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Santarcangelo dei Teatri 2010
Festival internazionale del teatro in piazza
Comunicato stampa
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ROSSO 186 C
Il cuore è un piccolo muscolo rispetto alla massa di un corpo: voglio scrivere di Santarcangelo 40 provando a mettere a nudo il cardine rosso che lo alimenta. Lo immagino come centro propulsore di flussi, esplosioni e innesti. Un’esplosione crea varchi, fessure, polvere e macerie… distrugge, ma prepara i territori alla nuova semina, a coltivazioni alternative e prodigiosi “orti urbani”. Portage propone come gesto creativo una deflagrazione, atto apparentemente distruttivo che presuppone una trasformazione profonda, un cambiamento radicale: il contagio tra fuori e dentro. E ora ho bisogno di atti significanti e unici, capaci di far saltare in aria quello che è superfluo e di maniera.
Vedo Santarcangelo 40 come un’esplosione di rosso. Un colore dimenticato dalla politica e dalla moda. Forse perché troppo appariscente? O troppo scomodo? È banalmente il colore della passione, il colore del sangue, il colore della rivolta: lo scrivo con uno sfrontato senso nostalgico con cui convivo senza vergogna. Vedo i giovani greci affrontare un armatissimo corpo di polizia con delle semplici bandiere rosse e mi commuovo. Allora immagino l’insieme degli artisti come detonatori potenti che, con pochi mezzi e affilate parole, fronteggiano un apparato istituzionale barricato in se stesso, accecato dalla propria bramosia di potere. Creano varchi e, a volte, trovano anche qualche alleato sapiente… Mi nutro di queste immagini per resistere alla tentazione dell’assopimento, per continuare a credere nella potenza del rischio.
Questo festival, che non è solo un festival, si snoda nell’imprevedibile, accoglie come pagina “rossa” in attesa, proposte che dialogano con le estremità, i margini, le zone di scambio. Cortili, strade, piazze e abitazioni del paese ospitano interventi artistici che interrogano il quotidiano, sobillano il quieto vivere, “sporcano” il teatro con pezzi di mondo scomodi o fuori misura: rilanciano e amplificano la domanda “Chi è il mio prossimo?” cui dedichiamo un incontro e una serie di documentari di giovani studenti di cinema. Questo festival, che non è solo un festival, è raduno, branco, assembramento di persone vogliose di dialogo tra loro e con tutti quelli disposti a fermarsi, anche solo per un momento. Essere indifferenti o partigiani? Chiede al pubblico la performer Valentina Vetturi. In questa domanda risiede l’urgenza di Santarcangelo quarantenne: l’attuale governo del paese lucra sull’indifferenza, relega la cultura e la ricerca alla categoria dell’inutile, decreta la nostra scomparsa. Non sarà così semplice. Pensiamo all’immenso valore propulsivo, “singolare e plurale”, che ogni atto artistico detiene in potenza… Siamo pochi ma tanti.
Abbiamo invitato molti artisti che agiscono con lo spettatore, abbattono le barriere che nella convenzione teatrale separano chi “si esibisce” e chi guarda. Un altro limite esplode e il pubblico tutto diventa attore, parte fondante dell’opera: i Manifesti rossi attendono proposte, così come i progetti “Vorrei e potrei” e “Strike!”, e tutti gli artisti presenti che interrogano il qui e ora da poli diversi del pianeta, dal Giappone, al Libano, all’Argentina…
Questo festival, che non è solo un festival, ha un centro rosso infuocato, rosso pantone 186 C, che deborda dal teatro, espandendosi in più direzioni. È un festival fatto di artisti che aprono nuove finestre, anziché chiuderle. E, nonostante il clima cupo e intollerante, ESCono a cielo aperto, si sdraiano e respirano. Senza paure. Per cercare insieme l’origine e la specificità della parola festival, che non può essere vetrina ma luogo del rischio, della scoperta, della messa in gioco, della comunione.
Siamo figli di un tempo che fa paura per la sua impermeabilità a… a tutto! Un oggi che urla, che non trova domani bussa dall’esterno e l’arte lo ascolta, e documenta, e trascrive nei propri linguaggi il multistrato del mondo. Gesti semplici e meditati, necessari, che gettano le fondamenta di una comune epifania. Un’esplosione immaginata nel nero del teatro crea legami profondi con l’esterno, con la luce naturale, con i rumori della città. Ombre lunghe escono dalle fessure e si arrampicano sui muri a dismisura, fino a farsi verticali, enormi. Sono di breve durata, evanescenti come ogni spettacolo, ma possono lasciare solchi indelebili nella memoria.
E invitare all’azione.
Enrico Casagrande
direttore artistico di Santarcangelo 40
--------------------------------------------------------------------------------
C’è qualcosa di folle nell’inventare un festival. Dopo mesi di lavoro è solo nell’arco di pochi giorni che le energie si tendono al massimo e che il fuoco a lungo acceso si gonfia ed esplode. Ciò che era ancorato all’immaginazione adesso prende corpo, e la sorpresa è di tutti. Qui sta la follia del teatro, dar vita per un attimo all’invisibile e lasciare che ogni cosa si dissolva. Ma un gesto vivo accende e continua...
C’è della bellezza, una costante ricerca di bellezza, nell’inventare un festival, e la bellezza è un vortice crudele, che può far male, ma illumina, dà luce. Irrompe come qualcosa di enorme, non per quantità, bensì per qualità di energia, tanta energia.
Se interrompere il ritmo consueto del consumare (soprattutto per lo spettacolo e per la cultura) è forse la cosa più difficile oggi, almeno un po’ di sabbia negli ingranaggi è possibile gettarla, cercando intanto di lambire un eccesso, di tirare la corda, di allargare l’orizzonte, abbattendo qualche muro. E questo dando priorità alle opere degli artisti e a quel prezioso e vitale humus culturale e umano, oggi tragicamente in via di estinzione, fatto d’incontri, relazioni e confronti. Non si tratta di generica socialità, piuttosto di coinvolgere esperienze radicali, di seminare e di funzionare da incrocio per chi non accetta le cose come sono.
È necessario oggi ripensare all’idea di spazio pubblico nell’inventare un festival e non è cosa facile. Recuperare l’originaria dicitura “Festival Internazionale del Teatro in Piazza” come sottotitolo per il triennio Santarcangelo 2009-2011 è in concreto tenere viva una domanda, rivolgerla agli artisti e agli spettatori, ai cittadini e agli stranieri. È uno schiaffo per stare svegli e riflettere sulle mutazioni profonde del “teatro” e della “piazza” in questi quarant’anni.
Siamo stati curiosi, credo, non cacciatori di novità. Essere curiosi è ormai un dovere per non morire o rimanere soffocati dall’ovvio, dal riconosciuto, dal rassicurante prodotto medio. E la curiosità di Motus è stata la spinta iniziale per scardinare porte ed esplorare territori sconosciuti. Queste porte adesso sono rimaste aperte, per poter entrare e uscire, far esperienza di qualcosa di diverso, affacciarsi fuori o guardarsi dentro. “Aprire” vuol dire muoversi di slancio, credere nell’avventura, azzardare quella “mossa del cavallo” che permette in un attimo di ribaltare gli equilibri. Non tanto dunque parare i colpi durissimi che arrivano dall’esterno, dalle tante “crisi” di oggi, tentando arrocchi o alzando muri, ma fare un salto in avanti e rilanciare, o almeno provarci. Si guarda fuori accogliendo anche la possibilità dell’errore e dell’abbaglio, misurandosi sempre con quel moto veloce, perfino compresso, che hanno le cose. Più veloci dei tempi di oggi, per quanto possibile, o magari più lenti, per andare a cogliere ciò che il sistema trascina via, getta ai margini o ignora. Sfogliare questo catalogo con il lungo elenco dei partecipanti lascia francamente spaesati, perché gli intrecci e le connessioni sono tante, i modi per attraversare il festival innumerevoli, le presenze in continua riproduzione.
E questo grazie alla generosa adesione di tanti entusiasmi. Si è così a poco a poco costruita più una mappa che un programma, qualcosa di irriducibile a facili classificazioni, in continuo movimento come le cose della vita, le cose a lungo immaginate.
Rodolfo Sacchettini
coordinamento critico-organizzativo di Santarcangelo 2009-2011
--------------------------------------------------------------------------------
Compiere quarant’anni per un festival di teatro di ricerca è una bella impresa. Significa che ciò che via via si cercava, si provava o si sperimentava a Santarcangelo, non aveva in sé il segno della rottura o della sterile provocazione ma piuttosto quello del cammino instancabile, talvolta anche mutevole, e dell’onesta esplorazione intellettuale. Insomma, l’idea originale di Romeo Donati e della sua Giunta, di mettere Santarcangelo in sintonia con il grande ciclo di cambiamenti culturali e sociali nati dal Sessantotto, ha avuto la forza di non fermarsi, ha continuato a scavare con la tenacia della “vecchia talpa”. Sono cambiati uomini, donne, artisti, direttori, amministratori pubblici, ma la linea della ricerca è rimasta vitale. Altrimenti non saremmo qui a celebrare un quarantesimo ricco di un vasto profilo internazionale, coerente nella scelta delle differenze, vicino alle tensioni della modernità. Ancora una volta il paese sarà “sconvolto” dalle presenze del teatro e ancora una volta si parlerà di Santarcangelo nella vasta tribù, diffusa in tutto il mondo, degli amanti del teatro contemporaneo. Migliaia di persone attraverseranno ancora il naturale palcoscenico delle strade e delle piazze del paese, impavesate dalle immagini dei quarant’anni, alla ricerca dei pensieri e delle suggestioni che il teatro sa raccontare. La babele delle lingue di persone arrivate da ogni parte del mondo invaderà gli spazi aperti o chiusi e sentiremo di partecipare a un momento di tensione unitiva. Così, anche attraverso il teatro, si rinnova il rito dell’accoglienza in una terra aperta al mondo, quieta e insieme inquieta, sempre rivolta al cambiamento. Tutto questo va bene ed è già molto, ma Santarcangelo deve ancora interrogarsi sul suo rapporto con il festival. Insieme a una tangibile convergenza con parti importanti della comunità, restano ampie le distanze con il mondo dell’economia e delle professioni. È ancora lontana dall’essere condivisa l’idea che il festival possa essere il biglietto da visita, il marchio di qualità, di una città e dei beni d’uso che in essa vedono la luce. I Comuni, la Provincia, la Regione guardano a un forte radicamento sul territorio, a un festival che matura frutti duraturi, a una funzione di crescita della cultura teatrale nell’intera provincia. Anche se i tempi non sono grati, la volontà è viva.
Giuseppe Chicchi
presidente dell’Associazione Santarcangelo dei Teatri
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Santarcangelo 2009-2011
1. Santarcangelo 40 è il secondo atto dell’andamento triennale Santarcangelo 2009-2011 che vede avvicendarsi alla direzione artistica del festival Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, Enrico Casagrande di Motus e Ermanna Montanari del Teatro delle Albe. I tre direttori sono affiancati da un coordinamento critico-organizzativo permanente, composto da Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci, sponda teorica delle tre direzioni e nucleo propulsore del gruppo di lavoro.
2. Le undici residenze di ricerca teatrale realizzate grazie al progetto React! tra settembre e dicembre 2009 sono state il primo passo verso quella pratica del confronto che Santarcangelo 2009-2011 pone come gesto primario per la fondazione di un laboratorio permanente. Quattro dei gruppi che vi hanno partecipato sono presenti a Santarcangelo 40 (Maria Arena, Fagarazzi & Zuffellato, OHT | Office for a Human Theatre e Portage). Altre attività si svilupperanno
nell’autunno 2010.
3. Prosegue nel triennio una forte relazione con il paese di Santarcangelo e con lo spettatore anche occasionale, che si sviluppa nella concezione di festival innervati nelle architetture e nella comunità cittadina, che reinventano ogni anno in modi diversi il rapporto con la piazza.
4. La collaborazione con il disegnatore e grafico Marco Smacchia attraversa le tre direzioni artistiche per la creazione di materiali di comunicazione legati al carattere specifico di ogni festival.
5. La ricerca di nuovi spazi per il teatro ha portato alla scoperta in città dell’edificio dell’ex Corderia, divenuto il fulcro di molti allestimenti di Santarcangelo 40. E l’utilizzo, a San Michele, del cementificio Buzzi Unicem dismesso, guarda alla possibilità di una ristrutturazione architettonica mirata alle arti performative.
6. Tra i propositi del triennio anche la creazione di ospitalità a basso costo, realizzata con l’allestimento di un campeggio per accogliere spettatori e artisti.
7. Molte le relazioni con realtà italiane e straniere messe in gioco dalla direzione triennale di Santarcangelo 2009-2011. Sul piano internazionale spiccano in questa edizione la collaborazione con Theater der Welt, DasArts e SPACE (Performing Arts Managers On The Move).
Il cuore è un piccolo muscolo rispetto alla massa di un corpo: voglio scrivere di Santarcangelo 40 provando a mettere a nudo il cardine rosso che lo alimenta. Lo immagino come centro propulsore di flussi, esplosioni e innesti. Un’esplosione crea varchi, fessure, polvere e macerie… distrugge, ma prepara i territori alla nuova semina, a coltivazioni alternative e prodigiosi “orti urbani”. Portage propone come gesto creativo una deflagrazione, atto apparentemente distruttivo che presuppone una trasformazione profonda, un cambiamento radicale: il contagio tra fuori e dentro. E ora ho bisogno di atti significanti e unici, capaci di far saltare in aria quello che è superfluo e di maniera.
Vedo Santarcangelo 40 come un’esplosione di rosso. Un colore dimenticato dalla politica e dalla moda. Forse perché troppo appariscente? O troppo scomodo? È banalmente il colore della passione, il colore del sangue, il colore della rivolta: lo scrivo con uno sfrontato senso nostalgico con cui convivo senza vergogna. Vedo i giovani greci affrontare un armatissimo corpo di polizia con delle semplici bandiere rosse e mi commuovo. Allora immagino l’insieme degli artisti come detonatori potenti che, con pochi mezzi e affilate parole, fronteggiano un apparato istituzionale barricato in se stesso, accecato dalla propria bramosia di potere. Creano varchi e, a volte, trovano anche qualche alleato sapiente… Mi nutro di queste immagini per resistere alla tentazione dell’assopimento, per continuare a credere nella potenza del rischio.
Questo festival, che non è solo un festival, si snoda nell’imprevedibile, accoglie come pagina “rossa” in attesa, proposte che dialogano con le estremità, i margini, le zone di scambio. Cortili, strade, piazze e abitazioni del paese ospitano interventi artistici che interrogano il quotidiano, sobillano il quieto vivere, “sporcano” il teatro con pezzi di mondo scomodi o fuori misura: rilanciano e amplificano la domanda “Chi è il mio prossimo?” cui dedichiamo un incontro e una serie di documentari di giovani studenti di cinema. Questo festival, che non è solo un festival, è raduno, branco, assembramento di persone vogliose di dialogo tra loro e con tutti quelli disposti a fermarsi, anche solo per un momento. Essere indifferenti o partigiani? Chiede al pubblico la performer Valentina Vetturi. In questa domanda risiede l’urgenza di Santarcangelo quarantenne: l’attuale governo del paese lucra sull’indifferenza, relega la cultura e la ricerca alla categoria dell’inutile, decreta la nostra scomparsa. Non sarà così semplice. Pensiamo all’immenso valore propulsivo, “singolare e plurale”, che ogni atto artistico detiene in potenza… Siamo pochi ma tanti.
Abbiamo invitato molti artisti che agiscono con lo spettatore, abbattono le barriere che nella convenzione teatrale separano chi “si esibisce” e chi guarda. Un altro limite esplode e il pubblico tutto diventa attore, parte fondante dell’opera: i Manifesti rossi attendono proposte, così come i progetti “Vorrei e potrei” e “Strike!”, e tutti gli artisti presenti che interrogano il qui e ora da poli diversi del pianeta, dal Giappone, al Libano, all’Argentina…
Questo festival, che non è solo un festival, ha un centro rosso infuocato, rosso pantone 186 C, che deborda dal teatro, espandendosi in più direzioni. È un festival fatto di artisti che aprono nuove finestre, anziché chiuderle. E, nonostante il clima cupo e intollerante, ESCono a cielo aperto, si sdraiano e respirano. Senza paure. Per cercare insieme l’origine e la specificità della parola festival, che non può essere vetrina ma luogo del rischio, della scoperta, della messa in gioco, della comunione.
Siamo figli di un tempo che fa paura per la sua impermeabilità a… a tutto! Un oggi che urla, che non trova domani bussa dall’esterno e l’arte lo ascolta, e documenta, e trascrive nei propri linguaggi il multistrato del mondo. Gesti semplici e meditati, necessari, che gettano le fondamenta di una comune epifania. Un’esplosione immaginata nel nero del teatro crea legami profondi con l’esterno, con la luce naturale, con i rumori della città. Ombre lunghe escono dalle fessure e si arrampicano sui muri a dismisura, fino a farsi verticali, enormi. Sono di breve durata, evanescenti come ogni spettacolo, ma possono lasciare solchi indelebili nella memoria.
E invitare all’azione.
Enrico Casagrande
direttore artistico di Santarcangelo 40
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C’è qualcosa di folle nell’inventare un festival. Dopo mesi di lavoro è solo nell’arco di pochi giorni che le energie si tendono al massimo e che il fuoco a lungo acceso si gonfia ed esplode. Ciò che era ancorato all’immaginazione adesso prende corpo, e la sorpresa è di tutti. Qui sta la follia del teatro, dar vita per un attimo all’invisibile e lasciare che ogni cosa si dissolva. Ma un gesto vivo accende e continua...
C’è della bellezza, una costante ricerca di bellezza, nell’inventare un festival, e la bellezza è un vortice crudele, che può far male, ma illumina, dà luce. Irrompe come qualcosa di enorme, non per quantità, bensì per qualità di energia, tanta energia.
Se interrompere il ritmo consueto del consumare (soprattutto per lo spettacolo e per la cultura) è forse la cosa più difficile oggi, almeno un po’ di sabbia negli ingranaggi è possibile gettarla, cercando intanto di lambire un eccesso, di tirare la corda, di allargare l’orizzonte, abbattendo qualche muro. E questo dando priorità alle opere degli artisti e a quel prezioso e vitale humus culturale e umano, oggi tragicamente in via di estinzione, fatto d’incontri, relazioni e confronti. Non si tratta di generica socialità, piuttosto di coinvolgere esperienze radicali, di seminare e di funzionare da incrocio per chi non accetta le cose come sono.
È necessario oggi ripensare all’idea di spazio pubblico nell’inventare un festival e non è cosa facile. Recuperare l’originaria dicitura “Festival Internazionale del Teatro in Piazza” come sottotitolo per il triennio Santarcangelo 2009-2011 è in concreto tenere viva una domanda, rivolgerla agli artisti e agli spettatori, ai cittadini e agli stranieri. È uno schiaffo per stare svegli e riflettere sulle mutazioni profonde del “teatro” e della “piazza” in questi quarant’anni.
Siamo stati curiosi, credo, non cacciatori di novità. Essere curiosi è ormai un dovere per non morire o rimanere soffocati dall’ovvio, dal riconosciuto, dal rassicurante prodotto medio. E la curiosità di Motus è stata la spinta iniziale per scardinare porte ed esplorare territori sconosciuti. Queste porte adesso sono rimaste aperte, per poter entrare e uscire, far esperienza di qualcosa di diverso, affacciarsi fuori o guardarsi dentro. “Aprire” vuol dire muoversi di slancio, credere nell’avventura, azzardare quella “mossa del cavallo” che permette in un attimo di ribaltare gli equilibri. Non tanto dunque parare i colpi durissimi che arrivano dall’esterno, dalle tante “crisi” di oggi, tentando arrocchi o alzando muri, ma fare un salto in avanti e rilanciare, o almeno provarci. Si guarda fuori accogliendo anche la possibilità dell’errore e dell’abbaglio, misurandosi sempre con quel moto veloce, perfino compresso, che hanno le cose. Più veloci dei tempi di oggi, per quanto possibile, o magari più lenti, per andare a cogliere ciò che il sistema trascina via, getta ai margini o ignora. Sfogliare questo catalogo con il lungo elenco dei partecipanti lascia francamente spaesati, perché gli intrecci e le connessioni sono tante, i modi per attraversare il festival innumerevoli, le presenze in continua riproduzione.
E questo grazie alla generosa adesione di tanti entusiasmi. Si è così a poco a poco costruita più una mappa che un programma, qualcosa di irriducibile a facili classificazioni, in continuo movimento come le cose della vita, le cose a lungo immaginate.
Rodolfo Sacchettini
coordinamento critico-organizzativo di Santarcangelo 2009-2011
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Compiere quarant’anni per un festival di teatro di ricerca è una bella impresa. Significa che ciò che via via si cercava, si provava o si sperimentava a Santarcangelo, non aveva in sé il segno della rottura o della sterile provocazione ma piuttosto quello del cammino instancabile, talvolta anche mutevole, e dell’onesta esplorazione intellettuale. Insomma, l’idea originale di Romeo Donati e della sua Giunta, di mettere Santarcangelo in sintonia con il grande ciclo di cambiamenti culturali e sociali nati dal Sessantotto, ha avuto la forza di non fermarsi, ha continuato a scavare con la tenacia della “vecchia talpa”. Sono cambiati uomini, donne, artisti, direttori, amministratori pubblici, ma la linea della ricerca è rimasta vitale. Altrimenti non saremmo qui a celebrare un quarantesimo ricco di un vasto profilo internazionale, coerente nella scelta delle differenze, vicino alle tensioni della modernità. Ancora una volta il paese sarà “sconvolto” dalle presenze del teatro e ancora una volta si parlerà di Santarcangelo nella vasta tribù, diffusa in tutto il mondo, degli amanti del teatro contemporaneo. Migliaia di persone attraverseranno ancora il naturale palcoscenico delle strade e delle piazze del paese, impavesate dalle immagini dei quarant’anni, alla ricerca dei pensieri e delle suggestioni che il teatro sa raccontare. La babele delle lingue di persone arrivate da ogni parte del mondo invaderà gli spazi aperti o chiusi e sentiremo di partecipare a un momento di tensione unitiva. Così, anche attraverso il teatro, si rinnova il rito dell’accoglienza in una terra aperta al mondo, quieta e insieme inquieta, sempre rivolta al cambiamento. Tutto questo va bene ed è già molto, ma Santarcangelo deve ancora interrogarsi sul suo rapporto con il festival. Insieme a una tangibile convergenza con parti importanti della comunità, restano ampie le distanze con il mondo dell’economia e delle professioni. È ancora lontana dall’essere condivisa l’idea che il festival possa essere il biglietto da visita, il marchio di qualità, di una città e dei beni d’uso che in essa vedono la luce. I Comuni, la Provincia, la Regione guardano a un forte radicamento sul territorio, a un festival che matura frutti duraturi, a una funzione di crescita della cultura teatrale nell’intera provincia. Anche se i tempi non sono grati, la volontà è viva.
Giuseppe Chicchi
presidente dell’Associazione Santarcangelo dei Teatri
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Santarcangelo 2009-2011
1. Santarcangelo 40 è il secondo atto dell’andamento triennale Santarcangelo 2009-2011 che vede avvicendarsi alla direzione artistica del festival Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, Enrico Casagrande di Motus e Ermanna Montanari del Teatro delle Albe. I tre direttori sono affiancati da un coordinamento critico-organizzativo permanente, composto da Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci, sponda teorica delle tre direzioni e nucleo propulsore del gruppo di lavoro.
2. Le undici residenze di ricerca teatrale realizzate grazie al progetto React! tra settembre e dicembre 2009 sono state il primo passo verso quella pratica del confronto che Santarcangelo 2009-2011 pone come gesto primario per la fondazione di un laboratorio permanente. Quattro dei gruppi che vi hanno partecipato sono presenti a Santarcangelo 40 (Maria Arena, Fagarazzi & Zuffellato, OHT | Office for a Human Theatre e Portage). Altre attività si svilupperanno
nell’autunno 2010.
3. Prosegue nel triennio una forte relazione con il paese di Santarcangelo e con lo spettatore anche occasionale, che si sviluppa nella concezione di festival innervati nelle architetture e nella comunità cittadina, che reinventano ogni anno in modi diversi il rapporto con la piazza.
4. La collaborazione con il disegnatore e grafico Marco Smacchia attraversa le tre direzioni artistiche per la creazione di materiali di comunicazione legati al carattere specifico di ogni festival.
5. La ricerca di nuovi spazi per il teatro ha portato alla scoperta in città dell’edificio dell’ex Corderia, divenuto il fulcro di molti allestimenti di Santarcangelo 40. E l’utilizzo, a San Michele, del cementificio Buzzi Unicem dismesso, guarda alla possibilità di una ristrutturazione architettonica mirata alle arti performative.
6. Tra i propositi del triennio anche la creazione di ospitalità a basso costo, realizzata con l’allestimento di un campeggio per accogliere spettatori e artisti.
7. Molte le relazioni con realtà italiane e straniere messe in gioco dalla direzione triennale di Santarcangelo 2009-2011. Sul piano internazionale spiccano in questa edizione la collaborazione con Theater der Welt, DasArts e SPACE (Performing Arts Managers On The Move).
09
luglio 2010
Santarcangelo dei Teatri 2010
Dal 09 al 18 luglio 2010
serata - evento
Location
SEDI VARIE – Santarcangelo Di Romagna
Santarcangelo Di Romagna, (Rimini)
Santarcangelo Di Romagna, (Rimini)
Orario di apertura
5, 6, 7, 8 luglio e 12, 13, 14 luglio
dalle 10.30 alle 13 e dalle 17 alle 20
9, 10, 11 e 15, 16, 17, 18 luglio
dalle 10.30 alle 13 e dalle 17 alle 23.30
Sito web
www.santarcangelofestival.com

