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Sara Shelly Graziosi – Il Circo delle Vanità
L’occhio – reale e mascherato – dell’artista presenta una vera e propria sfilata di quelle che possono essere considerate le sfumature di un’integra complessità femminile, compresa la parte inevitabilmente vanesia che si crea nel momento in cui una donna fotografa un’altra donna
Comunicato stampa
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Sara Shelly Graziosi presenta Il Circo delle Vanità
L’artista, fotografa e tatuatrice Sara Shelly Graziosi vi da il benvenuto al suo incredibile Circo delle
Vanità: avrete modo di vedere la metamorfosi della figura femminile, l’espressione della sensualità
legata al gioco, la mascherata e la tortura, l’ambiguo e il sorprendente. Il tutto attraverso l’occhio
meccanico della macchina fotografica coadiuvato dall’occhio umano dell’artista, dal suo gusto
vivace e dal suo stile voyeuristico…
~
Il circo è per definizione uno spettacolo basato sul lasciar stupito lo spettatore, intrattenerlo,
divertirlo e lasciare che assista a cose mai viste. Inoltre nel circo, come nel teatro, esiste un dato
essenziale: la presenza della maschera o del trucco per creare il personaggio.
L’occhio – reale e mascherato - dell’artista presenta una vera e propria sfilata di quelle che
possono essere considerate le sfumature di un’integra complessità femminile, compresa la parte
inevitabilmente vanesia che si crea nel momento in cui una donna fotografa un’altra donna.
Nella prima sala la mostra si presenta nella più tradizionale forma circense: la tenutaria, l’artista, si
presenta al suo pubblico e accoglie i visitatori con una serie di “sorrisi”, una sfilata di labbra che
vanno dall’ammiccante allo spiritoso, restando sempre in linea con il loro ruolo di parte
fondamentale del corpo femminile. Le prime sfumature delle donne di Sara Shelly prendono forma
proprio dalle labbra, partendo da un dettaglio per cominciare a creare una donna, non solo nella
sua fisicità, ma anche nella sua complessità.
Nella seconda sala si svolge il tema della masquerade, dell’ampliamento dell’identità femminile
attraverso la maschera dipinta sul visto: l’artista sceglie la bambola, figura che durante l’infanzia
invece di rassicurarla, le metteva paura e crea un legame tra l’oggetto e la donna reale: la bambola
è l’ibrido tra una figura inerme ed una persona vera, è una donna il cui corpo è a disposizione per
farsi ritrarre, per assumere pose inusuali e ruoli insoliti (come la donna gatto che beve dalla
ciotola).
Inevitabilmente si descrive anche il rapporto tra la fotografa e la modella, in quanto quest’ultima è
per un lasso di tempo, come un automa nelle mani dell’artista. Accanto alla bambola, troviamo la
figura di Pierrot, una versione che gioca non solo con la sua ambiguità di bianco e di nero, ma
anche con il far interpretare un personaggio maschile da una donna.
Dal dettaglio delle labbra si passa ad una prima immagine femminile, una donna truccata che gioca
con il viso e con il corpo, che si lascia ritrarre e che invita lo spettatore (insieme all’artista) a
svelare quante identità sono tenute sotto il cerone.
Continua al piano di sotto…
Francesca Basso
Parte Seconda
Questo secondo piano della mostra si articola in quello che può essere considerato il circo “nero”
delle vanità. Qui l’artista mette in scena i lati più estremi che si raggiungono quando la vanità
sfugge al controllo, quando il piacere diventa pericoloso o quando semplicemente il corpo di una
donna si risveglia e si mostra in tutta la sua pienezza. Dopo il dettaglio delle labbra e il
trasformismo della masquerade, viene presentata l’esplorazione del corpo che raggiunge la sua
parte più mostrativa e se vogliamo anche viscerale, senza mai essere volgare o cruenta.
La bellissima modella con i segni sulla pelle mostra una femminilità sensuale, caratterizzata prima
dai dettagli del suo viso che non si scorge mai del tutto, e solo in un secondo momento, dalle
impronte delle corde che non lasciano capire se si tratta di una pratica di tortura o di piacere. Così
come le donne avvolte nel cellophane, le cui espressioni non svelano se il loro grido silenzioso sia
di aiuto, di dolore o di altro. I visi e le posizioni delle foto presenti in sala conservano al loro
interno uno stato di sottile duplicità nei loro intenti e nei loro significati.
Senza essere un legame diretto, queste immagini fanno pensare ad alcune performance della body
art in cui gesti romantici, melanconici ed estremi richiedevano questa straordinaria capacità del
corpo e del viso di trasmettere sofferenza e passione insieme. Tuttavia qui, a differenza
dell’effimerità di quelle azioni, la fotografia mette la scena a disposizione dello spettatore che
guarda ed ammira, rinnovando la componente di vanità all’interno del circo.
L’elemento del sangue è il massimo dell’espressione della vita del corpo femminile, ma anche qui
si oscilla tra la possibilità che si tratti di sangue mensile o di altro tipo, ad esempio quello di una
ferita aperta.
Ciò che nell’insieme sono le immagini di questo secondo piano è un’ulteriore evoluzione della
figura di donna: da automa, bambola, oggetto è divenuta una figura viva, carnale e sanguigna, un
essere vivente che prova dolore o che addirittura desidera farselo provocare.
Infine, non poteva mancare una piccola sezione dedicata al circo vero e proprio, non solo più in
senso figurato. L’artista si dedica ad un tema nuovo, vivace, spiritoso seppur sempre affascinante e
in cui sempre si gioca sul tem dell’ambiguo, del mascherare e dell’essere qualcun’altro.
Il mondo artistico di Sara Shelly Graziosi è un mondo reale seppur in maschera, divertente ma
carnale che emana dal suo interno un realismo autentico e una bellezza spontanea anche quando
l’artista la manipola. Come diceva Oscar Wilde, “datemi una maschera e vi dirò la verità”.
Francesca Basso
L’artista, fotografa e tatuatrice Sara Shelly Graziosi vi da il benvenuto al suo incredibile Circo delle
Vanità: avrete modo di vedere la metamorfosi della figura femminile, l’espressione della sensualità
legata al gioco, la mascherata e la tortura, l’ambiguo e il sorprendente. Il tutto attraverso l’occhio
meccanico della macchina fotografica coadiuvato dall’occhio umano dell’artista, dal suo gusto
vivace e dal suo stile voyeuristico…
~
Il circo è per definizione uno spettacolo basato sul lasciar stupito lo spettatore, intrattenerlo,
divertirlo e lasciare che assista a cose mai viste. Inoltre nel circo, come nel teatro, esiste un dato
essenziale: la presenza della maschera o del trucco per creare il personaggio.
L’occhio – reale e mascherato - dell’artista presenta una vera e propria sfilata di quelle che
possono essere considerate le sfumature di un’integra complessità femminile, compresa la parte
inevitabilmente vanesia che si crea nel momento in cui una donna fotografa un’altra donna.
Nella prima sala la mostra si presenta nella più tradizionale forma circense: la tenutaria, l’artista, si
presenta al suo pubblico e accoglie i visitatori con una serie di “sorrisi”, una sfilata di labbra che
vanno dall’ammiccante allo spiritoso, restando sempre in linea con il loro ruolo di parte
fondamentale del corpo femminile. Le prime sfumature delle donne di Sara Shelly prendono forma
proprio dalle labbra, partendo da un dettaglio per cominciare a creare una donna, non solo nella
sua fisicità, ma anche nella sua complessità.
Nella seconda sala si svolge il tema della masquerade, dell’ampliamento dell’identità femminile
attraverso la maschera dipinta sul visto: l’artista sceglie la bambola, figura che durante l’infanzia
invece di rassicurarla, le metteva paura e crea un legame tra l’oggetto e la donna reale: la bambola
è l’ibrido tra una figura inerme ed una persona vera, è una donna il cui corpo è a disposizione per
farsi ritrarre, per assumere pose inusuali e ruoli insoliti (come la donna gatto che beve dalla
ciotola).
Inevitabilmente si descrive anche il rapporto tra la fotografa e la modella, in quanto quest’ultima è
per un lasso di tempo, come un automa nelle mani dell’artista. Accanto alla bambola, troviamo la
figura di Pierrot, una versione che gioca non solo con la sua ambiguità di bianco e di nero, ma
anche con il far interpretare un personaggio maschile da una donna.
Dal dettaglio delle labbra si passa ad una prima immagine femminile, una donna truccata che gioca
con il viso e con il corpo, che si lascia ritrarre e che invita lo spettatore (insieme all’artista) a
svelare quante identità sono tenute sotto il cerone.
Continua al piano di sotto…
Francesca Basso
Parte Seconda
Questo secondo piano della mostra si articola in quello che può essere considerato il circo “nero”
delle vanità. Qui l’artista mette in scena i lati più estremi che si raggiungono quando la vanità
sfugge al controllo, quando il piacere diventa pericoloso o quando semplicemente il corpo di una
donna si risveglia e si mostra in tutta la sua pienezza. Dopo il dettaglio delle labbra e il
trasformismo della masquerade, viene presentata l’esplorazione del corpo che raggiunge la sua
parte più mostrativa e se vogliamo anche viscerale, senza mai essere volgare o cruenta.
La bellissima modella con i segni sulla pelle mostra una femminilità sensuale, caratterizzata prima
dai dettagli del suo viso che non si scorge mai del tutto, e solo in un secondo momento, dalle
impronte delle corde che non lasciano capire se si tratta di una pratica di tortura o di piacere. Così
come le donne avvolte nel cellophane, le cui espressioni non svelano se il loro grido silenzioso sia
di aiuto, di dolore o di altro. I visi e le posizioni delle foto presenti in sala conservano al loro
interno uno stato di sottile duplicità nei loro intenti e nei loro significati.
Senza essere un legame diretto, queste immagini fanno pensare ad alcune performance della body
art in cui gesti romantici, melanconici ed estremi richiedevano questa straordinaria capacità del
corpo e del viso di trasmettere sofferenza e passione insieme. Tuttavia qui, a differenza
dell’effimerità di quelle azioni, la fotografia mette la scena a disposizione dello spettatore che
guarda ed ammira, rinnovando la componente di vanità all’interno del circo.
L’elemento del sangue è il massimo dell’espressione della vita del corpo femminile, ma anche qui
si oscilla tra la possibilità che si tratti di sangue mensile o di altro tipo, ad esempio quello di una
ferita aperta.
Ciò che nell’insieme sono le immagini di questo secondo piano è un’ulteriore evoluzione della
figura di donna: da automa, bambola, oggetto è divenuta una figura viva, carnale e sanguigna, un
essere vivente che prova dolore o che addirittura desidera farselo provocare.
Infine, non poteva mancare una piccola sezione dedicata al circo vero e proprio, non solo più in
senso figurato. L’artista si dedica ad un tema nuovo, vivace, spiritoso seppur sempre affascinante e
in cui sempre si gioca sul tem dell’ambiguo, del mascherare e dell’essere qualcun’altro.
Il mondo artistico di Sara Shelly Graziosi è un mondo reale seppur in maschera, divertente ma
carnale che emana dal suo interno un realismo autentico e una bellezza spontanea anche quando
l’artista la manipola. Come diceva Oscar Wilde, “datemi una maschera e vi dirò la verità”.
Francesca Basso
30
ottobre 2015
Sara Shelly Graziosi – Il Circo delle Vanità
Dal 30 ottobre al 05 novembre 2015
fotografia
Location
PALAZZO VELLI EXPO
Roma, Piazza Di Sant'egidio, 10, (Roma)
Roma, Piazza Di Sant'egidio, 10, (Roma)
Vernissage
30 Ottobre 2015, h 19.30
Autore




