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Sergio Pelliccioli – Miti e Natura
mostra dedicata a Sergio Pelliccioli
Comunicato stampa
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PRESENTAZIONE
Non ho memoria di mio fratello Sergio se non quella di vederlo dedito a plasmare creta, forgiare volumi, saldare lamine di ottone o di altri metalli, costruire attraverso la forma la stessa immagine di sé e del proprio pensiero.
E ancora oggi, trascorsi molti anni, osservando le sue opere attuali e ritrovandovi gli animali che proprio lui mi ha insegnato a decifrare e amare, sfogliando insieme, ricordo indelebile della mia infanzia, la mirabile Enciclopedia Scortecci, io sento che la coerenza di questo mio fratello è stata esemplare.
Con un'aggiunta, dato che il Tempo non trascorre invano e il tempo della giovinezza è intriso di speranza, mentre quello dell'età matura e avanzata si affaccia al bilancio e alla conclusione.
Ed è un'aggiunta dolorosa e sofferta.
Questi animali di oggi che mio fratello raffigura sono animali feriti, straziati, offerti come vittime sacrificali, immolati, denunciati come segno tangibile di responsabilità del carnefice che è l'uomo. Ecco, allora l'Amadriade da circo, l'elefante che brandisce sanguinante le proprie stesse zanne, il bue muschiato con il tiro a segno accorpato in guisa di doloroso tatuaggio, il rinoceronte con dorso aperto e scheletro in vista.....e ancora il carangide con ampie ferite e bocca dischiusa dal tratto morente, il protorinoceronte con ferite dorsale omaggio al sommo Albrecht Durer, il babbuino lacerato, il cavallo da tiro e l'anatra volpoca con l'accetta inferta al dorso come prolungamento di un dolore senza fine. E' una denuncia che va ben oltre il consueto allarme ecologico ed è monito dell'uomo stesso alla sua memoria biografica perché l'animale è metafora.
L'allegoria, la favola, il mito vengono qui descritti e rappresentati nella loro espressione esiziale. Stanno morendo o sono già morti. La loro osservazione non basta più perché il punto di non ritorno è tracciato e con esso la perdita della nostra identità e della nostra memoria.
Così fauno e ninfa, sirene e minotauri e l'ultimo centauro figurano come emblemi solitari e distanti, vanificati e limbici, inascoltati e delittuosamente emarginati.
Se l'Estetica è il luogo non effimero dove ancora qualche Uomo esiliato dalla omologazione di massa, si produce nello sforzo di ammirare, contemplare, stupire e ammonire non possiamo negare all'Uomo Sergio le stigmate di grande artista.
Alessandro Pelliccioli
Non ho memoria di mio fratello Sergio se non quella di vederlo dedito a plasmare creta, forgiare volumi, saldare lamine di ottone o di altri metalli, costruire attraverso la forma la stessa immagine di sé e del proprio pensiero.
E ancora oggi, trascorsi molti anni, osservando le sue opere attuali e ritrovandovi gli animali che proprio lui mi ha insegnato a decifrare e amare, sfogliando insieme, ricordo indelebile della mia infanzia, la mirabile Enciclopedia Scortecci, io sento che la coerenza di questo mio fratello è stata esemplare.
Con un'aggiunta, dato che il Tempo non trascorre invano e il tempo della giovinezza è intriso di speranza, mentre quello dell'età matura e avanzata si affaccia al bilancio e alla conclusione.
Ed è un'aggiunta dolorosa e sofferta.
Questi animali di oggi che mio fratello raffigura sono animali feriti, straziati, offerti come vittime sacrificali, immolati, denunciati come segno tangibile di responsabilità del carnefice che è l'uomo. Ecco, allora l'Amadriade da circo, l'elefante che brandisce sanguinante le proprie stesse zanne, il bue muschiato con il tiro a segno accorpato in guisa di doloroso tatuaggio, il rinoceronte con dorso aperto e scheletro in vista.....e ancora il carangide con ampie ferite e bocca dischiusa dal tratto morente, il protorinoceronte con ferite dorsale omaggio al sommo Albrecht Durer, il babbuino lacerato, il cavallo da tiro e l'anatra volpoca con l'accetta inferta al dorso come prolungamento di un dolore senza fine. E' una denuncia che va ben oltre il consueto allarme ecologico ed è monito dell'uomo stesso alla sua memoria biografica perché l'animale è metafora.
L'allegoria, la favola, il mito vengono qui descritti e rappresentati nella loro espressione esiziale. Stanno morendo o sono già morti. La loro osservazione non basta più perché il punto di non ritorno è tracciato e con esso la perdita della nostra identità e della nostra memoria.
Così fauno e ninfa, sirene e minotauri e l'ultimo centauro figurano come emblemi solitari e distanti, vanificati e limbici, inascoltati e delittuosamente emarginati.
Se l'Estetica è il luogo non effimero dove ancora qualche Uomo esiliato dalla omologazione di massa, si produce nello sforzo di ammirare, contemplare, stupire e ammonire non possiamo negare all'Uomo Sergio le stigmate di grande artista.
Alessandro Pelliccioli
02
aprile 2016
Sergio Pelliccioli – Miti e Natura
Dal 02 al 16 aprile 2016
arte contemporanea
Location
SPAZIO 6
Verona, Via Santa Maria In Organo, 6, (Verona)
Verona, Via Santa Maria In Organo, 6, (Verona)
Orario di apertura
da martedì a sabato dalle 16.00 alle 19.30
Vernissage
2 Aprile 2016, pre 17.30
Autore
Curatore




