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Renzo Mezzacapo – Il volo della cometa
La mostra comprende 30 opere ad olio, alcune di grandi dimensioni, realizzate negli anni che vanno dal 2000 al 2005
Comunicato stampa
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Sabato 8 Settembre alle ore 18.00, presso la Galleria Mentana di Firenze verrà inaugurata la mostra personale del Maestro Renzo Mezzacapo. La mostra comprende 30 opere ad olio, alcune di grandi dimensioni, realizzate negli anni che vanno dal 2000 al 2005.
Renzo Mezzacapo nasce nel 1945 in un piccolo paese del Monte Amiata in Provincia di Siena: Vivo d’ Orcia.
Per molti anni alterna la sua “attività” di impiegato nell’ industria siderurgica con quella di pittore. Nel 1988 arriva alla rottura totale con l’ambiente industriale e si dimette scegliendo la vita artistica a tempo pieno. Lavora, da quel momento, dipingendo cicli complessi, ricchi di tensioni e di ricerche esistenziali e, contemporaneamente, sviluppa l’ attività parallela di operatore culturale nel settore delle Arti Visive.
Nel 1988 idea ed organizza la prima edizione di ETRURIARTE Mostra Mercato di Arte Moderna e Contemporanea che si terrà a Venturina (Li) per 11 anni, successivamente è chiamato ad organizzare la prima edizione di “Artisti in Fiera” alla fiera di Parma e “Arte Europa Reggio 2000” alla fiera di Reggio Emilia. Attualmente è Direttore Artistico di “IMMAGINA” mostra Mercato di Arte Contemporanea organizzata alla fiera di Reggio Emilia ed ha l’ incarico di Direttore Artistico alla Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Piombino.
La sua prima personale è del 1984 nella quale ottiene significativi apprezzamenti. Successivamente dipinge eseguendo cicli molto articolati sulla scia di quello dei primi anni ’80 dal titolo “Se questo è l’uomo”, ricerca personalissima sulle proprie ed altrui paure alla quale, nella seconda metà degli anni ’80, seguirà il ciclo di opere dedicate alla musica sinfonica ed in particolare ad alcuni autori di “novelle” sinfoniche .
Segue il ciclo “La spiaggia della memoria” che inizia nel 1989 con l’opera che darà il titolo ad un lavoro particolarmente articolato e, subito dopo, dipinge una serie di opere dal titolo “Percorsi di ordinaria normalità”, opere nelle quali il mistero del racconto diventa elemento di un linguaggio quasi metafisico. E’ del 1998 una grande mostra antologica organizzata dal Comune di Piombino con una significativa monografia dal titolo “Persistenza e Intermittenza” presentata da Rossana Bossaglia, Janus e Luciano Luisi .
Amplia i suoi rapporti con il mondo artistico ed incrementa la propria attività di pittore esponendo in importanti mostre in Italia ed all’estero.
Di lui scrive Janus:
RENZO MEZZACAPO
IL VOLO DELLA COMETA
Debbo a Renzo Mezzacapo questa confessione che lo riguarda personalmente. I pittori qualche volta non sanno fin dove può arrivare la loro pittura, fanno i pittori, ma come se la pittura uscisse un po’ brutalmente dalle loro mani, venisse da qualche luogo remoto, da cui hanno il compito di tirarla fuori, volente o nolente. Ho sempre visto Renzo Mezzacapo lottare con la pittura, potrei perfino dire accapigliarsi con la pittura, buttarsi dentro la pittura come se fosse il fuoco d’un vulcano, avvinghiarsi alla pittura come se fosse un animale mitologico, sulle spiagge di qualche mare arcaico, come facevano in antico gli eroi di Omero per provare le loro forze in una gara di corsa o di lotta, sollevando nugoli di sabbia ed onde, ma nello stesso tempo conservando la capacità di evocarla come se dovesse compiere un sacrificio alle divinità invisibili del mondo. L’ho visto ragionare a lungo con se stesso e con gli altri, talvolta con ostinazione, ma ho intravisto dietro tutti i suoi pensieri l’artista visionario che prova ancora meraviglia per le immagini che riesce a tirare fuori da qualche territorio sconosciuto ed a plasmare con la sua immaginazione. Credo che abbia messo la pittura dentro tutti i momenti della sua vita, anche quando guida un’automobile, per esempio, o quando cammina per proprio conto e non si accorge di parlare, forse, ad alta voce, quando dorme e quando si risveglia di soprassalto, ma non credo che possa dormire moltissimo. Appartiene ad una categoria di artisti incapaci di restare a lungo in pace, che hanno una visione dell’arte fatta sempre di molta tensione e di molta drammaticità.
Ho, naturalmente, passato tutta la mia vita in mezzo ai pittori, e penso di conoscerli un poco. Qualche volta ho l’impressione che la terra sia abitata solo da pittori (o da scrittori o da poeti o da filosofi o, comunque, da artisti del pensiero o della parola o dell’immagine). Certo, ho conosciuto anche avvocati e medici, assessori ed architetti, proletari ed aristocratici (le differenze ormai sono minime), ma non hanno l’importanza dei pittori con i quali ho avuto una lunga frequentazione, spesse volte anche affettuosa. Posso dire che sono stati i miei migliori amici. Mi hanno dato molto e spero a mia volta d’aver dato molto anche a loro. Sono creature imprevedibili, fragili e forti nello stesso tempo, quasi sempre ossessionati dai loro fantasmi e dalle loro immagini, fiduciosi, ma anche diffidenti, a tratti egoisti ed a tratti generosi, mai del tutto felici e mai del tutto infelici, ma spesso tormentati, alcuni, ed altri invece più indifferenti. Hanno bisogno di confidarsi e di confessarsi, non tutti, certamente. C’è chi invece si nasconde, si ritrae, si mette una maschera sul volto. Vogliono essere capiti, ma nello stesso tempo non vogliono essere del tutto capiti ed hanno perfino un po’ paura d’essere troppo capiti, vogliono essere amati, ma provano un certo sgomento se sono troppo amati. Hanno tutti una natura misteriosa e fanno la cosa più misteriosa del mondo, più imprevedibile, più bizzarra: la pittura. Spesso confondono il mistero della vita con il mistero dell’arte, il mistero della religione, cioè Dio, con il mistero delle loro passioni, il loro mistero personale con il mistero dell’universo, ed allora la loro storia si complica, si professano atei, per esempio, e la loro pittura è attraversata da una vena mistica, oppure sono credenti e la loro pittura è pervasa di ateismo o d’incredulità, fanno professione di materialismo e dipingono quadri estremamente spirituali. Non se ne accorgono, poiché in fondo sono innocenti, anche se per caso fanno una pittura colma di perversioni e di ombre. Parlo, naturalmente, degli autentici pittori, di quelli che dipingono sorretti da una vera vocazione, di quelli che nella pittura mettono non solo il loro mestiere, ma i brandelli della loro anima, tutto quello che hanno sognato e desiderato, le loro esperienze personali e quelle degli altri, quello che hanno amato ed anche quello che hanno odiato, le loro virtù ed i loro vizi. Parlo naturalmente anche di Renzo Mezzacapo, che è un pittore capace di molti entusiasmi e di forti emozioni, che ha ancora l’anima di un antico etrusco rimasto in fondo pagano, che vede la pittura attraverso la poesia e la poesia attraverso la pittura. Non si possono confondere tra di loro. Hanno, certamente, caratteri e personalità diverse, come sono sempre diversissime le loro opere, anche quando appartengono alla stessa scuola o alla stessa corrente artistica (ma occorre diffidare di quelli che si assomigliano troppo). Hanno un’anima nomade, anche quando si stabiliscono in un solo luogo, nella loro presenza c’è sempre una certa assenza e nella loro assenza, quando talvolta si allontanano o scompaiono, rimane uno strascico lucente che permette sempre d’intravederli lungo l’orizzonte.………………
Sicuramente Renzo Mezzacapo è anche un pittore irruente e insofferente, quello che vedeva non gli bastava, quello che accadeva nel mondo accendeva sempre di più la sua fantasia, sentiva la necessità di mettere nella sua pennellata qualche cosa di più, di raccontare storie sempre più complesse, senza allontanarsi dalla storia e senza allontanarsi troppo dalla sua fantasia che, con gli anni, è diventata sempre più prorompente, spingendolo perfino a dare alla pennellata un maggiore dinamismo. Il pittore d’un mondo fantastico, d’un mondo magico, non può accontentarsi della semplicità, il quadro si è in un certo senso moltiplicato, è stato invaso da un numero straordinario d’immagini ed anche il colore non è stato più sufficiente, anche il colore ha dovuto scomporsi e raddoppiarsi, doveva mescolarsi con altri colori, la stesura del colore, specialmente in questi ultimi anni, si è quasi spaccata, si è dilatata. Forma e colore si sono fusi insieme. La pittura è diventata tumultuosa, più ampia, invasa da molti fantasmi, doveva impossessarsi di quello che aveva dipinto ieri e metterlo dentro i dipinti che oggi gli escono dalle mani e che un poco lo bruciano. I quadri più recenti contengono in parte quadri del passato, ma visti sotto una prospettiva più dinamica, come se avesse voluto congiungere due momenti diversi, ma non opposti………………
Come ho detto all’inizio ho conosciuto molti artisti, ma Renzo Mezzacapo mi è sempre sembrato uno di quei pittori che inseguono per tutta la loro vita una cometa, si aggrappano alla sua coda, volano per gli strati siderali dello spazio, ma quando Renzo Mezzacapo ritorna sulla terra sparge nei suoi quadri i frammenti della sua anima inquieta, e non gli importa se si è fatto un po’ male, se il fuoco ha lasciato qualche impronta sulla sua pelle.
Renzo Mezzacapo nasce nel 1945 in un piccolo paese del Monte Amiata in Provincia di Siena: Vivo d’ Orcia.
Per molti anni alterna la sua “attività” di impiegato nell’ industria siderurgica con quella di pittore. Nel 1988 arriva alla rottura totale con l’ambiente industriale e si dimette scegliendo la vita artistica a tempo pieno. Lavora, da quel momento, dipingendo cicli complessi, ricchi di tensioni e di ricerche esistenziali e, contemporaneamente, sviluppa l’ attività parallela di operatore culturale nel settore delle Arti Visive.
Nel 1988 idea ed organizza la prima edizione di ETRURIARTE Mostra Mercato di Arte Moderna e Contemporanea che si terrà a Venturina (Li) per 11 anni, successivamente è chiamato ad organizzare la prima edizione di “Artisti in Fiera” alla fiera di Parma e “Arte Europa Reggio 2000” alla fiera di Reggio Emilia. Attualmente è Direttore Artistico di “IMMAGINA” mostra Mercato di Arte Contemporanea organizzata alla fiera di Reggio Emilia ed ha l’ incarico di Direttore Artistico alla Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Piombino.
La sua prima personale è del 1984 nella quale ottiene significativi apprezzamenti. Successivamente dipinge eseguendo cicli molto articolati sulla scia di quello dei primi anni ’80 dal titolo “Se questo è l’uomo”, ricerca personalissima sulle proprie ed altrui paure alla quale, nella seconda metà degli anni ’80, seguirà il ciclo di opere dedicate alla musica sinfonica ed in particolare ad alcuni autori di “novelle” sinfoniche .
Segue il ciclo “La spiaggia della memoria” che inizia nel 1989 con l’opera che darà il titolo ad un lavoro particolarmente articolato e, subito dopo, dipinge una serie di opere dal titolo “Percorsi di ordinaria normalità”, opere nelle quali il mistero del racconto diventa elemento di un linguaggio quasi metafisico. E’ del 1998 una grande mostra antologica organizzata dal Comune di Piombino con una significativa monografia dal titolo “Persistenza e Intermittenza” presentata da Rossana Bossaglia, Janus e Luciano Luisi .
Amplia i suoi rapporti con il mondo artistico ed incrementa la propria attività di pittore esponendo in importanti mostre in Italia ed all’estero.
Di lui scrive Janus:
RENZO MEZZACAPO
IL VOLO DELLA COMETA
Debbo a Renzo Mezzacapo questa confessione che lo riguarda personalmente. I pittori qualche volta non sanno fin dove può arrivare la loro pittura, fanno i pittori, ma come se la pittura uscisse un po’ brutalmente dalle loro mani, venisse da qualche luogo remoto, da cui hanno il compito di tirarla fuori, volente o nolente. Ho sempre visto Renzo Mezzacapo lottare con la pittura, potrei perfino dire accapigliarsi con la pittura, buttarsi dentro la pittura come se fosse il fuoco d’un vulcano, avvinghiarsi alla pittura come se fosse un animale mitologico, sulle spiagge di qualche mare arcaico, come facevano in antico gli eroi di Omero per provare le loro forze in una gara di corsa o di lotta, sollevando nugoli di sabbia ed onde, ma nello stesso tempo conservando la capacità di evocarla come se dovesse compiere un sacrificio alle divinità invisibili del mondo. L’ho visto ragionare a lungo con se stesso e con gli altri, talvolta con ostinazione, ma ho intravisto dietro tutti i suoi pensieri l’artista visionario che prova ancora meraviglia per le immagini che riesce a tirare fuori da qualche territorio sconosciuto ed a plasmare con la sua immaginazione. Credo che abbia messo la pittura dentro tutti i momenti della sua vita, anche quando guida un’automobile, per esempio, o quando cammina per proprio conto e non si accorge di parlare, forse, ad alta voce, quando dorme e quando si risveglia di soprassalto, ma non credo che possa dormire moltissimo. Appartiene ad una categoria di artisti incapaci di restare a lungo in pace, che hanno una visione dell’arte fatta sempre di molta tensione e di molta drammaticità.
Ho, naturalmente, passato tutta la mia vita in mezzo ai pittori, e penso di conoscerli un poco. Qualche volta ho l’impressione che la terra sia abitata solo da pittori (o da scrittori o da poeti o da filosofi o, comunque, da artisti del pensiero o della parola o dell’immagine). Certo, ho conosciuto anche avvocati e medici, assessori ed architetti, proletari ed aristocratici (le differenze ormai sono minime), ma non hanno l’importanza dei pittori con i quali ho avuto una lunga frequentazione, spesse volte anche affettuosa. Posso dire che sono stati i miei migliori amici. Mi hanno dato molto e spero a mia volta d’aver dato molto anche a loro. Sono creature imprevedibili, fragili e forti nello stesso tempo, quasi sempre ossessionati dai loro fantasmi e dalle loro immagini, fiduciosi, ma anche diffidenti, a tratti egoisti ed a tratti generosi, mai del tutto felici e mai del tutto infelici, ma spesso tormentati, alcuni, ed altri invece più indifferenti. Hanno bisogno di confidarsi e di confessarsi, non tutti, certamente. C’è chi invece si nasconde, si ritrae, si mette una maschera sul volto. Vogliono essere capiti, ma nello stesso tempo non vogliono essere del tutto capiti ed hanno perfino un po’ paura d’essere troppo capiti, vogliono essere amati, ma provano un certo sgomento se sono troppo amati. Hanno tutti una natura misteriosa e fanno la cosa più misteriosa del mondo, più imprevedibile, più bizzarra: la pittura. Spesso confondono il mistero della vita con il mistero dell’arte, il mistero della religione, cioè Dio, con il mistero delle loro passioni, il loro mistero personale con il mistero dell’universo, ed allora la loro storia si complica, si professano atei, per esempio, e la loro pittura è attraversata da una vena mistica, oppure sono credenti e la loro pittura è pervasa di ateismo o d’incredulità, fanno professione di materialismo e dipingono quadri estremamente spirituali. Non se ne accorgono, poiché in fondo sono innocenti, anche se per caso fanno una pittura colma di perversioni e di ombre. Parlo, naturalmente, degli autentici pittori, di quelli che dipingono sorretti da una vera vocazione, di quelli che nella pittura mettono non solo il loro mestiere, ma i brandelli della loro anima, tutto quello che hanno sognato e desiderato, le loro esperienze personali e quelle degli altri, quello che hanno amato ed anche quello che hanno odiato, le loro virtù ed i loro vizi. Parlo naturalmente anche di Renzo Mezzacapo, che è un pittore capace di molti entusiasmi e di forti emozioni, che ha ancora l’anima di un antico etrusco rimasto in fondo pagano, che vede la pittura attraverso la poesia e la poesia attraverso la pittura. Non si possono confondere tra di loro. Hanno, certamente, caratteri e personalità diverse, come sono sempre diversissime le loro opere, anche quando appartengono alla stessa scuola o alla stessa corrente artistica (ma occorre diffidare di quelli che si assomigliano troppo). Hanno un’anima nomade, anche quando si stabiliscono in un solo luogo, nella loro presenza c’è sempre una certa assenza e nella loro assenza, quando talvolta si allontanano o scompaiono, rimane uno strascico lucente che permette sempre d’intravederli lungo l’orizzonte.………………
Sicuramente Renzo Mezzacapo è anche un pittore irruente e insofferente, quello che vedeva non gli bastava, quello che accadeva nel mondo accendeva sempre di più la sua fantasia, sentiva la necessità di mettere nella sua pennellata qualche cosa di più, di raccontare storie sempre più complesse, senza allontanarsi dalla storia e senza allontanarsi troppo dalla sua fantasia che, con gli anni, è diventata sempre più prorompente, spingendolo perfino a dare alla pennellata un maggiore dinamismo. Il pittore d’un mondo fantastico, d’un mondo magico, non può accontentarsi della semplicità, il quadro si è in un certo senso moltiplicato, è stato invaso da un numero straordinario d’immagini ed anche il colore non è stato più sufficiente, anche il colore ha dovuto scomporsi e raddoppiarsi, doveva mescolarsi con altri colori, la stesura del colore, specialmente in questi ultimi anni, si è quasi spaccata, si è dilatata. Forma e colore si sono fusi insieme. La pittura è diventata tumultuosa, più ampia, invasa da molti fantasmi, doveva impossessarsi di quello che aveva dipinto ieri e metterlo dentro i dipinti che oggi gli escono dalle mani e che un poco lo bruciano. I quadri più recenti contengono in parte quadri del passato, ma visti sotto una prospettiva più dinamica, come se avesse voluto congiungere due momenti diversi, ma non opposti………………
Come ho detto all’inizio ho conosciuto molti artisti, ma Renzo Mezzacapo mi è sempre sembrato uno di quei pittori che inseguono per tutta la loro vita una cometa, si aggrappano alla sua coda, volano per gli strati siderali dello spazio, ma quando Renzo Mezzacapo ritorna sulla terra sparge nei suoi quadri i frammenti della sua anima inquieta, e non gli importa se si è fatto un po’ male, se il fuoco ha lasciato qualche impronta sulla sua pelle.
08
settembre 2005
Renzo Mezzacapo – Il volo della cometa
Dall'otto al 26 settembre 2005
arte contemporanea
Location
GALLERIA D’ARTE MENTANA
Firenze, Piazza Mentana, 2/3/4R, (Firenze)
Firenze, Piazza Mentana, 2/3/4R, (Firenze)
Orario di apertura
tutti i giorni 11-13 e 17-20; domenica e lunedì mattina chiuso; anche su appuntamento
Vernissage
8 Settembre 2005, ore 18
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