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The Space That Remains: Yao Jui-Chung’s Ruin Series
La mostra indaga la “seconda vita” degli edifici attraverso il punto di vista di un lettore. Il prolifico scrittore di arte, critico, fotografo, pittore e video artista Yao Jui-Chung ha avviato il progetto Ruins fin dai primi anni ’90. Dal notevole corpus di fotografie in bianco e nero, sono stati selezionati alcuni tra i lavori più conosciuti e un video, che mostrano ciò che resta delle strutture originali, gli edifici residenziali cinesi Han.
Comunicato stampa
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L’architettura non riguarda solo la costruzione. Ciascuna struttura fatta dall’uomo porta
il germe della sua distruzione, il suo farsi rovina. Le rovine sono architetture “altre”
che attendono nel divenire, destinate a diventare “Lo Spazio che Resta”. Il titolo della
mostra è stato scelto facendo riferimento a “Il Tempo che Resta” di Giorgio Agamben,
un commento alla “Lettera ai Romani” e alla posizione di San Paolo nel periodo critico di
transizione del primo Cristianesimo. Come suggerisce Agamben, ci può essere qualcosa
in quel tempo residuo, caricato di un’aspettativa messianica, che per contrappunto sia
applicabile a ciò che rimane degli edifici nell’attuale società globale post capitalistica?
La Mostra The Space that Remains: Yao Jui-Chung’s ‘Ruins’ Series si sofferma sul
concetto di vita dopo la morte di un edificio non secondo la posizione dei suoi costruttori,
dei suoi destinatari o dei suoi operatori ma secondo l’azione di un lettore. A partire dagli
anni Novanta Yao Jui-Chung (1969 - ) in modo appassionato e idiosincratico ha ricercato
per tutto il suo paese d’origine edifici abbandonati, inutilizzati, scartati. Come risultato, ha
riunito un archivio documentaristico di fotografie in bianco e nero di rovine Taiwanesi.
Yao è un prolifico scrittore d’arte, critico, fotografo, pittore e video-artista e tratta gli
oggetti delle sue esplorazioni fotografiche negando l’ordine sistematico, assumendo
prospettive e angolature che sembrano casuali senza prestare attenzione alla loro
completezza. Tutte le rovine sono riprese da un punto di vista personale che non è né
giornalistico, né documentaristico e nemmeno voyeuristico. Paradossalmente è proprio
da questa prospettiva casuale che noi sperimentiamo un senso di vicinanza rispetto a
quelle strutture, diventando noi stessi lettori e riflettendo intersoggettivamente sulla sorte
delle rovine, il loro passato e il loro futuro.
Mentre “Il tempo che Resta” di Giorgio Agamben ha ispirato il titolo della mostra è
tuttavia “Il Contratto Naturale” di Michel Serre a cui si deve una maggiore attenzione.
Sebbene siano circondate dalla natura, le rovine sono inequivocabilmente realizzate
dalla mano dell’uomo e nonostante ciò sono uscite fuori dall’orbita dell’umana
consapevolezza. Non sarebbe forse appropriato un ritrovato senso di responsabilità, un
“contratto delle rovine”, così da occuparsi di queste testimonianze di una precedente
attività umana?
Uno dei temi generali della Biennale di Architettura di quest’anno è il concetto di
riflessione storica ed è il guardare al passato, sebbene esso sia emotivo, quasi
mistico, che da forma anche a questa mostra. Le trenta fotografie in bianco e nero,
intense e poetiche, raggruppate in serie ed un video, selezionati da un impressionante
corpus di immagini, mostrano i residui di strutture aborigene, gli inconfondibili edifici
residenziali cinesi della dinastia Han sulle Isole dei Pescatori, gli esempi stravaganti
dello stile architettonico occidentale del XX secolo, le iconiche rovine industriali e la tetra
architettura del dopoguerra sull’isola dove erano stati confinati i dissidenti politici.
La National Taiwan University of Arts è lieta di annunciare la sua seconda partecipazione
alla Biennale di Venezia. Dopo il successo dello scorso anno di Rhapsody in Green,
evento collaterale della 55. Esposizione Internazionale d’Arte, NTUA è orgogliosa di
prendere parte alla Biennale di Architettura di quest’anno presentando Yao Jui-Chung,
uno degli artisti più impegnati e prolifici di Taiwan con la serie di fotografie “Ruins”
create a partire dal 1991. Crediamo che questa breve mostra organizzata in sette
gruppi che definiscono i temi maggiori della storia di Taiwan contribuirà ad una nuova
consapevolezza su una questione che è in realtà globale ovvero come trattare con le
strutture create dall’uomo che hanno cessato di essere usate dall’uomo.
il germe della sua distruzione, il suo farsi rovina. Le rovine sono architetture “altre”
che attendono nel divenire, destinate a diventare “Lo Spazio che Resta”. Il titolo della
mostra è stato scelto facendo riferimento a “Il Tempo che Resta” di Giorgio Agamben,
un commento alla “Lettera ai Romani” e alla posizione di San Paolo nel periodo critico di
transizione del primo Cristianesimo. Come suggerisce Agamben, ci può essere qualcosa
in quel tempo residuo, caricato di un’aspettativa messianica, che per contrappunto sia
applicabile a ciò che rimane degli edifici nell’attuale società globale post capitalistica?
La Mostra The Space that Remains: Yao Jui-Chung’s ‘Ruins’ Series si sofferma sul
concetto di vita dopo la morte di un edificio non secondo la posizione dei suoi costruttori,
dei suoi destinatari o dei suoi operatori ma secondo l’azione di un lettore. A partire dagli
anni Novanta Yao Jui-Chung (1969 - ) in modo appassionato e idiosincratico ha ricercato
per tutto il suo paese d’origine edifici abbandonati, inutilizzati, scartati. Come risultato, ha
riunito un archivio documentaristico di fotografie in bianco e nero di rovine Taiwanesi.
Yao è un prolifico scrittore d’arte, critico, fotografo, pittore e video-artista e tratta gli
oggetti delle sue esplorazioni fotografiche negando l’ordine sistematico, assumendo
prospettive e angolature che sembrano casuali senza prestare attenzione alla loro
completezza. Tutte le rovine sono riprese da un punto di vista personale che non è né
giornalistico, né documentaristico e nemmeno voyeuristico. Paradossalmente è proprio
da questa prospettiva casuale che noi sperimentiamo un senso di vicinanza rispetto a
quelle strutture, diventando noi stessi lettori e riflettendo intersoggettivamente sulla sorte
delle rovine, il loro passato e il loro futuro.
Mentre “Il tempo che Resta” di Giorgio Agamben ha ispirato il titolo della mostra è
tuttavia “Il Contratto Naturale” di Michel Serre a cui si deve una maggiore attenzione.
Sebbene siano circondate dalla natura, le rovine sono inequivocabilmente realizzate
dalla mano dell’uomo e nonostante ciò sono uscite fuori dall’orbita dell’umana
consapevolezza. Non sarebbe forse appropriato un ritrovato senso di responsabilità, un
“contratto delle rovine”, così da occuparsi di queste testimonianze di una precedente
attività umana?
Uno dei temi generali della Biennale di Architettura di quest’anno è il concetto di
riflessione storica ed è il guardare al passato, sebbene esso sia emotivo, quasi
mistico, che da forma anche a questa mostra. Le trenta fotografie in bianco e nero,
intense e poetiche, raggruppate in serie ed un video, selezionati da un impressionante
corpus di immagini, mostrano i residui di strutture aborigene, gli inconfondibili edifici
residenziali cinesi della dinastia Han sulle Isole dei Pescatori, gli esempi stravaganti
dello stile architettonico occidentale del XX secolo, le iconiche rovine industriali e la tetra
architettura del dopoguerra sull’isola dove erano stati confinati i dissidenti politici.
La National Taiwan University of Arts è lieta di annunciare la sua seconda partecipazione
alla Biennale di Venezia. Dopo il successo dello scorso anno di Rhapsody in Green,
evento collaterale della 55. Esposizione Internazionale d’Arte, NTUA è orgogliosa di
prendere parte alla Biennale di Architettura di quest’anno presentando Yao Jui-Chung,
uno degli artisti più impegnati e prolifici di Taiwan con la serie di fotografie “Ruins”
create a partire dal 1991. Crediamo che questa breve mostra organizzata in sette
gruppi che definiscono i temi maggiori della storia di Taiwan contribuirà ad una nuova
consapevolezza su una questione che è in realtà globale ovvero come trattare con le
strutture create dall’uomo che hanno cessato di essere usate dall’uomo.
05
giugno 2014
The Space That Remains: Yao Jui-Chung’s Ruin Series
Dal 05 giugno al 30 agosto 2014
arte contemporanea
Location
CHIESA E ISTITUTO DI SANTA MARIA DELLA PIETA’
Venezia, Castello, 3703a, (Venezia)
Venezia, Castello, 3703a, (Venezia)
Orario di apertura
10.00-18.00
Vernissage
5 Giugno 2014, h 15
Autore
Curatore




