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Su una foto ritrovata
La dualità temporale della fotografia.
L’istante cristallizzato e il momento dell’osservazione si intrecciano, insieme alla memoria.
Il tempo non va in una sola direzione, ma ci avvolge, si dissolve e si riconcretizza.
Comunicato stampa
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SU UNA FOTO RITROVATA
Ottobre 2025, Callau, Peru. È qui che trovo questa foto di scena di un film di Phil Karlson, Tight Spot,
1955. In essa vediamo, fra gli altri, gli interpreti principali, Ginger Rogers, Edward G. Robinson, Brian
Keith. Questa vecchia foto, leggermente sgualcita, viene fuori dal tempo, ci guarda ed è guardata:
percepiamo una situazione che la foto ha fermato e ci restituisce di un tempo andato che riusciamo a
ricostruire in parte attraverso le didascalie. Per noi spettatori è un tempo ritrovato, la foto funge da
madeleine proustiana. Tuttavia, è possibile ravvisare una temporalità diversa, più occulta, che
appartiene solo a loro, agli interpreti di quel film di Karlson, ormai deceduti, che non potremo mai
esperire, in quanto appartiene unicamente agli artisti e interpreti del film. La foto sottrae all’oblio quel
preciso istante in cui veniamo a conoscenza di quel momento di incontro della troupe del film, un
momento delle riprese del film, che avvenne a Manhattan nel 1954. C’è un’altra temporalità che si
aggiunge a quella pietrificata sulla foto: è il tempo attuale di noi che nel 2026 guardiamo questa foto,
di noi spettatori che attraverso la foto mescoliamo le nostre vite a quelle di persone di un tempo
andato. Potremmo anche dire che a questa dualità temporale, si aggiunge un terzo tempo ancora,
quello che attiva la memoria, che attiene più precisamente alle vite di quegli artisti di cui conosciamo
l’attività, che hanno fatto film che abbiamo guardato e che fanno parte sia della nostra vita sia della
vita cinematografica. Come si vede il tempo non è un movimento unidirezionale, si muove invece per
piani paralleli che s’intrecciano e si scambiano, come dissolvenze che entrano ed escono da diverse
sequenze, ne fanno parte integrante, sono dentro e sono fuori. La totalità che a prima vista noi
apparentemente osserviamo nella foto, a uno sguardo più approfondito è costituito da strati mentali e
fisici, che incorporano la nostra vita e quelle degli altri entrando in comunicazione diretta con tutto il nostro corpo, la tattilità delle superfici, della carta stampata, la percezione che l’usura del tempo vi ha
recato e delle macchie che essa vi ha cicatrizzato. Questa formazione geologica che ha preso vita
davanti e dentro di noi, che ci ha spalancato abissi, macerie, ricordi, sopite e incastonate in quel
preciso Jetztzeit-momento/ora. Perché ammaliarci, perché azionare questi congegni messianici?
Perché? È proprio nella domanda che c’è anche la risposta, nel chiedersi è racchiusa la risposta,
questo nostro chiederci è in fondo quella piccola essenza che se non ci fosse non avrebbe nemmeno
una risposta e cioè la risposta è il continuo e costante domandarsi. Perché? In quel preciso istante
dove la domanda diventa anche risposta e viceversa, che il nostro interrogare diventa anche momento
del ravvedimento. Lo sguardo denso e interminabile che le cerniere del tempo attivano è anche lo
sgomento del tempo ritrovato e vissuto, continuamente vissuto.
Le opere di Barbieri, Hartlaub, Finelli,
Martinato, Scotti, che partecipano ciascuno con un’opera in questa mostra, costituiscono il prologo e
l’evolversi del tempo ritrovato e l’accesso, per quanto l’arte ci può dare, agli istanti mnemonici che
caratterizzano questa mostra pensata e organizzata come cerniera temporale. Bustos Domenech
Mauro Barbieri
Daniel Hartlaub
Pietro Finelli
Lara Martinato
Antonello Scotti
Luogo: VSA Volcans Space Asso – Como
Date: 20 giugno – 30 agosto 2026
Opening: 20 giugno h. 18:00
Dal venerdì alla domenica dalle 15:00 alle 18:00 su appuntamento – volcanospressmi@yahoo.it
Via Andrea Merzario 18, primo piano, 22033 Asso, Como
Ottobre 2025, Callau, Peru. È qui che trovo questa foto di scena di un film di Phil Karlson, Tight Spot,
1955. In essa vediamo, fra gli altri, gli interpreti principali, Ginger Rogers, Edward G. Robinson, Brian
Keith. Questa vecchia foto, leggermente sgualcita, viene fuori dal tempo, ci guarda ed è guardata:
percepiamo una situazione che la foto ha fermato e ci restituisce di un tempo andato che riusciamo a
ricostruire in parte attraverso le didascalie. Per noi spettatori è un tempo ritrovato, la foto funge da
madeleine proustiana. Tuttavia, è possibile ravvisare una temporalità diversa, più occulta, che
appartiene solo a loro, agli interpreti di quel film di Karlson, ormai deceduti, che non potremo mai
esperire, in quanto appartiene unicamente agli artisti e interpreti del film. La foto sottrae all’oblio quel
preciso istante in cui veniamo a conoscenza di quel momento di incontro della troupe del film, un
momento delle riprese del film, che avvenne a Manhattan nel 1954. C’è un’altra temporalità che si
aggiunge a quella pietrificata sulla foto: è il tempo attuale di noi che nel 2026 guardiamo questa foto,
di noi spettatori che attraverso la foto mescoliamo le nostre vite a quelle di persone di un tempo
andato. Potremmo anche dire che a questa dualità temporale, si aggiunge un terzo tempo ancora,
quello che attiva la memoria, che attiene più precisamente alle vite di quegli artisti di cui conosciamo
l’attività, che hanno fatto film che abbiamo guardato e che fanno parte sia della nostra vita sia della
vita cinematografica. Come si vede il tempo non è un movimento unidirezionale, si muove invece per
piani paralleli che s’intrecciano e si scambiano, come dissolvenze che entrano ed escono da diverse
sequenze, ne fanno parte integrante, sono dentro e sono fuori. La totalità che a prima vista noi
apparentemente osserviamo nella foto, a uno sguardo più approfondito è costituito da strati mentali e
fisici, che incorporano la nostra vita e quelle degli altri entrando in comunicazione diretta con tutto il nostro corpo, la tattilità delle superfici, della carta stampata, la percezione che l’usura del tempo vi ha
recato e delle macchie che essa vi ha cicatrizzato. Questa formazione geologica che ha preso vita
davanti e dentro di noi, che ci ha spalancato abissi, macerie, ricordi, sopite e incastonate in quel
preciso Jetztzeit-momento/ora. Perché ammaliarci, perché azionare questi congegni messianici?
Perché? È proprio nella domanda che c’è anche la risposta, nel chiedersi è racchiusa la risposta,
questo nostro chiederci è in fondo quella piccola essenza che se non ci fosse non avrebbe nemmeno
una risposta e cioè la risposta è il continuo e costante domandarsi. Perché? In quel preciso istante
dove la domanda diventa anche risposta e viceversa, che il nostro interrogare diventa anche momento
del ravvedimento. Lo sguardo denso e interminabile che le cerniere del tempo attivano è anche lo
sgomento del tempo ritrovato e vissuto, continuamente vissuto.
Le opere di Barbieri, Hartlaub, Finelli,
Martinato, Scotti, che partecipano ciascuno con un’opera in questa mostra, costituiscono il prologo e
l’evolversi del tempo ritrovato e l’accesso, per quanto l’arte ci può dare, agli istanti mnemonici che
caratterizzano questa mostra pensata e organizzata come cerniera temporale. Bustos Domenech
Mauro Barbieri
Daniel Hartlaub
Pietro Finelli
Lara Martinato
Antonello Scotti
Luogo: VSA Volcans Space Asso – Como
Date: 20 giugno – 30 agosto 2026
Opening: 20 giugno h. 18:00
Dal venerdì alla domenica dalle 15:00 alle 18:00 su appuntamento – volcanospressmi@yahoo.it
Via Andrea Merzario 18, primo piano, 22033 Asso, Como
20
giugno 2026
Su una foto ritrovata
Dal 20 giugno al 30 agosto 2026
arte contemporanea
Location
VSA Volcanos Space Asso
Asso, Via Matteotti, 10, (CO)
Asso, Via Matteotti, 10, (CO)
Biglietti
Appuntamento
Orario di apertura
Dal venerdì alla domenica dalle 15:00 alle 18:00
(su appuntamento)
Vernissage
20 Giugno 2026, 18:00
Autore




