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Riccardo Luchini – Non luoghi
Riccardo Luchini è nato a Milano. Vive e lavora a Pieve a Elici, Massarosa, Lucca. Docente all’Accademia di Belle Arti di Brera (MI), all’Accademia di Belle Arti di Roma e all’Accademia di Belle Arti di Carrara (MS), attualmente all’Accademia di Belle Arti di Urbino (PU).
Comunicato stampa
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Tutto è costruito secondo un andamento oscillatorio che simultaneamente va dal centro alla periferia e viceversa.
Sono segni appunto che, nell’incrocio, nella incidenza, nella accidentalità, nel loro nascere causale o nella casualità delle probabili relazioni, vengono restituiti come una possibile Forma (aree urbane, palazzi, stazioni ferroviarie, scali...).
L’esito finale è dunque il configurarsi di una forma riconoscibile, ma pur sempre estranea ai codici di lettura di un vedutismo naturalistico. Essa è il risultato di un fare pittorico che è trascrizione di un segno sempre ambiguo perché sempre polivalente; risultato questo possibile solo a condizione che il segno sia colore; un fare in cui l’ideare è sempre ideare facendo e che esclude la distinzione fra opera grafica e restituzione pittorica.
Dopo queste considerazioni non si può certo pensare a Luchini come ad un “paesaggista”; le sue periferie non hanno nulla in comune neppure con quelle di Sironi certo solitarie, ma costruite con evidente piglio architettonico. Per di più le sue aree, i suoi spazi, i suoi luoghi sono sempre connotati come “non-luoghi” e forse per questo motivo sono dei vissuti che l’Autore può rappresentare senza averli necessariamente davanti allo sguardo.
Se è vero poi che la città non è più quella di Pissarro, che il vivere urbano non può rivitalizzarsi nel dialettico rapporto fra città e campagna e se è vero che la nostra anima può diventare “grigia” come lo sono le periferie dominanti, allora questi sono i paesaggi che occorre avere il coraggio di dipingere.
Sono segni appunto che, nell’incrocio, nella incidenza, nella accidentalità, nel loro nascere causale o nella casualità delle probabili relazioni, vengono restituiti come una possibile Forma (aree urbane, palazzi, stazioni ferroviarie, scali...).
L’esito finale è dunque il configurarsi di una forma riconoscibile, ma pur sempre estranea ai codici di lettura di un vedutismo naturalistico. Essa è il risultato di un fare pittorico che è trascrizione di un segno sempre ambiguo perché sempre polivalente; risultato questo possibile solo a condizione che il segno sia colore; un fare in cui l’ideare è sempre ideare facendo e che esclude la distinzione fra opera grafica e restituzione pittorica.
Dopo queste considerazioni non si può certo pensare a Luchini come ad un “paesaggista”; le sue periferie non hanno nulla in comune neppure con quelle di Sironi certo solitarie, ma costruite con evidente piglio architettonico. Per di più le sue aree, i suoi spazi, i suoi luoghi sono sempre connotati come “non-luoghi” e forse per questo motivo sono dei vissuti che l’Autore può rappresentare senza averli necessariamente davanti allo sguardo.
Se è vero poi che la città non è più quella di Pissarro, che il vivere urbano non può rivitalizzarsi nel dialettico rapporto fra città e campagna e se è vero che la nostra anima può diventare “grigia” come lo sono le periferie dominanti, allora questi sono i paesaggi che occorre avere il coraggio di dipingere.
31
marzo 2016
Riccardo Luchini – Non luoghi
Dal 31 marzo al 23 aprile 2016
arte contemporanea
Location
GALLERIA LAZZARO BY CORSI
Milano, Via Cenisio, 50, (Milano)
Milano, Via Cenisio, 50, (Milano)
Orario di apertura
martedì - sabato: 9 - 13 / 15 – 19
Vernissage
31 Marzo 2016, ore 18,00
Autore
Curatore




