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Rosa DiDonna – Arte la mia seconda pelle. Tra il concettuale e l’informale
performance
Comunicato stampa
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.. Le performance di Rosa Didonna presentano sempre delle conclusioni statuarie. La Body Art degli anni sessanta e settanta nasce prevalentemente da un'esigenza di contestazione sociale e culturale e si propone come arte di rottura in tutto e per tutto, mettendo al centro della scena il corpo dell'artista, che diviene oggetto e mezzo di comunicazione contemporanea la performance, ovvero arte difficilmente definibile ibrido di piece teatrale e opera d'arte visiva era ed è il mezzo privilegiato degli artists, che a loro volta lo hanno mutato da alcune correnti artistiche immediatamente precedenti, in prevalenza statunitensi (es. Fluxus; tieni presente che la prima performance della storia dell'arte è datata convenzionalmente al 1965 presso il Black Mountain College). dal 1960, quest'arte rimane una delle fasi più salienti dell’arte contemporanea. In questo periodo troviamo una serie di movimenti e di artisti che, con maggiore o minore consapevolezza, propongono un’arte il cui approccio è effettivamente concettuale: l’Environment, la Land Art, l’Arte Povera, la Body Art, la Narrative Art... Possiamo dividere le esperienze concettuali in due gruppi principali: quelle legate al «pensiero» e quelle legate all’«evento». Nel primo caso abbiamo artisti la cui attività, seppur legata alla produzione di opere concrete, si pone come messaggio prettamente intellettuale. Nel secondo caso rientrano quelle esperienze artistiche che non producono opere, ma solo eventi temporalmente limitati, la cui traccia rimane solo nella testimonianza (fotografica, filmica o altro) queste performance tendevano ad un effetto choc ai limiti dell’irrazionale, quali il prodursi ferite o nell’infliggersi dolore per produrre negli spettatori livelli di emozione sicuramente inediti. In altri casi la performance aveva effetti meno cruenti, mettendo in gioco meccanismi quali il travestimento o l’azione collettiva, esempio essere al MoMA per la performance di Philip Glass è sicuramente un grande privilegio e mentre le note del pianoforte ci rapiscono mente e corpo ci è tornata in mente Marina Abramovic che in questo stesso spazio poco più di un anno fa ha catturato noi e migliaia di persone con l’energia della sua indimenticabile performance.Gina pane Marina Abramovic per loro la propria produzione artistica diventa sempre più un’incessante ricerca verso nuove formulazioni creative e soprattutto verso uno sperimentalismo che sembra alienarsi dalla dimensione di comunicazione con il pubblico.. IN QUESTA OTTICA L’esecuzione della scena DI ROSA DIDONNA propone sistematicamente una galoppante corsa di emozioni che svuotano visceralmente il vissuto dell’artista con sinossi sempre nuove per il raggiungimento di un unico obiettivo: la creazione di una pala d’altare!
Il processo evolutivo, che desidera raggiungere il momento contemplativo, ma allo stesso tempo dinamico, narra la vita dell’artista. Il risultato è una grammatica completa di passato, presenta e consacrazione al futuro.
Il filo conduttore CON LA CONTEMPORANIETA’e’ sicuramente: lA performance di Rosa CHE è senza dubbio la novità iconografica comunicativa assolutamente fuori dalla convenzionalità e dagli schemi.
Il processo evolutivo, che desidera raggiungere il momento contemplativo, ma allo stesso tempo dinamico, narra la vita dell’artista. Il risultato è una grammatica completa di passato, presenta e consacrazione al futuro.
Il filo conduttore CON LA CONTEMPORANIETA’e’ sicuramente: lA performance di Rosa CHE è senza dubbio la novità iconografica comunicativa assolutamente fuori dalla convenzionalità e dagli schemi.
03
dicembre 2011
Rosa DiDonna – Arte la mia seconda pelle. Tra il concettuale e l’informale
Dal 03 al 14 dicembre 2011
performance - happening
Location
MUSEO DIOCESANO E CAPITOLARE
Terni, Via Xi Febbraio, 4, (Terni)
Terni, Via Xi Febbraio, 4, (Terni)
Orario di apertura
ore 10- 13-16-20
Vernissage
3 Dicembre 2011, ore 18,oo
Autore
Curatore




