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Pia Bacchielli – Sacra
Sacra, ovvero l’immanente. Ierofanie, riti, simboli, arcani. Sacro è ciò che è connesso a una realtà “altra”, rimandando a una dimensione disgiunta dall’umano. Acqua, terra, fuoco, aria. Simboli primordiali trasmutati in un senso comune religioso.
Comunicato stampa
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La mostra rappresenta una ricerca che è stata iniziata da Pia Bacchielli all’università studiando storia delle religioni, antropologia e tradizioni popolari. Si affina e poi si traduce in un linguaggio visivo. Acqua, terra, fuoco, aria. Simboli primordiali trasmutati in un senso comune religioso. Dall’indoeuropeo e quindi dal latino, sacer, separato, un'area cioè attribuita al divino. In bianco e nero per una realtà trasfigurata. Spiega l'autrice: "Per questo lavoro mi hanno ispirata le parole della poetessa Alda Marini su “Poesia e senso del sacro”: “La valenza dell’arte, della poesia nello specifico, è un po’ quella di attaccare il quotidiano, allontanarsi dal senso comune, dal mondo a cui siamo abituati, per farci immergere in un mondo possibile ed altro”.
E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio.
Pierluigi Cappello, Parole Povere
Dal testo critico di Michele Servadio : "La parola “sacro” deriva dal latino “sacer”, letteralmente “ciò che è consacrato”, ovvero qualcosa che vive al di fuori della dimensione umana e del mondo di tutti giorni, qualcosa che appartiene a una dimensione superiore che è prerogativa non dell’uomo ma del divino. Eppure, riflettendoci a fondo, molte sono le tracce del “sacro” che possiamo rinvenire nella vita quotidiana, celate dietro oggetti o simboli apparentemente comuni ma che, in realtà, nascondono un significato ben più profondo e antico. È proprio su questo sentiero concettuale che si muove Sacra, l’ultimo progetto espositivo di Pia Bacchielli.
Dopo Silere, Komaros e Mneme, la fotografa marchigiana torna a indagare il mondo che la circonda e questa volta la meta del suo viaggio è un universo volutamente sfumato nella forma ma estremamente nitido nella sostanza, popolato da simboli criptici, divinità primigenie e oggetti che portano con sé il legame con un passato remoto e con un mondo che vive alle radici del tempo.
A fare da sfondo a queste sequenze fotografiche è il concetto di sacro, qui declinato in una serie di immagini fortemente evocative nella loro unicità, manifesto tangibile del linguaggio dell’artista, mai banale o scontato, ma sempre coerente e ricercato, che ha nell’elemento antropologico l’anello di congiunzione necessario fra presente e passato.
Con questo lavoro Pia Bacchielli introduce una riflessione che consente all’osservatore di scendere sin nel profondo dell’animo umano, là dove si possono ancora cogliere i segni di una sacralità ormai in lento disfacimento.
È quindi più che naturale che il punto di partenza di questo percorso sia rappresentato da una dea che viene rinnegata e scacciata dall’uomo e, proprio per questo, raffigurata volutamente sfumata, poiché privata della sua identità. Ci sono poi simboli dal forte contenuto apotropaico che inducono nell’animo dello spettatore più di un interrogativo; c’è il cerchio sacro segno dell’Unità del principio, la sacra spirale che rende eterno e infinito il movimento circolare che nasce nel punto di origine, il male colto nella sua dimensione caprina riconducibile all’iconografia dell’antico dio Pan, fino all’arte ferita dopo il terremoto del 2016.
Il cuore che contiene in sé il significato più puro di questo lavoro è però il Femminile; che sia rappresentato dall’immagine di una madre o di una sposa, esso racchiude in sé la sacralità più profonda e antica, ovvero il mistero della vita.
Proprio in questa dimensione vive la missione ultima di questo progetto; Pia Bacchielli riesce infatti a costruire, immagine dopo immagine, una riflessione che, partendo dalla sacralità nel mondo contemporaneo, giunge a celebrare il valore dell’umanità nella sua dimensione universale e collettiva.
E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio.
Pierluigi Cappello, Parole Povere
Dal testo critico di Michele Servadio : "La parola “sacro” deriva dal latino “sacer”, letteralmente “ciò che è consacrato”, ovvero qualcosa che vive al di fuori della dimensione umana e del mondo di tutti giorni, qualcosa che appartiene a una dimensione superiore che è prerogativa non dell’uomo ma del divino. Eppure, riflettendoci a fondo, molte sono le tracce del “sacro” che possiamo rinvenire nella vita quotidiana, celate dietro oggetti o simboli apparentemente comuni ma che, in realtà, nascondono un significato ben più profondo e antico. È proprio su questo sentiero concettuale che si muove Sacra, l’ultimo progetto espositivo di Pia Bacchielli.
Dopo Silere, Komaros e Mneme, la fotografa marchigiana torna a indagare il mondo che la circonda e questa volta la meta del suo viaggio è un universo volutamente sfumato nella forma ma estremamente nitido nella sostanza, popolato da simboli criptici, divinità primigenie e oggetti che portano con sé il legame con un passato remoto e con un mondo che vive alle radici del tempo.
A fare da sfondo a queste sequenze fotografiche è il concetto di sacro, qui declinato in una serie di immagini fortemente evocative nella loro unicità, manifesto tangibile del linguaggio dell’artista, mai banale o scontato, ma sempre coerente e ricercato, che ha nell’elemento antropologico l’anello di congiunzione necessario fra presente e passato.
Con questo lavoro Pia Bacchielli introduce una riflessione che consente all’osservatore di scendere sin nel profondo dell’animo umano, là dove si possono ancora cogliere i segni di una sacralità ormai in lento disfacimento.
È quindi più che naturale che il punto di partenza di questo percorso sia rappresentato da una dea che viene rinnegata e scacciata dall’uomo e, proprio per questo, raffigurata volutamente sfumata, poiché privata della sua identità. Ci sono poi simboli dal forte contenuto apotropaico che inducono nell’animo dello spettatore più di un interrogativo; c’è il cerchio sacro segno dell’Unità del principio, la sacra spirale che rende eterno e infinito il movimento circolare che nasce nel punto di origine, il male colto nella sua dimensione caprina riconducibile all’iconografia dell’antico dio Pan, fino all’arte ferita dopo il terremoto del 2016.
Il cuore che contiene in sé il significato più puro di questo lavoro è però il Femminile; che sia rappresentato dall’immagine di una madre o di una sposa, esso racchiude in sé la sacralità più profonda e antica, ovvero il mistero della vita.
Proprio in questa dimensione vive la missione ultima di questo progetto; Pia Bacchielli riesce infatti a costruire, immagine dopo immagine, una riflessione che, partendo dalla sacralità nel mondo contemporaneo, giunge a celebrare il valore dell’umanità nella sua dimensione universale e collettiva.
23
aprile 2026
Pia Bacchielli – Sacra
Dal 23 aprile al 10 maggio 2026
fotografia
Location
Associazione Culturale Galleria Papini
Ancona, Via Lazzaro Bernabei, 39, (AN)
Ancona, Via Lazzaro Bernabei, 39, (AN)
Orario di apertura
da da giovedì a domenica ore 17,30 - 19,30
Vernissage
23 Aprile 2026, ore 18
Autore
Curatore
Autore testo critico
Patrocini






