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Rivelazioni
Un percorso in divenire, che attraversa le sperimentazioni concettuali degli anni settanta e approda tra diverse esperienze sulle sponde del contemporaneo di ultima generazione.
Comunicato stampa
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Un percorso in divenire, che attraversa le sperimentazioni concettuali degli anni settanta e approda tra diverse esperienze sulle sponde del contemporaneo di ultima generazione. Un filo sottile di pretese mancate nell’affermazione della sperimentazione, che per contrasto dichiarato dalla Transavanguardia, ha visto poesie visive, libri bianchi, figli dei fiori, morte dell’arte e linguaggi che nella propria contemporaneità avevano l’efficacia di raccontarsi attraverso gli anni della grande corsa politica, all’affermazione di una proprietà intellettuale che vedrà esiti per lo più condivisi dai poteri, e quindi spegnersi come luce fioca almeno nei contesti lontani dalla società degli indotti industriali. Il contesto vesuviano ha visto germogliare tante grida disattese, tanti coraggiosi che hanno speso le loro forze per mantenere viva l’attenzione sul percorso delle arti meridionali più in generale. Certamente le sperimentazioni sui materiali, prime fonti di recupero sul territorio, dalla ancestrale configurazione naturalistica e di tremori sopiti – ed in questa terra di passaggio, dove l’uomo è stanziale tra una eruzione ed un'altra, che si sviluppano i percorsi degli artisti dell’associazione Vesuvio Creativo, che pur nei linguaggi e tecniche differenti, si dimostrano afferenti ai territori, al territorio, dove colate e colori, sentimenti e ricerca di soluzioni vitali, non si allontanano dalle ricerche sulla caducità dell’uomo e dei suoi modelli, che si sviluppano con una cadenza millenaria tra scontentezze e speranze di successo. Nella collettiva che trova accoglienza nella casa della Corte ad Agerola, l’incontro di esperienze, nelle varie direzioni che i linguaggi sanno prendere, si offre ad una serie di considerazioni sul contemporaneo, e su quanto gli artisti e le loro opere possano essere gli interpreti di condizioni generali che la società vive. Gli artisti partecipanti, propongono installazioni che riportano al gioco ed al consumo forzato con Anonimo Napoletano, al produrre oggetti di design primordiale in opere uniche che creano dalla memoria, nuove ipotesi per nuovi sguardi al futuro sostenibile e realizzato con cadenzate azioni con le mani di Raffaele De Martino Studio Zud, ai ritratti su polaroid che riproducono una frase ripresa dalle metamorfosi di Ovidio sul narcisismo, opere che con azione nell’inaugurazione completerà la serie ed è opera di Francesco Ciotola, all’installazione della memoria del consumo nell’alfabeto numerico dei conti che non tornano di Crescenzio D’Ambrosio, che nell’incontro tra oggetti di recupero e concetto sulla povertà di alcune classi sociali presenta una sua installazione che farà riflettere –così come Francesco Matrone che nel recupero idiomatico di una identità umana che è ancora alla ricerca di linguaggi condivisi, presenta opere che aspettano risposte - nell’insieme, anche la grande tradizione manifatturiera ed artigianale/artistica sulla ceramica con Roberta D’Aquino che presenta una sua personale creazione sul Vesevo amico/nemico di sempre e pur con una tecnica mista Eliane Giandola scruta le pulsazioni vitali di una agonia ingabbiata dagli esiti di una superproduzione industriale; tanti gli artisti che raggruppati dallo spirito di confronto presentano sperimentazioni sui linguaggi della video arte, con attenzione ai segni e la composizione energetica di spinte creative di Antonio Longobardi e opere fotografiche, che nel contempo e nell’azione dello svolgersi offrono uno spaccato di reportage artistico con Francesco Pischetola che nella crudeltà di contesti difficili, coglie ipotesi di estetica con la sua personale capacità di poetica, tanto il dato ritratto che il contesto si ammantano di unicità per sfumature emozionali che ne colorano il senso. Il Vesuvio ha anche dei suoi figli naturali come Bigal che nella dimensione della poetica semplice e immediata presenta un’opera pittorica e scultorea sempre dedicata ai sentimenti primi dell’uomo, sfruttando il tufo pietra vesuviana che ha connotato tutta la storia architettonica di Napoli e della zona vesuviana appunto. Il segno che la lava lascia al suo passaggio, che esprime morte e rinascenza, è stato il percorso artistico di Neotto, che proprio nel segno ha improntato tutta la sua feconda produzione pittorica e scultorea che qui presenta una grande tela che invita all’incontro, all’amore, alle culture che si fondono e creano nuove ipotesi. Nella linea grafica e nella sintesi spaziale si compongono le opere di Mario Sammarco che riporta alla pittura e agli esiti di ricerca che traendo spunto dal Vesuvio ne dettano le forze e spinte energetiche. Altra presenza femminile nell’insieme delle ricerche contemporanee è Patrizia Gargiulo che lavora le sue opere tridimensionali su bidimensionale, con tecniche miste che sondano l’esito di una determinazione finale dell’opera che nasce spontanea dal seccarsi di stucchi e collanti.
Gianni Nappa
Gianni Nappa
25
maggio 2013
Rivelazioni
Dal 25 maggio al 13 giugno 2013
arte contemporanea
Location
SEDI VARIE – Agerola
Agerola, (Napoli)
Agerola, (Napoli)
Vernissage
25 Maggio 2013, ore 19,00
Curatore




