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Roma ’50 – ’60. Due decenni di avanguardie.
In mostra opere scelte di Accardi, Consagra, Dorazio, Novelli, Perilli, Sanfilippo, Scialoja, Turcato, Angeli, Ceroli, Festa, Lo Savio, Rotella, Schifano.
Comunicato stampa
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Tra le esperienze artistiche più importanti condotte negli anni Cinquanta, definite dai protagonisti stessi rivoluzionarie e avanguardistiche, alcune si distinguevano per la forte carica di sperimentazione e di innovazione in un momento storico in cui il dibattito tra arte astratta e figurativa occupava la scena artistica in Italia, soprattutto tra Roma e Milano.
L'obiettivo era quello di uscire dal provincialismo in cui la pittura italiana rischiava di scivolare se non si fosse collegata ad istanze più di carattere europeo, superando i limiti dell' Informale.
Queste riflessioni trovavano un approfondimento personale nell'interpretazione di ciascun artista: dall'interazione colore-luce dei reticoli di Dorazio, alla "folle immagine" di Perilli, dal segno che Novelli mutava in scrittura e caricava di significati e, di nuovo al segno e poi allo spazio: "da riempire, da popolare, da infittire: con un 'horror vacui' che è amore per la forma originaria", di Antonio Sanfilippo.
In uno scenario storico radicalmente mutato rispetto al decennio precedente, la Biennale di Venezia del '64 rappresentava una svolta.
Passata alla storia come la Biennale della Pop più per la forte presenza statunitense che per un'autentica attenzione alla convergente ricerca artistica nel nostro paese, essa offriva al pubblico sale personali con opere straordinarie. Il mondo è un quadro e la società dei consumi un tale eccitante universo di oggetti e feticci che, ladro d' immagini l'artista cattura, sollevato dalle responsabilità ideologiche che troppo spesso accompagnavano il dibattito artistico. E' il superamento definitivo della polemica tra astrazione e realismo.
"Amiamo il mondo. La tavola pitagorica che è il mondo. Le sensazioni dissociate attraverso cui si esprime (...) il neon sentimentale, i tisici riflettori del Colosseo e le dolci, arroganti lamiere lacerate e insanguinate dopo lo scontro. Amiamo Dracula e la sua vittima, il morto e il vivo, il demonio e il cherubino. I miracoli della tv o del Cinemascope, oltre ogni idiozia ci affascinano; e così lo spettacolo di un pubblico abbruttito dai mass-media."
Cesare Vivaldi, Introduzione a "Crack".
L'obiettivo era quello di uscire dal provincialismo in cui la pittura italiana rischiava di scivolare se non si fosse collegata ad istanze più di carattere europeo, superando i limiti dell' Informale.
Queste riflessioni trovavano un approfondimento personale nell'interpretazione di ciascun artista: dall'interazione colore-luce dei reticoli di Dorazio, alla "folle immagine" di Perilli, dal segno che Novelli mutava in scrittura e caricava di significati e, di nuovo al segno e poi allo spazio: "da riempire, da popolare, da infittire: con un 'horror vacui' che è amore per la forma originaria", di Antonio Sanfilippo.
In uno scenario storico radicalmente mutato rispetto al decennio precedente, la Biennale di Venezia del '64 rappresentava una svolta.
Passata alla storia come la Biennale della Pop più per la forte presenza statunitense che per un'autentica attenzione alla convergente ricerca artistica nel nostro paese, essa offriva al pubblico sale personali con opere straordinarie. Il mondo è un quadro e la società dei consumi un tale eccitante universo di oggetti e feticci che, ladro d' immagini l'artista cattura, sollevato dalle responsabilità ideologiche che troppo spesso accompagnavano il dibattito artistico. E' il superamento definitivo della polemica tra astrazione e realismo.
"Amiamo il mondo. La tavola pitagorica che è il mondo. Le sensazioni dissociate attraverso cui si esprime (...) il neon sentimentale, i tisici riflettori del Colosseo e le dolci, arroganti lamiere lacerate e insanguinate dopo lo scontro. Amiamo Dracula e la sua vittima, il morto e il vivo, il demonio e il cherubino. I miracoli della tv o del Cinemascope, oltre ogni idiozia ci affascinano; e così lo spettacolo di un pubblico abbruttito dai mass-media."
Cesare Vivaldi, Introduzione a "Crack".
15
ottobre 2011
Roma ’50 – ’60. Due decenni di avanguardie.
Dal 15 ottobre al 12 novembre 2011
arte contemporanea
Location
GALLERIA L’ELEFANTE
Treviso, Via Roggia, 52, (Treviso)
Treviso, Via Roggia, 52, (Treviso)
Orario di apertura
Da luned' a sabato ore 15.00 - 19.30
Vernissage
15 Ottobre 2011, Ore 18.00
Autore




