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Passus. Attraverso confini sottili
Una teoria di opere materiche realizzate con materiali metallici di riuso si raggiungono passando attraverso un’installazione di cellophane e teli termici.
Comunicato stampa
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La materia, nelle opere di Simone Berno, non è mai semplice superficie: è deposito del tempo, membrana, pelle che trattiene vissuto, trasformazione, esperienza. Ogni materiale usato dall’artista custodisce qualcosa — un’ossidazione, una ferita, un’assenza — e diventa testimonianza silenziosa di ciò che attraversa il tempo senza scomparire del tutto. È questo nucleo tematico ad essere all’origine di Passus. Attraverso confini sottili, la personale che sarà inaugurata venerdì 5 giugno alle 18.00 negli spazi della Galleria Civica Cavour di Padova, a cura di Nicola Galvan. Un progetto espositivo che raccoglie quattordici opere astratto-materiche realizzate dall’artista padovano attraverso assemblaggi di materiali recuperati e, in questa occasione, contestualizzate in un percorso scandito da soglie e passaggi in cui il gesto del guardare coincide con quello dello scostare, del penetrare, del cercare. E ritrovare. Più che una mostra convenzionale, Passus si configura dunque come un’esperienza in cui il visitatore non osserva semplicemente le opere: le raggiunge attraversando i “confini sottili” rappresentati dalla sospensione di fogli di cellophane e teli termici, che assumono il valore di altrettante membrane trasparenti e riflettenti che alterano la percezione dello spazio e del corpo. Spiega Simone Berno: “L’installazione sarà realizzata attraverso la sospensione di circa 700 metri quadrati di film in cellophane trasparente, tagliato in teli verticali di circa 5 metri di altezza. I teli presenteranno leggere variazioni di densità, opacità, tensione e piegatura così da creare imperfezioni, disturbi visivi e differenti reazioni alla luce. Lungo il perimetro della galleria, prima delle pareti espositive, verranno installati teli termici riflettenti che amplificheranno la diffusione luminosa e le rifrazioni generate dal cellophane, contribuendo a creare un ambiente visivamente liquido e instabile.”
La scelta di questi materiali non è casuale. Il cellophane nasce per conservare, proteggere, trattenere. È il materiale che avvolge qualcosa affinché non vada perduto. I teli termici, allo stesso modo, custodiscono il calore, difendono la fragilità. Afferma ancora l’artista: “Ci sono momenti in cui la vita costringe l’essere umano a spogliarsi di tutto ciò che credeva di essere. Dell’orgoglio, delle difese, dell’illusione di bastare a sé stesso. Rimane una presenza fragile, attraversata dalla necessità, esposta allo sguardo degli altri. Questi veli di cellophane diventano corpi sospesi, anime private della loro carne e rese visibili dalla vulnerabilità. Superfici leggere che permettono il passaggio dello sguardo, lasciando intravedere presenze che esistono in uno stato di continua esposizione. Passus è attraversamento. È il momento in cui chi guarda è costretto a oltrepassare queste trasparenze e a confrontarsi con ciò che esse custodiscono. Ma è anche il contrario, chi si trova dall’altra parte accetta di essere attraversato dagli occhi degli altri, di esistere nella propria fragilità senza più protezioni”.
“La memoria si materializza al contatto della percezione presente”, sosteneva Bergson. In Passus la materia diviene metafora della memoria emotiva, dispositivo poetico attraverso cui Berno tenta di preservare tracce interiori, frammenti di esperienze, residui di identità in continua trasformazione. Ma ciò che viene protetto non resta intatto. Le superfici metalliche ossidate delle opere materiche raccontano infatti l’altra faccia del tempo: quella della mutazione, della pelle delle cose che cambia lentamente sotto l’azione invisibile degli anni.
È proprio nel rapporto tra ossidazione e protezione che si colloca uno dei nuclei più intensi della ricerca dell’artista. Da un lato la materia si deteriora, si altera, si trasforma; dall’altro il gesto umano tenta di conservarne la memoria, di impedirne la dispersione. Il risultato è una tensione continua tra trattenere e lasciare andare, tra permanenza e dissoluzione. Le ossidazioni non sono semplici effetti estetici ma vere tracce biografiche della superficie: cicatrici del tempo, impronte di un passaggio. Le opere di Berno sembrano così interrogare la possibilità stessa di custodire qualcosa senza immobilizzarlo, di attraversare il cambiamento senza perdere del tutto ciò che si è stati.
Non è un caso che il progetto sembri idealmente nascere dall’esperienza del Poetic Hotel, l’intervento artistico collettivo ideato da Berno nel 2019 all’interno di un albergo abbandonato. Un luogo lasciato volutamente nel suo stato di decadenza, trasformato in spazio poetico e in archivio emotivo sospeso tra presenza e rovina. Anche lì il tempo agiva come autore invisibile, consumando lentamente le opere e consegnandole a una forma di memoria destinata a sopravvivere più nell’immaginazione che nella materia. Passus sembra raccogliere quella stessa intuizione: fare dell’arte un luogo di conservazione fragile, precaria, inevitabilmente esposta al divenire.
Nel testo curatoriale Nicola Galvan sottolinea come il progetto giochi consapevolmente sul significato stesso della parola passus, richiamando l’idea del passo, del passaggio, dell’attraversamento. Il visitatore è chiamato a compiere un transito “fluido tra occultamenti e apparizioni cariche d’attesa”, in un continuo movimento tra velare e svelare. Un’esperienza che parla del viaggio come conoscenza, della trasformazione come condizione inevitabile dell’esistenza.
Nato a Padova nel 1975, Simone Berno sviluppa fin dagli anni Novanta una ricerca che intreccia disegno, intervento urbano, performance e sperimentazione materica. Accanto a una produzione grafica influenzata da suggestioni surrealiste e cubiste, l’artista avvia nei primi anni Duemila un lavoro sull’assemblaggio di materiali industriali e nobili — acciaio, rame, ottone — recuperati spesso in luoghi abbandonati o dimenticati. Le superfici ossidate diventano progressivamente una cifra centrale della sua poetica: depositi di storie, memorie e stratificazioni temporali.
Parallelamente Berno ha sviluppato interventi di street art e pratiche di urban art legate al collettivo romano Arte da Rubare, disseminando opere in luoghi simbolici di diverse città del mondo. Nel 2018 realizza una performance all’interno di IKEA Padova, trasformando un’azione apparentemente minima in un cortocircuito tra sistema commerciale, proprietà e sottrazione simbolica. Tra i progetti più significativi della sua ricerca recente vi sono il già citato Poetic Hotel e S/He Generation, percorso visivo e simbolico dedicato ai temi della relazione, della continuità e della trasmissione tra generazioni. Nel 2023 e nel 2025 è stato inoltre selezionato dal festival internazionale di public art CHEAP di Bologna.
Con Passus, Berno prosegue dunque una riflessione coerente e radicale sul tempo, sulla trasformazione e sulla necessità umana di conservare le tracce del cuore. Non per fermare il tempo, ma per abitare consapevolmente quel fragile spazio intermedio in cui memoria e perdita continuano a generare la vita.
La scelta di questi materiali non è casuale. Il cellophane nasce per conservare, proteggere, trattenere. È il materiale che avvolge qualcosa affinché non vada perduto. I teli termici, allo stesso modo, custodiscono il calore, difendono la fragilità. Afferma ancora l’artista: “Ci sono momenti in cui la vita costringe l’essere umano a spogliarsi di tutto ciò che credeva di essere. Dell’orgoglio, delle difese, dell’illusione di bastare a sé stesso. Rimane una presenza fragile, attraversata dalla necessità, esposta allo sguardo degli altri. Questi veli di cellophane diventano corpi sospesi, anime private della loro carne e rese visibili dalla vulnerabilità. Superfici leggere che permettono il passaggio dello sguardo, lasciando intravedere presenze che esistono in uno stato di continua esposizione. Passus è attraversamento. È il momento in cui chi guarda è costretto a oltrepassare queste trasparenze e a confrontarsi con ciò che esse custodiscono. Ma è anche il contrario, chi si trova dall’altra parte accetta di essere attraversato dagli occhi degli altri, di esistere nella propria fragilità senza più protezioni”.
“La memoria si materializza al contatto della percezione presente”, sosteneva Bergson. In Passus la materia diviene metafora della memoria emotiva, dispositivo poetico attraverso cui Berno tenta di preservare tracce interiori, frammenti di esperienze, residui di identità in continua trasformazione. Ma ciò che viene protetto non resta intatto. Le superfici metalliche ossidate delle opere materiche raccontano infatti l’altra faccia del tempo: quella della mutazione, della pelle delle cose che cambia lentamente sotto l’azione invisibile degli anni.
È proprio nel rapporto tra ossidazione e protezione che si colloca uno dei nuclei più intensi della ricerca dell’artista. Da un lato la materia si deteriora, si altera, si trasforma; dall’altro il gesto umano tenta di conservarne la memoria, di impedirne la dispersione. Il risultato è una tensione continua tra trattenere e lasciare andare, tra permanenza e dissoluzione. Le ossidazioni non sono semplici effetti estetici ma vere tracce biografiche della superficie: cicatrici del tempo, impronte di un passaggio. Le opere di Berno sembrano così interrogare la possibilità stessa di custodire qualcosa senza immobilizzarlo, di attraversare il cambiamento senza perdere del tutto ciò che si è stati.
Non è un caso che il progetto sembri idealmente nascere dall’esperienza del Poetic Hotel, l’intervento artistico collettivo ideato da Berno nel 2019 all’interno di un albergo abbandonato. Un luogo lasciato volutamente nel suo stato di decadenza, trasformato in spazio poetico e in archivio emotivo sospeso tra presenza e rovina. Anche lì il tempo agiva come autore invisibile, consumando lentamente le opere e consegnandole a una forma di memoria destinata a sopravvivere più nell’immaginazione che nella materia. Passus sembra raccogliere quella stessa intuizione: fare dell’arte un luogo di conservazione fragile, precaria, inevitabilmente esposta al divenire.
Nel testo curatoriale Nicola Galvan sottolinea come il progetto giochi consapevolmente sul significato stesso della parola passus, richiamando l’idea del passo, del passaggio, dell’attraversamento. Il visitatore è chiamato a compiere un transito “fluido tra occultamenti e apparizioni cariche d’attesa”, in un continuo movimento tra velare e svelare. Un’esperienza che parla del viaggio come conoscenza, della trasformazione come condizione inevitabile dell’esistenza.
Nato a Padova nel 1975, Simone Berno sviluppa fin dagli anni Novanta una ricerca che intreccia disegno, intervento urbano, performance e sperimentazione materica. Accanto a una produzione grafica influenzata da suggestioni surrealiste e cubiste, l’artista avvia nei primi anni Duemila un lavoro sull’assemblaggio di materiali industriali e nobili — acciaio, rame, ottone — recuperati spesso in luoghi abbandonati o dimenticati. Le superfici ossidate diventano progressivamente una cifra centrale della sua poetica: depositi di storie, memorie e stratificazioni temporali.
Parallelamente Berno ha sviluppato interventi di street art e pratiche di urban art legate al collettivo romano Arte da Rubare, disseminando opere in luoghi simbolici di diverse città del mondo. Nel 2018 realizza una performance all’interno di IKEA Padova, trasformando un’azione apparentemente minima in un cortocircuito tra sistema commerciale, proprietà e sottrazione simbolica. Tra i progetti più significativi della sua ricerca recente vi sono il già citato Poetic Hotel e S/He Generation, percorso visivo e simbolico dedicato ai temi della relazione, della continuità e della trasmissione tra generazioni. Nel 2023 e nel 2025 è stato inoltre selezionato dal festival internazionale di public art CHEAP di Bologna.
Con Passus, Berno prosegue dunque una riflessione coerente e radicale sul tempo, sulla trasformazione e sulla necessità umana di conservare le tracce del cuore. Non per fermare il tempo, ma per abitare consapevolmente quel fragile spazio intermedio in cui memoria e perdita continuano a generare la vita.
05
giugno 2026
Passus. Attraverso confini sottili
Dal 05 giugno al 05 luglio 2026
personale
Location
GALLERIA CIVICA CAVOUR
Padova, Piazza Camillo Benso Conte Di Cavour, 73b, (Padova)
Padova, Piazza Camillo Benso Conte Di Cavour, 73b, (Padova)
Orario di apertura
dal 6 giugno al 5 luglio – ingresso libero
Orari: giovedì: 15:30 - 19:30. Venerdì, sabato, domenica: 10:00 - 13:00 e 15:30 - 19:30.
Vernissage
5 Giugno 2026, 18
Autore
Curatore







