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Roberta Cavallari / Sabrina Muzi – Ecologie instabili
La mostra “Ecologie instabili” indaga la natura come forza vitale e mutevole: nel sottobosco di Muzi emerge una rigenerazione silenziosa e continua; in Cavallari, natura e artificio si intrecciano nell’Antropocene, rivelando trasformazioni già in atto oltre ciò che vediamo
Comunicato stampa
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Galleria Studio Cenacchi
Presenta
Roberta Cavallari – Sabrina Muzi
Ecologie instabili. Nel punto in cui tutto si trasforma
A cura di Raffaele Quattrone
COMUNICATO STAMPA
Inaugura il 5 maggio presso la Galleria Studio Cenacchi di Bologna la mostra Ecologie instabili. Nel punto in cui tutto si trasforma, che mette in dialogo le ricerche di Roberta Cavallari e Sabrina Muzi, a cura di Raffaele Quattrone.
La mostra costruisce uno spazio di tensione tra due modalità attraverso cui il reale si modifica, si rigenera e si ridefinisce continuamente, a partire da una domanda implicita: cosa significa oggi osservare un paesaggio? E, soprattutto, cosa resta invisibile dentro ciò che crediamo di vedere?
Nelle opere di Sabrina Muzi, lo sguardo si avvicina al sottobosco, scegliendo una scala intima e ravvicinata che esclude l’orizzonte per concentrarsi su frammenti minimi: arbusti, foglie, fili d’erba, porzioni di terreno. La luce, filtrando tra le fronde, non illumina uniformemente ma seleziona, incide, isola. Si formano così apparizioni improvvise, zone di intensità visiva che rivelano un ordine relazionale tra le forme, normalmente impercettibile. Queste immagini non sono semplici trascrizioni del reale, ma sedimentazioni di esperienza, memorie di camminate in cui il paesaggio si offre per brevi istanti come rivelazione. Il sottobosco diventa così uno spazio liminale: luogo nascosto, in ombra, dove la decomposizione coincide con la generazione e prende forma una trasformazione silenziosa ma continua. A questa dimensione si lega il riferimento alla Viriditas, concetto elaborato da Ildegarda di Bingen, che identifica nella natura una forza vitale autonoma, capace di rigenerarsi, curare e persistere oltre ogni forma di crisi. La pittura agisce qui come dispositivo di rivelazione, rendendo visibile ciò che cresce, spesso al di fuori del campo della percezione immediata.
Se Muzi lavora su una dimensione di emersione e vitalità invisibile, Roberta Cavallari introduce invece una sottile frattura nel visibile. I suoi dipinti, pur mantenendo una base figurativa, sono attraversati da scarti minimi che alterano il rapporto tra gli elementi e producono una sensazione di disallineamento. Interni apparentemente neutri, spesso privi di presenza umana, si configurano come spazi sospesi in cui architetture, prospettive e fonti luminose assumono un ruolo dominante, quasi strutturale. Nei paesaggi emergono segni che rimandano a un intervento umano o tecnologico: monitor che restituiscono immagini atmosferiche irreali, forme naturali che assumono qualità artificiali, elementi geometrici che si inseriscono come presenze ambigue, tra oggetto costruito e simulazione digitale. Queste anomalie non producono rotture evidenti, ma agiscono per slittamento, insinuandosi nella percezione e rendendo visibile una trasformazione già in atto. Il mondo rappresentato da Cavallari non è un futuro ipotetico, ma il presente stesso, osservato attraverso le logiche dell’Antropocene, in cui natura e artificio risultano ormai profondamente intrecciati.
Il dialogo tra le due artiste non si costruisce su una contrapposizione tra naturale e artificiale, ma su una tensione più complessa e contemporanea: da un lato una forza che continua a generare e rigenerarsi, dall’altro una trasformazione che modifica profondamente le condizioni del visibile. In questo spazio intermedio, la pittura assume una funzione critica e percettiva. Non si limita a rappresentare il mondo, ma ne interroga le soglie, rendendo visibili quei processi — naturali o culturali — che operano al di sotto o al di là dello sguardo immediato.
Ecologie instabili si configura così come un campo di attenzione: un invito a sostare nel punto in cui tutto si trasforma, dove crescita e mutazione, continuità e alterazione coesistono senza risolversi, ridefinendo continuamente il nostro modo di abitare e percepire il reale.
ROBERTA CAVALLARI
Roberta Cavallari, nata a Ferrara, si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Alla fine degli anni Novanta, durante una residenza a Berlino, entra in contatto con i forti contrasti della città in profonda trasformazione: spazi industriali dismessi, architetture d’avanguardia e interni post-industriali che diventeranno elementi ricorrenti della sua ricerca visiva. Parallelamente, l’emergere della cultura cyberpunk e la diffusione di Internet incidono in modo significativo sul suo immaginario, influenzandone temi ed estetica, insieme a un interesse crescente per atmosfere e costruzioni visive riconducibili alla neo-metafisica. I suoi dipinti e disegni mettono in relazione elementi realistici e forme astratte, dando vita a spazi sospesi e ambigui in cui si articolano riflessioni sull’alienazione, sulle trasformazioni sociali, sulla memoria storica e sul paesaggio antropizzato come esito dell’intervento umano. Nel tempo la sua pratica si è ampliata includendo performance, video e fotografia, mantenendo una coerenza concettuale centrata sull’analisi dello spazio, della percezione e delle forme di identità nell’epoca contemporanea. Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre a livello internazionale, tra cui la partecipazione alla 54ª Biennale di Venezia.
www.robertacavallari.it
SABRINA MUZI
Nella ricerca di Sabrina Muzi un immaginario in dialogo con il paesaggio, l’esperienza dei luoghi, natura, culture e ritualità, si attiva percorrendo linguaggi che vanno dalla pratica di pittura e disegno ad interventi installativi. Attiva dagli anni ’90, lavora nel fervente clima bolognese e partecipa a programmi di residenza e ricerca, in particolare in Oriente dalla cui cultura attinge in un dialogo con la propria. Nel 2012 vince al Premio Terna con un lavoro site specific di mimesi tra spazio naturale e architettonico, realizzato nell’Appennino marchigiano. Nel 2017 realizza un progetto a Shenzhen, vivendo un mese in un villaggio urbano cinese, soggetto a gentrificazione e demolizione. Nello stesso anno trascorre un periodo in un villaggio rurale ai piedi della Grande Muraglia, con un lavoro sulla montagna e il paesaggio. Tra le mostre: Kahuna, cura L. Regano, Ex Chiesa S. Mattia, BO; Shān, cura L. Biolchini, Rocca di Vignola; Wandering Baishizhou, OCT-Loft C2 Gallery, Shenzhen; Temps D’arret, La Chambre Blanche, Quebec; Intramondo, mtn, BO; Legami Fragili, cura R. Quattrone (vari siti); Eccentriche Nature, cura P. Fameli, CUBO, BO; Illiminale, cura OSA, Spazio Tempesta, Recanati.
www.sabrinamuzi.it
Informazioni
Mostra: Ecologie instabili. Nel punto in cui tutto si trasforma
Artisti: Roberta Cavallari e Sabrina Muzi
Curatore: Raffaele Quattrone
Sede: Galleria Studio Cenacchi, Via Santo Stefano 63 Bologna
Inaugurazione: 5 maggio 2026 ore 18.00
Periodo di apertura: 5 maggio - 4 giugno 2026
Orario di apertura: da martedì a sabato ore 16.30 - 19.30 o su appuntamento
Aperture straordinarie: sabato 16 e domenica 17 maggio ore 10.00 - 19.00 | in occasione di Diverdeinverde
Contatti: 051 365517 | galleria@studiocenacchi.com
INGRESSO GRATUITO
Presenta
Roberta Cavallari – Sabrina Muzi
Ecologie instabili. Nel punto in cui tutto si trasforma
A cura di Raffaele Quattrone
COMUNICATO STAMPA
Inaugura il 5 maggio presso la Galleria Studio Cenacchi di Bologna la mostra Ecologie instabili. Nel punto in cui tutto si trasforma, che mette in dialogo le ricerche di Roberta Cavallari e Sabrina Muzi, a cura di Raffaele Quattrone.
La mostra costruisce uno spazio di tensione tra due modalità attraverso cui il reale si modifica, si rigenera e si ridefinisce continuamente, a partire da una domanda implicita: cosa significa oggi osservare un paesaggio? E, soprattutto, cosa resta invisibile dentro ciò che crediamo di vedere?
Nelle opere di Sabrina Muzi, lo sguardo si avvicina al sottobosco, scegliendo una scala intima e ravvicinata che esclude l’orizzonte per concentrarsi su frammenti minimi: arbusti, foglie, fili d’erba, porzioni di terreno. La luce, filtrando tra le fronde, non illumina uniformemente ma seleziona, incide, isola. Si formano così apparizioni improvvise, zone di intensità visiva che rivelano un ordine relazionale tra le forme, normalmente impercettibile. Queste immagini non sono semplici trascrizioni del reale, ma sedimentazioni di esperienza, memorie di camminate in cui il paesaggio si offre per brevi istanti come rivelazione. Il sottobosco diventa così uno spazio liminale: luogo nascosto, in ombra, dove la decomposizione coincide con la generazione e prende forma una trasformazione silenziosa ma continua. A questa dimensione si lega il riferimento alla Viriditas, concetto elaborato da Ildegarda di Bingen, che identifica nella natura una forza vitale autonoma, capace di rigenerarsi, curare e persistere oltre ogni forma di crisi. La pittura agisce qui come dispositivo di rivelazione, rendendo visibile ciò che cresce, spesso al di fuori del campo della percezione immediata.
Se Muzi lavora su una dimensione di emersione e vitalità invisibile, Roberta Cavallari introduce invece una sottile frattura nel visibile. I suoi dipinti, pur mantenendo una base figurativa, sono attraversati da scarti minimi che alterano il rapporto tra gli elementi e producono una sensazione di disallineamento. Interni apparentemente neutri, spesso privi di presenza umana, si configurano come spazi sospesi in cui architetture, prospettive e fonti luminose assumono un ruolo dominante, quasi strutturale. Nei paesaggi emergono segni che rimandano a un intervento umano o tecnologico: monitor che restituiscono immagini atmosferiche irreali, forme naturali che assumono qualità artificiali, elementi geometrici che si inseriscono come presenze ambigue, tra oggetto costruito e simulazione digitale. Queste anomalie non producono rotture evidenti, ma agiscono per slittamento, insinuandosi nella percezione e rendendo visibile una trasformazione già in atto. Il mondo rappresentato da Cavallari non è un futuro ipotetico, ma il presente stesso, osservato attraverso le logiche dell’Antropocene, in cui natura e artificio risultano ormai profondamente intrecciati.
Il dialogo tra le due artiste non si costruisce su una contrapposizione tra naturale e artificiale, ma su una tensione più complessa e contemporanea: da un lato una forza che continua a generare e rigenerarsi, dall’altro una trasformazione che modifica profondamente le condizioni del visibile. In questo spazio intermedio, la pittura assume una funzione critica e percettiva. Non si limita a rappresentare il mondo, ma ne interroga le soglie, rendendo visibili quei processi — naturali o culturali — che operano al di sotto o al di là dello sguardo immediato.
Ecologie instabili si configura così come un campo di attenzione: un invito a sostare nel punto in cui tutto si trasforma, dove crescita e mutazione, continuità e alterazione coesistono senza risolversi, ridefinendo continuamente il nostro modo di abitare e percepire il reale.
ROBERTA CAVALLARI
Roberta Cavallari, nata a Ferrara, si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Alla fine degli anni Novanta, durante una residenza a Berlino, entra in contatto con i forti contrasti della città in profonda trasformazione: spazi industriali dismessi, architetture d’avanguardia e interni post-industriali che diventeranno elementi ricorrenti della sua ricerca visiva. Parallelamente, l’emergere della cultura cyberpunk e la diffusione di Internet incidono in modo significativo sul suo immaginario, influenzandone temi ed estetica, insieme a un interesse crescente per atmosfere e costruzioni visive riconducibili alla neo-metafisica. I suoi dipinti e disegni mettono in relazione elementi realistici e forme astratte, dando vita a spazi sospesi e ambigui in cui si articolano riflessioni sull’alienazione, sulle trasformazioni sociali, sulla memoria storica e sul paesaggio antropizzato come esito dell’intervento umano. Nel tempo la sua pratica si è ampliata includendo performance, video e fotografia, mantenendo una coerenza concettuale centrata sull’analisi dello spazio, della percezione e delle forme di identità nell’epoca contemporanea. Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre a livello internazionale, tra cui la partecipazione alla 54ª Biennale di Venezia.
www.robertacavallari.it
SABRINA MUZI
Nella ricerca di Sabrina Muzi un immaginario in dialogo con il paesaggio, l’esperienza dei luoghi, natura, culture e ritualità, si attiva percorrendo linguaggi che vanno dalla pratica di pittura e disegno ad interventi installativi. Attiva dagli anni ’90, lavora nel fervente clima bolognese e partecipa a programmi di residenza e ricerca, in particolare in Oriente dalla cui cultura attinge in un dialogo con la propria. Nel 2012 vince al Premio Terna con un lavoro site specific di mimesi tra spazio naturale e architettonico, realizzato nell’Appennino marchigiano. Nel 2017 realizza un progetto a Shenzhen, vivendo un mese in un villaggio urbano cinese, soggetto a gentrificazione e demolizione. Nello stesso anno trascorre un periodo in un villaggio rurale ai piedi della Grande Muraglia, con un lavoro sulla montagna e il paesaggio. Tra le mostre: Kahuna, cura L. Regano, Ex Chiesa S. Mattia, BO; Shān, cura L. Biolchini, Rocca di Vignola; Wandering Baishizhou, OCT-Loft C2 Gallery, Shenzhen; Temps D’arret, La Chambre Blanche, Quebec; Intramondo, mtn, BO; Legami Fragili, cura R. Quattrone (vari siti); Eccentriche Nature, cura P. Fameli, CUBO, BO; Illiminale, cura OSA, Spazio Tempesta, Recanati.
www.sabrinamuzi.it
Informazioni
Mostra: Ecologie instabili. Nel punto in cui tutto si trasforma
Artisti: Roberta Cavallari e Sabrina Muzi
Curatore: Raffaele Quattrone
Sede: Galleria Studio Cenacchi, Via Santo Stefano 63 Bologna
Inaugurazione: 5 maggio 2026 ore 18.00
Periodo di apertura: 5 maggio - 4 giugno 2026
Orario di apertura: da martedì a sabato ore 16.30 - 19.30 o su appuntamento
Aperture straordinarie: sabato 16 e domenica 17 maggio ore 10.00 - 19.00 | in occasione di Diverdeinverde
Contatti: 051 365517 | galleria@studiocenacchi.com
INGRESSO GRATUITO
05
maggio 2026
Roberta Cavallari / Sabrina Muzi – Ecologie instabili
Dal 05 maggio al 04 giugno 2026
arte contemporanea
Location
Galleria Studio Cenacchi
Bologna, Via Santo Stefano, 63, (BO)
Bologna, Via Santo Stefano, 63, (BO)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 16.30 - 19.30
aperture straordinarie in occasione di Diverdeinverde: sabato 16 e domenica 17 maggio ore 10 - 19
Vernissage
5 Maggio 2026, 18.00
Sito web
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