpos, nuova mostra personale di Mirko Baricchi.
In esposizione una ventina di opere su tela, realizzate appositamente per la galleria, che restituiscono gli sviluppi più recenti della ricerca dell’artista.
Mirko Baricchi sviluppa una pratica pittorica che mette costantemente in discussione i propri strumenti. La sua è una pittura che accade nel tempo, costruita attraverso un continuo alternarsi di gesto e cancellazione, stratificazione e sottrazione. La superficie diventa così un campo attivo, in cui l’immagine non è mai data, ma emerge progressivamente, come un’apparizione.
Ciò che prende forma non è una rappresentazione definita, ma una condizione visiva aperta: un paesaggio mentale, instabile, che si compie nello sguardo. Le tele funzionano come soglie attraversabili, spazi in cui lo sguardo si muove tra velature, trasparenze e frammenti di segno.
I lavori nascono da una relazione costante con la natura, ma non in senso descrittivo. Il paesaggio è un punto di partenza, un pretesto: qualcosa da attraversare e superare. La pittura si emancipa così dalla rappresentazione per diventare esperienza, processo, accadimento.
Il gesto pittorico è centrale: non solo deposito di materia, ma anche sua negazione. Il colore viene aggiunto, rimosso, graffiato, dissolto. In questa dinamica si attiva una ricerca quasi alchemica, una tensione verso un’origine della forma che non è mai definitiva, ma continuamente rimessa in gioco.
Ne deriva una pittura che si allontana dalla figurazione, costruita attraverso equilibri cromatici e variazioni di densità. Le pennellate, ora più corpose, ora appena accennate, tendono a smaterializzarsi, lasciando emergere immagini sospese, in bilico tra presenza e dissoluzione.
Nelle opere più recenti si avverte una maggiore apertura luminosa: campiture più ariose si alternano a zone dense e materiche, generando una tensione continua tra verticale e orizzontale, tra superficie e profondità. Il paesaggio non è mai veduta, ma un fenomeno che accade sulla tela.
Baricchi lavora per prossimità, restringendo il campo visivo ed eliminando i punti di fuga. Lo spazio si concentra, diventa quasi tattile: ogni segno entra in relazione con gli altri in un equilibrio fragile e sempre in trasformazione.
Kìpos — termine che rimanda al giardino come spazio coltivato e mentale — suggerisce questa stessa dimensione: un luogo in cui natura e pensiero si intrecciano, dove la crescita non è lineare ma fatta di deviazioni, accumuli e trasformazioni. Le opere diventano territori da attraversare, ambienti in cui il paesaggio non è rappresentato, ma generato.
Per Baricchi, dipingere non significa raccontare, ma attivare. La pittura è insieme soggetto e processo: un campo vivo in cui immagini e sensazioni emergono, si dissolvono e si rigenerano continuamente.
Biografia
Mirko Baricchi (La Spezia, 1970).
Dopo il liceo si trasferisce a Firenze, dove frequenta l’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli. Dopo il diploma e un breve periodo di lavoro come grafico pubblicitario, parte per il Messico, un viaggio che segna la sua vita d’artista. Qui lavora come illustratore per una nota agenzia di comunicazione americana, ma non abbandona la sua passione per la pittura. In una delle sue numerose visite ai Musei messicani viene folgorato dall’artista Rufino Tamayo. Lascia il lavoro in agenzia come illustratore e poco dopo partecipa ad una collettiva al Museo Siqueros, ricevendo riscontri positivi da parte della critica.
Nel 1998 rientra in Italia per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Da allora sono molteplici le sue esposizioni personali e collettive in spazi museali e privati, in Italia e all'estero. Tra le sue più recenti personali: Great small works, Stephane Simoens Contemporary Fine Art, Knokke, Belgio, 2022; Imago, Finch Project, Londra, 2023; Il Giardino, ESCAT Gallery, Barcellona, 2025; Odéon, Galerie Tourrette, Parigi, 2025.
La ricerca artistica di Baricchi si incentra sull’evoluzione stilistica come stratificazione di “attitudini” e di un insieme di più elementi che concorrono ad evocare componenti sia del passato che del presente riuscendo a coesistere nelle sue opere dallo stile astratto e onirico. Da sempre affascinato dal tema della natura, nelle sue opere emergono impalpabili memorie di paesaggi più mentali che visivi.
In esposizione una ventina di opere su tela, realizzate appositamente per la galleria, che restituiscono gli sviluppi più recenti della ricerca dell’artista.
Mirko Baricchi sviluppa una pratica pittorica che mette costantemente in discussione i propri strumenti. La sua è una pittura che accade nel tempo, costruita attraverso un continuo alternarsi di gesto e cancellazione, stratificazione e sottrazione. La superficie diventa così un campo attivo, in cui l’immagine non è mai data, ma emerge progressivamente, come un’apparizione.
Ciò che prende forma non è una rappresentazione definita, ma una condizione visiva aperta: un paesaggio mentale, instabile, che si compie nello sguardo. Le tele funzionano come soglie attraversabili, spazi in cui lo sguardo si muove tra velature, trasparenze e frammenti di segno.
I lavori nascono da una relazione costante con la natura, ma non in senso descrittivo. Il paesaggio è un punto di partenza, un pretesto: qualcosa da attraversare e superare. La pittura si emancipa così dalla rappresentazione per diventare esperienza, processo, accadimento.
Il gesto pittorico è centrale: non solo deposito di materia, ma anche sua negazione. Il colore viene aggiunto, rimosso, graffiato, dissolto. In questa dinamica si attiva una ricerca quasi alchemica, una tensione verso un’origine della forma che non è mai definitiva, ma continuamente rimessa in gioco.
Ne deriva una pittura che si allontana dalla figurazione, costruita attraverso equilibri cromatici e variazioni di densità. Le pennellate, ora più corpose, ora appena accennate, tendono a smaterializzarsi, lasciando emergere immagini sospese, in bilico tra presenza e dissoluzione.
Nelle opere più recenti si avverte una maggiore apertura luminosa: campiture più ariose si alternano a zone dense e materiche, generando una tensione continua tra verticale e orizzontale, tra superficie e profondità. Il paesaggio non è mai veduta, ma un fenomeno che accade sulla tela.
Baricchi lavora per prossimità, restringendo il campo visivo ed eliminando i punti di fuga. Lo spazio si concentra, diventa quasi tattile: ogni segno entra in relazione con gli altri in un equilibrio fragile e sempre in trasformazione.
Kìpos — termine che rimanda al giardino come spazio coltivato e mentale — suggerisce questa stessa dimensione: un luogo in cui natura e pensiero si intrecciano, dove la crescita non è lineare ma fatta di deviazioni, accumuli e trasformazioni. Le opere diventano territori da attraversare, ambienti in cui il paesaggio non è rappresentato, ma generato.
Per Baricchi, dipingere non significa raccontare, ma attivare. La pittura è insieme soggetto e processo: un campo vivo in cui immagini e sensazioni emergono, si dissolvono e si rigenerano continuamente.
Biografia
Mirko Baricchi (La Spezia, 1970).
Dopo il liceo si trasferisce a Firenze, dove frequenta l’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli. Dopo il diploma e un breve periodo di lavoro come grafico pubblicitario, parte per il Messico, un viaggio che segna la sua vita d’artista. Qui lavora come illustratore per una nota agenzia di comunicazione americana, ma non abbandona la sua passione per la pittura. In una delle sue numerose visite ai Musei messicani viene folgorato dall’artista Rufino Tamayo. Lascia il lavoro in agenzia come illustratore e poco dopo partecipa ad una collettiva al Museo Siqueros, ricevendo riscontri positivi da parte della critica.
Nel 1998 rientra in Italia per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Da allora sono molteplici le sue esposizioni personali e collettive in spazi museali e privati, in Italia e all'estero. Tra le sue più recenti personali: Great small works, Stephane Simoens Contemporary Fine Art, Knokke, Belgio, 2022; Imago, Finch Project, Londra, 2023; Il Giardino, ESCAT Gallery, Barcellona, 2025; Odéon, Galerie Tourrette, Parigi, 2025.
La ricerca artistica di Baricchi si incentra sull’evoluzione stilistica come stratificazione di “attitudini” e di un insieme di più elementi che concorrono ad evocare componenti sia del passato che del presente riuscendo a coesistere nelle sue opere dallo stile astratto e onirico. Da sempre affascinato dal tema della natura, nelle sue opere emergono impalpabili memorie di paesaggi più mentali che visivi.
07
maggio 2026
Mirko Baricchi – Kìpos
Dal 07 maggio al 27 giugno 2026
arte contemporanea
Location
Galleria d’arte Il Vicolo
Milano, Via Pietro Maroncelli, 2, (MI)
Milano, Via Pietro Maroncelli, 2, (MI)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 10.30 - 19.00
Vernissage
7 Maggio 2026, ore 18.30
Sito web
Autore
Curatore




