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Rosella Restante – Quando il gioco si fa metafora
…Posizionate a terra delle aste in ferro simulano l’intreccio dello Shangai. In verticale due immagini raffiguranti delle nuvole (delle ali?) danno forma al desiderio astratto del miglioramento, dell’ascesa ad un cielo verso cui l’animo tende, ma che non sempre è raggiungibile… (A. Locatelli)
Comunicato stampa
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Alessia Locatelli
Quando il gioco si fa metafora
Negli spazi della galleria Quintocortile l'artista romana Rosella Restante esibisce un progetto che si ricongiunge a tutto il suo percorso artistico, che parte dagli anni '70 e ruota attorno alla definizione di umano, attraverso una lettura visiva della sua identità e collocazione.
Con la maturità l'artista ha trovato in un'estetica essenziale - che combina differenti materiali - la sua voce, parlando attraverso una poetica frutto di una felice contaminazione tra gli svariati linguaggi delle arti visive. Forme, elementi e materiali si combinano con l'ideale dell'artista per rendere allo sguardo del pubblico opere spesso installative, che pongono al centro della ricerca l'uomo e la sua esistenza.
Siamo essere senzienti, capaci di discernere e valutare. Siamo dotati di una intelligenza che offre l'occasione di acquisire consapevolezza ma - come in un gioco del fato - ci muoviamo talvolta all'interno di regole non nostre.
Come nel gioco dello Shangai, in cui ogni asticella di legno è in relazione con le altre, sappiamo che la nostra mossa potrà rompere l’equilibrio dell’insieme. Conosciamo le regole e siamo consapevoli che non tutto è nelle nostre mani; affidiamo al destino l'attimo sospeso in cui tratteniamo il respiro, perché temiamo che l’architettura crolli.
Come cita la stessa Rosella Restante: “Alla nostra abilità la lettura e la salvezza, come ogni gioco nella sua essenza crudele”. Questa è la metafora messa in atto dall'artista affinché il pubblico possa cogliere, con empatica umanità, il limite dell'esistenza che qui scaturisce in tutta la sua energia.
Il lavoro possiede una possanza interna che, spingendosi dal pavimento, lo innalza verso la parete della galleria. Posizionate a terra delle aste in ferro simulano l'intreccio dello Shangai. In verticale due immagini raffiguranti delle nuvole (delle ali?) danno forma al desiderio astratto del miglioramento, dell'ascesa ad un cielo verso cui l'animo tende, ma che non sempre è raggiungibile. Al centro, tra le due immagini, una piccola testa in ceramica offre la nuca all'osservatore: questo elemento equilibra la narrazione visiva regalando allo sguardo una simmetria speculare ordinata e dalla centralità rassicurante. Ề l'aspirazione alla riconquista di un centro riordinatore del Caos ma con la consapevolezza dell'artista della vacuità di questo continuo arrabattarsi umano.
La testa dallo sguardo negato di chi non vuole vedere. E anche - antropologicamente - l'effige che esorcizza, il simbolo apotropaico che ognuno mette all’ingresso del proprio destino. In questo caso simboleggia noi, l'umanità tutta, che sfida per esistere l'esistenza stessa.
Quando il gioco si fa metafora
Negli spazi della galleria Quintocortile l'artista romana Rosella Restante esibisce un progetto che si ricongiunge a tutto il suo percorso artistico, che parte dagli anni '70 e ruota attorno alla definizione di umano, attraverso una lettura visiva della sua identità e collocazione.
Con la maturità l'artista ha trovato in un'estetica essenziale - che combina differenti materiali - la sua voce, parlando attraverso una poetica frutto di una felice contaminazione tra gli svariati linguaggi delle arti visive. Forme, elementi e materiali si combinano con l'ideale dell'artista per rendere allo sguardo del pubblico opere spesso installative, che pongono al centro della ricerca l'uomo e la sua esistenza.
Siamo essere senzienti, capaci di discernere e valutare. Siamo dotati di una intelligenza che offre l'occasione di acquisire consapevolezza ma - come in un gioco del fato - ci muoviamo talvolta all'interno di regole non nostre.
Come nel gioco dello Shangai, in cui ogni asticella di legno è in relazione con le altre, sappiamo che la nostra mossa potrà rompere l’equilibrio dell’insieme. Conosciamo le regole e siamo consapevoli che non tutto è nelle nostre mani; affidiamo al destino l'attimo sospeso in cui tratteniamo il respiro, perché temiamo che l’architettura crolli.
Come cita la stessa Rosella Restante: “Alla nostra abilità la lettura e la salvezza, come ogni gioco nella sua essenza crudele”. Questa è la metafora messa in atto dall'artista affinché il pubblico possa cogliere, con empatica umanità, il limite dell'esistenza che qui scaturisce in tutta la sua energia.
Il lavoro possiede una possanza interna che, spingendosi dal pavimento, lo innalza verso la parete della galleria. Posizionate a terra delle aste in ferro simulano l'intreccio dello Shangai. In verticale due immagini raffiguranti delle nuvole (delle ali?) danno forma al desiderio astratto del miglioramento, dell'ascesa ad un cielo verso cui l'animo tende, ma che non sempre è raggiungibile. Al centro, tra le due immagini, una piccola testa in ceramica offre la nuca all'osservatore: questo elemento equilibra la narrazione visiva regalando allo sguardo una simmetria speculare ordinata e dalla centralità rassicurante. Ề l'aspirazione alla riconquista di un centro riordinatore del Caos ma con la consapevolezza dell'artista della vacuità di questo continuo arrabattarsi umano.
La testa dallo sguardo negato di chi non vuole vedere. E anche - antropologicamente - l'effige che esorcizza, il simbolo apotropaico che ognuno mette all’ingresso del proprio destino. In questo caso simboleggia noi, l'umanità tutta, che sfida per esistere l'esistenza stessa.
11
maggio 2016
Rosella Restante – Quando il gioco si fa metafora
Dall'undici al 26 maggio 2016
arte contemporanea
Location
QUINTOCORTILE
Milano, Viale Bligny, 42, (Milano)
Milano, Viale Bligny, 42, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a venerdì ore 17-19
Vernissage
11 Maggio 2016, ore 18
Autore
Curatore




