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Thorsten Kirchhoff – Ipnoinducente
La mostra può essere letta come una sorta di viaggio in luoghi apparentemente noti ma che, immediatamente, rivelano una realtà “slittata” per quel poco che socchiude la porta di un illusionismo di ordine onirico, dove immagini e materia sensibile si fondono e diventano prospettiva seducente.
Comunicato stampa
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La mostra può essere letta come una sorta di viaggio in luoghi apparentemente noti ma che, immediatamente, rivelano una realtà “slittata” per quel poco che socchiude la porta di un illusionismo di ordine onirico, dove immagini e materia sensibile si fondono e diventano prospettiva seducente.
All’ingresso della galleria Kirchhoff ci accoglie con un suo tipico montaggio cinematografico, che pone un enigma senza apparente via d’uscita: che ci fanno Jean-Paule Sartre e Simone de Beauvoir dentro il Paranoid Park di Gus Van Sant? L’impossibilità - o la non volontà - di rispondere ci portano a concludere che nell’inaspettata giustapposizione c’è una deliberata défaillance del senso comune.
In Glassware nights un’orchestra fantasma si specchia dietro il bancone di un bar (che potrebbe essere quello di Shining) e anche noi possiamo canticchiare sulle corde di un Summertime blues dilatato e irriconoscibile, costruito con frammenti di una colonna sonora emersi da una memoria indistinta, e goderci un drink verdastro in briosa compagnia.
Nel dipinto Ipnoinducente Kirchhoff utilizza un freddo e inquietante realismo nell’intento paradossale di dotare il normale di un fantasmatico mistero decisamente non rassicurante.
Su un’ultima parete un mosaico frammentato ci presenta personaggi tanto sorprendenti e immaginari quanto reali e quotidiani: un uomo che spinge un carrello dalla ruota deformata, un’automobilista che guarda il mondo attraverso lo specchio retrovisore, un uomo chiuso in un angolo, una donna-armadio.
Se nelle opere di Kirchhoff c’è una lezione da imparare è che la realtà è irrazionale e la sua irrazionalità non è immaginaria, ma deve essere immaginata.
In occasione della mostra è stato realizzato un catalogo che raccoglie un estratto del lavoro di Kirchhoff dal 2001 a oggi, con testo di Angelo Capasso.
All’ingresso della galleria Kirchhoff ci accoglie con un suo tipico montaggio cinematografico, che pone un enigma senza apparente via d’uscita: che ci fanno Jean-Paule Sartre e Simone de Beauvoir dentro il Paranoid Park di Gus Van Sant? L’impossibilità - o la non volontà - di rispondere ci portano a concludere che nell’inaspettata giustapposizione c’è una deliberata défaillance del senso comune.
In Glassware nights un’orchestra fantasma si specchia dietro il bancone di un bar (che potrebbe essere quello di Shining) e anche noi possiamo canticchiare sulle corde di un Summertime blues dilatato e irriconoscibile, costruito con frammenti di una colonna sonora emersi da una memoria indistinta, e goderci un drink verdastro in briosa compagnia.
Nel dipinto Ipnoinducente Kirchhoff utilizza un freddo e inquietante realismo nell’intento paradossale di dotare il normale di un fantasmatico mistero decisamente non rassicurante.
Su un’ultima parete un mosaico frammentato ci presenta personaggi tanto sorprendenti e immaginari quanto reali e quotidiani: un uomo che spinge un carrello dalla ruota deformata, un’automobilista che guarda il mondo attraverso lo specchio retrovisore, un uomo chiuso in un angolo, una donna-armadio.
Se nelle opere di Kirchhoff c’è una lezione da imparare è che la realtà è irrazionale e la sua irrazionalità non è immaginaria, ma deve essere immaginata.
In occasione della mostra è stato realizzato un catalogo che raccoglie un estratto del lavoro di Kirchhoff dal 2001 a oggi, con testo di Angelo Capasso.
05
marzo 2009
Thorsten Kirchhoff – Ipnoinducente
Dal 05 marzo al 30 aprile 2009
arte contemporanea
Location
Simondi
Torino, Via Della Rocca, 29, (Torino)
Torino, Via Della Rocca, 29, (Torino)
Orario di apertura
da lunedì a sabato ore 15.30 - 19.30
Vernissage
5 Marzo 2009, ore 19.00
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