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Pierpaolo Lista – Vie di fuga
Personale fotografica
Comunicato stampa
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Al di là della realtà
di Antonello Tolve
«La realtà tutta è il mondo». E il mondo, in tutte le sue varie declinazioni, è lo spazio nel quale l'artista si muove per agire
e produrre «immagini dei fatti», per costruire ambienti luminosi, per elaborare stati di cose che «sono indipendenti l'uno
all'altro», per presentare la situazione scelta «nello stato logico» dell'arte, per costruire immagini che sono un modello –
uno dei tanti modelli – di realtà. «L'immagine è, così, legata con la realtà; giunge ad essa. Essa è come un metro apposto
alla realtà» (Wittgenstein). Un metro attraverso il quale l'artista avvia una verifica, una decodificazione essenziale: la
decodificazione di un panorama che è, per tutti, «l'orizzonte dentro il quale si tesse la trama dell'opera» (Trimarco).
A questo paesaggio, a questo «qualcosa che resiste e che insiste, ora e sempre, come un fatto che non sopporta», per
Ferraris, «di essere ridotto a interpretazione, come un reale che non ha voglia di svaporare in reality», Pierpaolo Lista
si rapporta con dolcezza per evitare scontri o urti superflui, per deviare il corso su cose e case fuori dal tempo. Fino a
proporre una strada laterale che controlla la realtà mediante spostamenti, estraneamenti, segni dolci che depurano il
reale del reale e mostrano una galassia volta a rivedere – a ripensare – il mondo. A segnarlo e disegnarlo mediante una
ritmica che decapita i rumori del mondo e propone via via pause o intervalli distensivi, piacevoli interruzioni sensoriali che
fuorviano dai binari rigidi della ragione per immergere lo spettatore all'interno di un Bildhafte Denken legato alla fantasia,
ad un caro immaginar che fa del reale il primum movens della creazione.
Morbide e pungenti le sue immagini si mostrano, difatti, come vie di fuga dalla realtà – Via di fuga (2011) è, tra l'altro, il
titolo di un lavoro in mostra – per costruire piccoli teatri segreti, piacevoli e passionali eterotopie (Foucault). Controspazi
che l'artista plasma per dar vita a immagini plastiche e cremose, a scenari virtuosi e lirici. Il cui modello, caratterizzato
dalla ricerca del materiale minimo, progetta e proietta pseudoambienti, luoghi inesistenti prima di apparire in fotografia
e inesistenti anche dopo essere stati fotografati. Si tratta, perciò, di simulazioni del reale, di formule immaginifiche, di
micro-scenografie che l'artista realizza con pezzetti di carta, ferro filato, spago, rimasugli di stoffa, stucco e acrilici. Di
microspazi illuminati da colpi di luce (caldi o freddi, a seconda dei casi e delle scelte) che invitano ad interrogarsi sullo
spazio reale mediante accenni e allusioni. Ma anche a scoprire una nuova autenticità, una nuova originalità, un nuovo
valore – o una nuova resistenza – da riconoscere all'immagine.
Riabilitazione (2011), Monologo (2011), Grembo (2011), Assente (2011), Titolo in bianco (2011). E poi Manovra (2012),
Prova d'autore (2012), Materia d'un sogno (2012). O, ancora, Fuori pista (2012), una biciclettina in fil di ferro impantanata
in un sentiero sabbioso. Sono alcuni lavori, alcune tracce di un programma, ormai quinquennale, teso a mettere ordine in
quel caos percettivo della realtà che non concede la concentrazione su un singolo oggetto (Crescimanno). Tracce di un
piano estetico teso a creare, infine, un nesso differente tra il vero e quello che vero non è per andare al di là della realtà e
concepire preziosi atolli felici, lontani dal maleström e dalle ambiguità dell'arte e della vita d'oggi.
di Antonello Tolve
«La realtà tutta è il mondo». E il mondo, in tutte le sue varie declinazioni, è lo spazio nel quale l'artista si muove per agire
e produrre «immagini dei fatti», per costruire ambienti luminosi, per elaborare stati di cose che «sono indipendenti l'uno
all'altro», per presentare la situazione scelta «nello stato logico» dell'arte, per costruire immagini che sono un modello –
uno dei tanti modelli – di realtà. «L'immagine è, così, legata con la realtà; giunge ad essa. Essa è come un metro apposto
alla realtà» (Wittgenstein). Un metro attraverso il quale l'artista avvia una verifica, una decodificazione essenziale: la
decodificazione di un panorama che è, per tutti, «l'orizzonte dentro il quale si tesse la trama dell'opera» (Trimarco).
A questo paesaggio, a questo «qualcosa che resiste e che insiste, ora e sempre, come un fatto che non sopporta», per
Ferraris, «di essere ridotto a interpretazione, come un reale che non ha voglia di svaporare in reality», Pierpaolo Lista
si rapporta con dolcezza per evitare scontri o urti superflui, per deviare il corso su cose e case fuori dal tempo. Fino a
proporre una strada laterale che controlla la realtà mediante spostamenti, estraneamenti, segni dolci che depurano il
reale del reale e mostrano una galassia volta a rivedere – a ripensare – il mondo. A segnarlo e disegnarlo mediante una
ritmica che decapita i rumori del mondo e propone via via pause o intervalli distensivi, piacevoli interruzioni sensoriali che
fuorviano dai binari rigidi della ragione per immergere lo spettatore all'interno di un Bildhafte Denken legato alla fantasia,
ad un caro immaginar che fa del reale il primum movens della creazione.
Morbide e pungenti le sue immagini si mostrano, difatti, come vie di fuga dalla realtà – Via di fuga (2011) è, tra l'altro, il
titolo di un lavoro in mostra – per costruire piccoli teatri segreti, piacevoli e passionali eterotopie (Foucault). Controspazi
che l'artista plasma per dar vita a immagini plastiche e cremose, a scenari virtuosi e lirici. Il cui modello, caratterizzato
dalla ricerca del materiale minimo, progetta e proietta pseudoambienti, luoghi inesistenti prima di apparire in fotografia
e inesistenti anche dopo essere stati fotografati. Si tratta, perciò, di simulazioni del reale, di formule immaginifiche, di
micro-scenografie che l'artista realizza con pezzetti di carta, ferro filato, spago, rimasugli di stoffa, stucco e acrilici. Di
microspazi illuminati da colpi di luce (caldi o freddi, a seconda dei casi e delle scelte) che invitano ad interrogarsi sullo
spazio reale mediante accenni e allusioni. Ma anche a scoprire una nuova autenticità, una nuova originalità, un nuovo
valore – o una nuova resistenza – da riconoscere all'immagine.
Riabilitazione (2011), Monologo (2011), Grembo (2011), Assente (2011), Titolo in bianco (2011). E poi Manovra (2012),
Prova d'autore (2012), Materia d'un sogno (2012). O, ancora, Fuori pista (2012), una biciclettina in fil di ferro impantanata
in un sentiero sabbioso. Sono alcuni lavori, alcune tracce di un programma, ormai quinquennale, teso a mettere ordine in
quel caos percettivo della realtà che non concede la concentrazione su un singolo oggetto (Crescimanno). Tracce di un
piano estetico teso a creare, infine, un nesso differente tra il vero e quello che vero non è per andare al di là della realtà e
concepire preziosi atolli felici, lontani dal maleström e dalle ambiguità dell'arte e della vita d'oggi.
18
dicembre 2012
Pierpaolo Lista – Vie di fuga
Dal 18 dicembre 2012 al 06 gennaio 2013
fotografia
Location
LAVATOIO CONTUMACIALE
Roma, Piazza Perin Del Vaga, 4, (Roma)
Roma, Piazza Perin Del Vaga, 4, (Roma)
Orario di apertura
su appuntamento
Vernissage
18 Dicembre 2012, ore 18.30
Autore
Curatore




