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Mukhalinga
Le circa 70 sculture in mostra, che variano da poco meno di dieci a più di settanta centimetri d’altezza, sono come una teoria polimorfa di raffigurazioni del dio Shiva: con il terzo occhio in mezzo alla fronte, rappresentato con un alto turbante sul capo o avvolto dalle spirali del cobra a cinque teste, con un fiore di loto o con baffi a forma di serpente, adornato con orecchini circolari o collane che contengono amuleti, e ancora rappresentato con tre, quattro o cinque teste orientate verso i punti cardinali
Comunicato stampa
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Ethnoarte presenta dal 20 ottobre al 20 novembre 2011 la collezione di “mukhalinga ” di Gianfranco Rossi fondatore della galleria: “…avviai la mia collezione quel giorno stesso, …non sapevo in quel momento che sarei diventato un collezionista di mukhalinga, nessun vero collezionista lo sa all’inizio, eppure…”.
In più di trent’anni i mukhalinga sono diventati una collezione unica in Italia per numero e
qualità dei pezzi, una collezione che dà vita al primo catalogo dedicato a questa corrente
d’arte rituale che è tra le più ricche e significative della cultura indiana e che solo da qualche decennio il mondo occidentale ha iniziato ad apprezzare in tutta la sua importanza estetica ed etnografica.
Una collezione che, con tutte le sue unicità, diventa mostra per essere goduta e apprezzata dal
pubblico, sempre più vasto, che s’interessa d’arte orientale e indiana in particolare, che è in sintonia con questa cultura millenaria che parla di dottrine, pratiche ascetiche e meditative, di religione.
I mukhalinga sono delle sculture cave in ottone o bronzo che fungono da copertura al lingam,
emblema e simbolo aniconico del dio induista Shiva, che rappresenta il segno del sesso
maschile: il fallo. Originariamente il lingam, costruito in pietra, legno o metallo, aveva forma di pilastro dalla sommità arrotondata; dal periodo Kushan (I – III secolo d.C.) si diffuse l’uso di sovrapporre al segno – lingam – una maschera – mukha – con la raffigurazione delle
sembianze del Dio: così nascono i mukhalinga.
La figura di Shiva, dio induista della distruzione ma che integra le tre funzioni della creazione, della difesa e della distruzione, è dunque la protagonista di queste preziose opere d’arte.
Dalla zona meridionale del Maharashtra e da quella settentrionale del Karnataka (India
meridionale), proviene una delle tipologie più straordinarie e apprezzate di mukhalinga,
testimoniata dagli esemplari ritrovati e databili al XVIII secolo.
Le circa 70 sculture in mostra, che variano da
poco meno di dieci a più di settanta centimetri
d’altezza, sono come una teoria polimorfa di
raffigurazioni del dio Shiva: con il terzo
occhio in mezzo alla fronte, rappresentato con
un alto turbante sul capo o avvolto dalle spirali
del cobra a cinque teste, con un fiore di loto o
con baffi a forma di serpente, adornato con
orecchini circolari o collane che contengono
amuleti, e ancora rappresentato con tre,
quattro o cinque teste orientate verso i punti
cardinali.
L’espressione del volto di Shiva è serena e
sorridente quando rappresenta la creazione e
la difesa, ma assume sembianze feroci e
bellicose, con occhi sbarrati e naso aquilino
quando incarna la distruzione. E’ per questa
molteplice realtà trascendente che Gianfranco
Rossi nel testo Contenere l’impossibile scrive:
“…il mukhalinga simboleggia la vastità
dell’interazione spirituale e concede sollievo,
silenzio e profonda tranquillità...”.
L’arte indiana, come scrivono nel testo del catalogo Sabhashini Aryan e Baij Nath Aryan
(Presidente e direttore della K.C. Aryan’s Home of Folk Art,Gurgaon), è essenzialmente religiosa
e la religione è l’aspetto centrale nella vita quotidiana di ogni induista ed è per questo che ogni opera e ogni manufatto artistico è anche devozionale e per comprenderlo a fondo va guardato
e indagato sia dal punto di vista stilistico che da quello concettuale e simbolico. Anche i
mukhalinga, apparentemente dalla funzione e dall’aspetto bizzarri, nascondono e contengono
una grande forza e rappresentano «una sorta di schiudersi della comprensione, una conoscenza
della mente umana nella sua ricerca sia di ciò che muove il tutto, sia di ciò che copre il reale».
Una mostra, quella di Ethnoarte, che seduce l’occhio e accontenta il conoscitore, come è nella
tradizione della Galleria. Da sempre attenta non solo all’aspetto stilistico delle opere che
propone in modo permanente o nelle varie mostre tematiche, Ethnoarte offre uno spazio
privilegiato a oggetti d’arte talvolta singolari –come i mukhalinga – ma sempre affascinanti
delle molteplici culture extraeuropee di cui si occupa.
In più di trent’anni i mukhalinga sono diventati una collezione unica in Italia per numero e
qualità dei pezzi, una collezione che dà vita al primo catalogo dedicato a questa corrente
d’arte rituale che è tra le più ricche e significative della cultura indiana e che solo da qualche decennio il mondo occidentale ha iniziato ad apprezzare in tutta la sua importanza estetica ed etnografica.
Una collezione che, con tutte le sue unicità, diventa mostra per essere goduta e apprezzata dal
pubblico, sempre più vasto, che s’interessa d’arte orientale e indiana in particolare, che è in sintonia con questa cultura millenaria che parla di dottrine, pratiche ascetiche e meditative, di religione.
I mukhalinga sono delle sculture cave in ottone o bronzo che fungono da copertura al lingam,
emblema e simbolo aniconico del dio induista Shiva, che rappresenta il segno del sesso
maschile: il fallo. Originariamente il lingam, costruito in pietra, legno o metallo, aveva forma di pilastro dalla sommità arrotondata; dal periodo Kushan (I – III secolo d.C.) si diffuse l’uso di sovrapporre al segno – lingam – una maschera – mukha – con la raffigurazione delle
sembianze del Dio: così nascono i mukhalinga.
La figura di Shiva, dio induista della distruzione ma che integra le tre funzioni della creazione, della difesa e della distruzione, è dunque la protagonista di queste preziose opere d’arte.
Dalla zona meridionale del Maharashtra e da quella settentrionale del Karnataka (India
meridionale), proviene una delle tipologie più straordinarie e apprezzate di mukhalinga,
testimoniata dagli esemplari ritrovati e databili al XVIII secolo.
Le circa 70 sculture in mostra, che variano da
poco meno di dieci a più di settanta centimetri
d’altezza, sono come una teoria polimorfa di
raffigurazioni del dio Shiva: con il terzo
occhio in mezzo alla fronte, rappresentato con
un alto turbante sul capo o avvolto dalle spirali
del cobra a cinque teste, con un fiore di loto o
con baffi a forma di serpente, adornato con
orecchini circolari o collane che contengono
amuleti, e ancora rappresentato con tre,
quattro o cinque teste orientate verso i punti
cardinali.
L’espressione del volto di Shiva è serena e
sorridente quando rappresenta la creazione e
la difesa, ma assume sembianze feroci e
bellicose, con occhi sbarrati e naso aquilino
quando incarna la distruzione. E’ per questa
molteplice realtà trascendente che Gianfranco
Rossi nel testo Contenere l’impossibile scrive:
“…il mukhalinga simboleggia la vastità
dell’interazione spirituale e concede sollievo,
silenzio e profonda tranquillità...”.
L’arte indiana, come scrivono nel testo del catalogo Sabhashini Aryan e Baij Nath Aryan
(Presidente e direttore della K.C. Aryan’s Home of Folk Art,Gurgaon), è essenzialmente religiosa
e la religione è l’aspetto centrale nella vita quotidiana di ogni induista ed è per questo che ogni opera e ogni manufatto artistico è anche devozionale e per comprenderlo a fondo va guardato
e indagato sia dal punto di vista stilistico che da quello concettuale e simbolico. Anche i
mukhalinga, apparentemente dalla funzione e dall’aspetto bizzarri, nascondono e contengono
una grande forza e rappresentano «una sorta di schiudersi della comprensione, una conoscenza
della mente umana nella sua ricerca sia di ciò che muove il tutto, sia di ciò che copre il reale».
Una mostra, quella di Ethnoarte, che seduce l’occhio e accontenta il conoscitore, come è nella
tradizione della Galleria. Da sempre attenta non solo all’aspetto stilistico delle opere che
propone in modo permanente o nelle varie mostre tematiche, Ethnoarte offre uno spazio
privilegiato a oggetti d’arte talvolta singolari –come i mukhalinga – ma sempre affascinanti
delle molteplici culture extraeuropee di cui si occupa.
20
ottobre 2011
Mukhalinga
Dal 20 ottobre al 20 novembre 2011
arte etnica
Location
ETHNOARTE
Milano, Via San Giovanni Sul Muro, 17, (Milano)
Milano, Via San Giovanni Sul Muro, 17, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a sabato 10-13 e 15-19, lunedì 15-19




