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Serena Giorgi – Intimacy
Il lavoro di Serena Giorgi è una pratica quotidiana intensa e totalizzante. Vecchie carte, matite, disegni, fogli dipinti, pagine di diario, spaghi e fotografie, tutto viene raccolto e lavorato con metodo artigianale, in un processo rispettoso e creativo
Comunicato stampa
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Il lavoro di Serena Giorgi è una pratica quotidiana intensa e totalizzante. Vecchie carte, matite, disegni, fogli dipinti, pagine di diario, spaghi e fotografie, tutto viene raccolto e lavorato con metodo artigianale, in un processo rispettoso e creativo.
Le carte sono usate e stropicciate, le parole ridotte a coriandoli, i manifesti e le pagine vengono strappati, così che le immagini e le frasi, con i codici sociali che veicolano, sono scomposti, la narrazione viene frantumata in un caleidoscopio di tessere, a sua disposizione per creare un mosaico inedito.
Il materiale viene allora riordinato, fortificato e strutturato, prendendo vita come monumento di carte, torre di agende o libri-scultura, assemblaggi. In questi ready made allegri e bizzarri,che uniscono le dinamiche pop alle esperienze dadaiste, la presenza potente dell'opera è un portato della fisicità dei materiali e del processo di trasformazione.
La sua poetica nasce letteralmente da questa capacità di “fare” - poiéin – ossia creare,comporre, generare. Collages, dipinti materici e installazioni riflettono una società satura di beni di consumo, che invece di apportare valore riempono l'esistenza in modo ingannevole.
L'ironia con cui lanciano dubbi e quesiti esistenziali - “esiste la perfezione?”, “which direction?” oppure “tu ci credi all'aldilà?”, ma anche “terra da madre a figlia di nessuno” - rivela la necessità di una riflessione profonda, che conduce a scelte etiche e valori.
Il volto e lo sguardo che ricorrono in molti lavori sono metafora del guardare il mondo, la natura e il paesaggio, ma soprattutto del guardarsi dentro. La sua riflessione sull'identità assume declinazioni e qualità del femminile:
il processo creativo come gestazione, la sensualità fisica dei materiali, la protezione della fragilità, la grazia dell'ironia.
L'artista nell'ultima fase del suo lavoro sviluppa il rapporto con il sé e, dopo aver sondato lo scarto tra percezione e verità interiore con “Misunderstanding” (2014), affronta un'indagine più profonda e coraggiosa, che getta luce sull'intimità, esplora i segreti che ciascuno tiene nascosti come grovigli di sentimenti in stanze chiuse.
Qui si scoprono i labirinti del cuore con fili che non si dipanano, le parole scritte a sé stessi e mai ascoltate, la fragilità di momenti vissuti e ormai consumati come pagine sottili, il bisogno di proteggersi voltando la carta all'esterno. In questo nucleo vulnerabile dell'intimità sta la bellezza dell'essere umano, sembra dirci l'artista. L'esperienza di scoprirla nel profondo è il processo che affida all'arte come percorso rivelatore, un'esperienza cui affidarsi per generare coscienza del presente.
Federica Lessi
Le carte sono usate e stropicciate, le parole ridotte a coriandoli, i manifesti e le pagine vengono strappati, così che le immagini e le frasi, con i codici sociali che veicolano, sono scomposti, la narrazione viene frantumata in un caleidoscopio di tessere, a sua disposizione per creare un mosaico inedito.
Il materiale viene allora riordinato, fortificato e strutturato, prendendo vita come monumento di carte, torre di agende o libri-scultura, assemblaggi. In questi ready made allegri e bizzarri,che uniscono le dinamiche pop alle esperienze dadaiste, la presenza potente dell'opera è un portato della fisicità dei materiali e del processo di trasformazione.
La sua poetica nasce letteralmente da questa capacità di “fare” - poiéin – ossia creare,comporre, generare. Collages, dipinti materici e installazioni riflettono una società satura di beni di consumo, che invece di apportare valore riempono l'esistenza in modo ingannevole.
L'ironia con cui lanciano dubbi e quesiti esistenziali - “esiste la perfezione?”, “which direction?” oppure “tu ci credi all'aldilà?”, ma anche “terra da madre a figlia di nessuno” - rivela la necessità di una riflessione profonda, che conduce a scelte etiche e valori.
Il volto e lo sguardo che ricorrono in molti lavori sono metafora del guardare il mondo, la natura e il paesaggio, ma soprattutto del guardarsi dentro. La sua riflessione sull'identità assume declinazioni e qualità del femminile:
il processo creativo come gestazione, la sensualità fisica dei materiali, la protezione della fragilità, la grazia dell'ironia.
L'artista nell'ultima fase del suo lavoro sviluppa il rapporto con il sé e, dopo aver sondato lo scarto tra percezione e verità interiore con “Misunderstanding” (2014), affronta un'indagine più profonda e coraggiosa, che getta luce sull'intimità, esplora i segreti che ciascuno tiene nascosti come grovigli di sentimenti in stanze chiuse.
Qui si scoprono i labirinti del cuore con fili che non si dipanano, le parole scritte a sé stessi e mai ascoltate, la fragilità di momenti vissuti e ormai consumati come pagine sottili, il bisogno di proteggersi voltando la carta all'esterno. In questo nucleo vulnerabile dell'intimità sta la bellezza dell'essere umano, sembra dirci l'artista. L'esperienza di scoprirla nel profondo è il processo che affida all'arte come percorso rivelatore, un'esperienza cui affidarsi per generare coscienza del presente.
Federica Lessi
18
febbraio 2016
Serena Giorgi – Intimacy
Dal 18 febbraio al 03 marzo 2016
arte contemporanea
Location
KEY GALLERY
Milano, Via Pietro Borsieri, 12, (Milano)
Milano, Via Pietro Borsieri, 12, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a sabato H. 15-19
Vernissage
18 Febbraio 2016, h. 19-21
Autore




