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Patricia Calisto – Inerzia
La Galleria Consorti di Roma presenta, per la prima volta, la personale dell’artista Patricia Calisto.
Comunicato stampa
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La Galleria Consorti di Roma presenta, per la prima volta, la personale dell’artista Patricia Calisto.
L’artista peruviana ha scelto Roma e l’Italia per esporre le sue opere del tutto inedite, in quanto, per sua decisione, non ha mai voluto mostrarle al pubblico. Si tratta, quindi, della sua primissima mostra dove troviamo raccolti i lavori più rappresentativi del suo percorso artistico insieme a buona parte dell’ultima produzione. Patricia Calisto dipinge da sempre, vivendo a contatto con diverse realtà culturali e iniziando i suoi studi a Cuba, all’Istituto di Superiore di Arte dell’Havana per poi proseguirli all’Università di Brasilia. Nei primi anni novanta si trasferisce a New York dove consegue la laurea in pittura, sempre confrontandosi con le differenti espressioni artistiche e culturali è però la figura al centro dell’interesse e della poetica dell’artista peruviana che sente di continuare la sua ricerca indirizzata questa volta allo studio del corpo umano e del colore:
“I corpi, i volti, gli sguardi delle figure riflettono la loro condizione esistenziale, di inquietudine e insicurezza alla quale non possono sfuggire. Sebbene Calisto parta dal dato reale, non c’è mai un’intenzione ritrattistica, nei suoi lavori l’intento è quello di riportare uno stato d’animo, un sentimento, una sensazione, dentro la quale le “figure ritratte” appaiono intrappolate. Una condizione di inerzia, di immobilità, intesa come incapacità di agire per cambiare o modificare la realtà, che viene di conseguenza vissuta come dramma universale dell’uomo. La luce, lo spazio e il corpo rappresentano le componenti principali di questo dramma. L’inerzia si evidenzia mediante la cristallizzazione dei corpi, dipinti come elementi geometrici simili a tasselli, tessere di un mosaico da cui prende forma ed emerge la figura umana.”
INERZIA
L’artista può essere considerato, per alcuni aspetti, un ricettacolo di sensazioni, un apparecchio che registra, una mente che rileva quello che vede e gli accade intorno. Non esistendo nessuna gerarchia tra gli oggetti, il paesaggio e le figure, questi vengono tutti umanizzati: si intrecciano, si riflettono, si traducono e trasformano in un pensiero oggettivo che dà origine all’opera d’arte.
Così nella pittura, la tela diventa lo spazio prescelto dove imprimere e fissare una nuova realtà, scaturita dalla compenetrazione e fusione dell’esperienza del mondo e di se.
Per l’artista contemporaneo l’esperienza della realtà risulta ancor più incomprensibile ed ambigua, in quanto l’insicurezza del mondo e della propria visione su di esso sono specifiche caratteristiche dell’epoca attuale. In un momento nel quale l’attenzione sembra essere rivolta o meglio predilige dare rilevanza a mezzi espressivi diversi come il video, la fotografia, l’istallazione, identificando l’utilizzo di questi media con ricerca e sperimentazione e con la narrazione attualizzata dello spazio e del tempo, la scelta del linguaggio pittorico risulta apparentemente ancora più difficile ed incerta. In realtà questo non è sempre vero! All’opposto si nota spesso negli artisti una disposizione meno narrativa, più esistenziale e drammatica, ad interrogarsi, mediante la pittura, capace di esprimere simili contenuti di indagine sul reale. Quindi, questa risulta essere ancora il linguaggio più complesso, in quanto contiene tutte le molteplici componenti artistiche e espressive.
Proprio in questo ambito si sviluppa la sensibilità creativa di Patricia Calisto, pittrice di origine peruviana, ma con differenti contaminazioni culturali ed artistiche che manifestano la conoscenza e l’assimilazione di stili e tendenze. I temi, da lei prescelti, riguardano la figura umana, elemento centrale della sua poetica, rappresentata quasi sempre in primissimo piano. I corpi, i volti, gli sguardi delle figure riflettono la loro condizione esistenziale, di inquietudine e insicurezza alla quale non possono sfuggire. Sebbene Calisto parta dal dato reale, non c’è mai un’intenzione ritrattistica, nei suoi lavori l’intento è quello di riportare uno stato d’animo, un sentimento, una sensazione, dentro la quale le “figure ritratte” appaiono intrappolate. Una condizione di inerzia, di immobilità, intesa come incapacità di agire per cambiare o modificare la realtà, che viene di conseguenza vissuta come dramma universale dell’uomo. La luce, lo spazio e il corpo rappresentano le componenti principali di questo dramma. L’inerzia si evidenzia mediante la cristallizzazione dei corpi, dipinti come elementi geometrici simili a tasselli, tessere di un mosaico da cui prende forma ed emerge la figura umana. Ma la figura è composta anche dalla compenetrazione dello spazio, degli oggetti e della luce intorno ad essa. Una fonte di luce blu, non naturale, quella dipinta dall’artista, che potrebbe emanare lo schermo di un computer o di un televisore. Infatti l’elemento tecnologico agisce sulla condizione psicologica dell’uomo mediante la perdita, lo smarrimento della propria identità. Questa spersonalizzazione dell’essere umano, in un contesto di isolamento ed anonimato, è ancora più presente negli ultimi lavori di Patricia Calisto, come in quelli esposti nella mostra intitolata per l’appunto Inerzia, sentita come condizione esistenziale dello stesso artista, nella difficoltà di modificare lo stato delle cose, ma che ugualmente appare l’unica possibilità di ribellione dell’uomo verso se stesso.
Paola Consorti
L’artista peruviana ha scelto Roma e l’Italia per esporre le sue opere del tutto inedite, in quanto, per sua decisione, non ha mai voluto mostrarle al pubblico. Si tratta, quindi, della sua primissima mostra dove troviamo raccolti i lavori più rappresentativi del suo percorso artistico insieme a buona parte dell’ultima produzione. Patricia Calisto dipinge da sempre, vivendo a contatto con diverse realtà culturali e iniziando i suoi studi a Cuba, all’Istituto di Superiore di Arte dell’Havana per poi proseguirli all’Università di Brasilia. Nei primi anni novanta si trasferisce a New York dove consegue la laurea in pittura, sempre confrontandosi con le differenti espressioni artistiche e culturali è però la figura al centro dell’interesse e della poetica dell’artista peruviana che sente di continuare la sua ricerca indirizzata questa volta allo studio del corpo umano e del colore:
“I corpi, i volti, gli sguardi delle figure riflettono la loro condizione esistenziale, di inquietudine e insicurezza alla quale non possono sfuggire. Sebbene Calisto parta dal dato reale, non c’è mai un’intenzione ritrattistica, nei suoi lavori l’intento è quello di riportare uno stato d’animo, un sentimento, una sensazione, dentro la quale le “figure ritratte” appaiono intrappolate. Una condizione di inerzia, di immobilità, intesa come incapacità di agire per cambiare o modificare la realtà, che viene di conseguenza vissuta come dramma universale dell’uomo. La luce, lo spazio e il corpo rappresentano le componenti principali di questo dramma. L’inerzia si evidenzia mediante la cristallizzazione dei corpi, dipinti come elementi geometrici simili a tasselli, tessere di un mosaico da cui prende forma ed emerge la figura umana.”
INERZIA
L’artista può essere considerato, per alcuni aspetti, un ricettacolo di sensazioni, un apparecchio che registra, una mente che rileva quello che vede e gli accade intorno. Non esistendo nessuna gerarchia tra gli oggetti, il paesaggio e le figure, questi vengono tutti umanizzati: si intrecciano, si riflettono, si traducono e trasformano in un pensiero oggettivo che dà origine all’opera d’arte.
Così nella pittura, la tela diventa lo spazio prescelto dove imprimere e fissare una nuova realtà, scaturita dalla compenetrazione e fusione dell’esperienza del mondo e di se.
Per l’artista contemporaneo l’esperienza della realtà risulta ancor più incomprensibile ed ambigua, in quanto l’insicurezza del mondo e della propria visione su di esso sono specifiche caratteristiche dell’epoca attuale. In un momento nel quale l’attenzione sembra essere rivolta o meglio predilige dare rilevanza a mezzi espressivi diversi come il video, la fotografia, l’istallazione, identificando l’utilizzo di questi media con ricerca e sperimentazione e con la narrazione attualizzata dello spazio e del tempo, la scelta del linguaggio pittorico risulta apparentemente ancora più difficile ed incerta. In realtà questo non è sempre vero! All’opposto si nota spesso negli artisti una disposizione meno narrativa, più esistenziale e drammatica, ad interrogarsi, mediante la pittura, capace di esprimere simili contenuti di indagine sul reale. Quindi, questa risulta essere ancora il linguaggio più complesso, in quanto contiene tutte le molteplici componenti artistiche e espressive.
Proprio in questo ambito si sviluppa la sensibilità creativa di Patricia Calisto, pittrice di origine peruviana, ma con differenti contaminazioni culturali ed artistiche che manifestano la conoscenza e l’assimilazione di stili e tendenze. I temi, da lei prescelti, riguardano la figura umana, elemento centrale della sua poetica, rappresentata quasi sempre in primissimo piano. I corpi, i volti, gli sguardi delle figure riflettono la loro condizione esistenziale, di inquietudine e insicurezza alla quale non possono sfuggire. Sebbene Calisto parta dal dato reale, non c’è mai un’intenzione ritrattistica, nei suoi lavori l’intento è quello di riportare uno stato d’animo, un sentimento, una sensazione, dentro la quale le “figure ritratte” appaiono intrappolate. Una condizione di inerzia, di immobilità, intesa come incapacità di agire per cambiare o modificare la realtà, che viene di conseguenza vissuta come dramma universale dell’uomo. La luce, lo spazio e il corpo rappresentano le componenti principali di questo dramma. L’inerzia si evidenzia mediante la cristallizzazione dei corpi, dipinti come elementi geometrici simili a tasselli, tessere di un mosaico da cui prende forma ed emerge la figura umana. Ma la figura è composta anche dalla compenetrazione dello spazio, degli oggetti e della luce intorno ad essa. Una fonte di luce blu, non naturale, quella dipinta dall’artista, che potrebbe emanare lo schermo di un computer o di un televisore. Infatti l’elemento tecnologico agisce sulla condizione psicologica dell’uomo mediante la perdita, lo smarrimento della propria identità. Questa spersonalizzazione dell’essere umano, in un contesto di isolamento ed anonimato, è ancora più presente negli ultimi lavori di Patricia Calisto, come in quelli esposti nella mostra intitolata per l’appunto Inerzia, sentita come condizione esistenziale dello stesso artista, nella difficoltà di modificare lo stato delle cose, ma che ugualmente appare l’unica possibilità di ribellione dell’uomo verso se stesso.
Paola Consorti
19
marzo 2010
Patricia Calisto – Inerzia
Dal 19 al 29 marzo 2010
arte contemporanea
Location
GALLERIA CONSORTI
Roma, Via Margutta, 52/A, (Roma)
Roma, Via Margutta, 52/A, (Roma)
Orario di apertura
lunedì 16:00-19:30 Da martedì al sabato 10:30-13:00; 16:00-19:30
Vernissage
19 Marzo 2010, ore 18.30
Autore
Curatore



