Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Titina Maselli
Elegante e cosmopolita, Titina Maselli (Roma, 1924 – 2005) è tra le pittrici italiane più originali del Novecento. La sua è un’arte controcorrente. Rifiuta scelte di comodo, non asseconda la moda del momento e i dettami del mercato: non ha una galleria di riferimento. La mostra ne ricostruisce la poetica attraverso una trentina di opere, che ripercorrono temi e modi del suo personalissimo linguaggio
Comunicato stampa
Condividi l'evento
Elegante e cosmopolita, Titina Maselli (Roma, 1924 - 2005) è tra le pittrici italiane
più originali del Novecento. La sua è un’arte controcorrente. Rifiuta scelte di comodo,
non asseconda la moda del momento e i dettami del mercato: non ha una galleria di
riferimento.
Esprime una personalità fuori dal comune, tanto che il ‘personaggio Titina’ oscura la sua
raffinata produzione, rimasta sconosciuta per molto tempo al grande pubblico e quasi
ignorata dalla critica.
Spirito libero, Titina è un‘artista non catalogabile. A chi le chiedeva che cosa fosse l’arte,
rispondeva: «L’unica giustificazione».
A lei la Fondazione Querini Stampalia di Venezia dedica l’antologica: Titina
Maselli, a cura di Chiara Bertola, con il supporto della Galleria Massimo Minini
di Brescia.
La mostra ne ricostruisce la poetica attraverso una trentina di opere, che ripercorrono
temi e modi del suo personalissimo linguaggio. Così Titina: «Un quadro non è un
libro, un quadro appare in un istante, si vede in un attimo...Vorrei che i miei quadri
fossero chiari come quelle scene che Chaplin ripete decine di volte, per accertarsi di
essere capito... Cerco sempre di rendere le cose nel modo più chiaro e più iperbolico
possibile... di cogliere la realtà, tanta realtà in una cosa sola. In un solo momento».
La casa di famiglia, a Roma, è un cenacolo culturale. Vi si ritrovano Massimo
Bontempelli, Corrado Alvaro, Paolo Monelli, Alberto Savinio, Emilio Cecchi, Alberto
Moravia ed Elsa Morante, Luigi Pirandello e il figlio Fausto, Renato Guttuso, Renzo
Vespignani.
Titina cresce in un ambiente stimolante, che contribuisce ad esaltarne il carattere forte ed
emancipato. A undici anni inizia a dipingere ed è subito affascinata dalla città moderna,
non quella monumentale, ma la periferia, priva di identità, irriconoscibile, notturna. La
sua prima mostra la tiene, ventiquattrenne, alla Galleria L’Obelisco di Roma nel 1948.
Le città di Titina Maselli, con le auto, i tram, i camion, i cavi elettrici, i neon, il bar e lo
stadio, come i suoi calciatori e pugili, trasfigurati e snaturati dall’azione e dallo sforzo
fisico del gesto atletico, sono immersi nel tempo della coscienza e non della percezione.
Le facciate di palazzi e grattacieli sembrano scheletri, mangiati dall‘alone dei fari, delle
insegne, dei lampioni. Architetture costruite per assorbire ed irradiare di nuovo il flusso
d’energia che scorre loro intorno. Verticalità evanescenti, ma anche presenze potenti
e reali, che gli occhi percepiscono, attraversandole: frammenti riflessi. Gli elementi
iconografici si sovrappongono e si incastrano, si contraddicono, interferiscono e si
esaltano a vicenda. Questo è ciò che vuole l’artista: portarci dentro la città, farci abitare
quella tensione e insieme camminare quello spazio. Così Titina: «La modernità mozza il
Galleria Massimo Minini
Brescia
fiato. Essa è la vita, ma anche ciò che non può essere vissuto. Tutto è energia e tutto è
coscienza. Tutto è materia e tutto è spirito...».
Titina, anticonvenzionale nella scelta dei soggetti quanto in quella dei materiali: spesso
per il nero usa la pece presa in carrozzeria, costruisce un linguaggio che racconta il
dinamismo, l’emozione della modernità e contemporaneamente tutta la solitudine e
l’alienazione insite in essa, e lo fa attraverso «un segno fitto di vita». Un segno-colore
che non è mai espressivo ma piuttosto performativo nell’indicare le direzioni dell’energia
all’interno del quadro. Un segno che si sposta mosso da un campo magnetico, in
cui masse di tratti si addensano e si assottigliano lasciando trapelare una sagoma
sostanziata più dal vento e dalla luce, che dalla materia stessa.
In mostra una scelta di opere ad olio e ad acrilico degli anni Cinquanta e Sessanta, in
cui si legge l‘attenzione materica e pastosa mutuata dall’espressionismo romano, tra cui
le immagini dei calciatori in azione tratte dai giornali sportivi, dei grandi cieli notturni
contemporanei, della sua città.
Significativo per lo sviluppo dell‘arte di Titina il soggiorno a New York dal 1952 al
1955, che si traduce nell’evoluzione del tratto e della tavolozza, più acida e squillante, e
in un notevole ingrandimento dei formati.
Il passaggio tra gli anni Settanta e Novanta è rappresentato dalla riproposizione di
lavori su temi a lei congeniali, stadi, grattacieli, calciatori... nei quali si manifesta la
crescente tendenza a frammentare il segno in un’esplosione di dinamismo ed energia
che la fa approdare a tele dal taglio quasi cinematografico, come in Metro 1975, un’
‘opera cinetica‘, potente, di enormi dimensioni: otto tele poste una accanto all’altra, in
sequenza, ciascuna di 1570×250 cm.
Lo stile di Titina, ispirato per certi versi alla lezione del Futurismo, per altri alla Pop Art e
alle Avanguardie italiane, appare, ancor oggi, modernissimo.
Così la curatrice Chiara Bertola: «Nel proporre la mostra su Titina Maselli, la
Fondazione Querini Stampalia prosegue nel solco di un lavoro sull’eredità culturale, che
vuole recuperare esperienze cadute nell‘oblio o non troppo viste né studiate. Raccogliere
eredità sfuggite o sommerse significa fare i conti con il presente e con quella parte di
passato che non passa; significa costruire nuove categorie e darsi nuova vitalità, per far
fronte a quel vuoto di senso che sembra aver inghiottito il mondo.
C’è anche l’illusione di opporre, attraverso un programma espositivo che s’inoltra fra le
contraddizioni della Storia, un ritmo di ricerca diverso, più lento e meditato, contrario
alle logiche rapide, dettate dall’economia del sistema contemporaneo. Con questa
riscoperta di Titina Maselli speriamo che l’aratro continui a rivoltare le zolle e a far
riaffiorare cose che avevamo dimenticato e mai più rivisto».
Biografia
(Roma, 1924-2005). Dopo la prima personale del 1948 alla Galleria l’Obelisco di
Roma, Titina Maselli partecipa alle maggiori rassegne espositive nazionali, come la
Biennale d’Arte di Venezia (varie edizioni, dal 1950 al 1995) e la Quadriennale di
Roma (varie edizioni, dal 1951 al 2000). Durante la sua permanenza a New York
(1952-1955) motivi già avviati - come il panorama urbano, soprattutto notturno, e le
rappresentazioni di pugili o calciatori - trovano un nuovo vigore espressivo. Dopo un
soggiorno in Austria tra il 1955 e il 1958 l’artista fa ritorno a Roma, per trasferirsi
a Parigi nel 1970. Tra le maggiori esposizioni si segnalano le personali alla galleria
Durlacher di New York (1953 e 1955), la Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence
(1972), il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi (1975), la Kunstamt Kreuzberg
di Berlino (1979), la Pinacoteca e Musei Comunali di Macerata (1985), la Casa del
Mantegna di Mantova (1991), la Galleria Giulia di Roma (1998) e l’Istituto Italiano
di Cultura di Strasburgo (1998). La Maselli conduce inoltre un’intensa attività come
scenografa, lavorando soprattutto per i teatri francesi (Maria Stuart, Festival di Avignone,
1983) e tedeschi (Sei personaggi in cerca di autore, Berlino, Freie Volksbühne, 1981).
Scheda tecnica
Titolo
Titina Maselli
Mostra
a cura di Chiara Bertola
Promossa da
Fondazione Querini Stampalia, Venezia
con il supporto di
Galleria Massimo Minini, Brescia
Sede della mostra
Fondazione Querini Stampalia, Venezia
Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252
Periodo
3 dicembre 2016 / 5 marzo 2017
Inaugurazione
2 dicembre 2016, ore 18
Orario apertura
10 - 18, chiuso il lunedì
Ingresso
intero 10 euro, ridotto 8 euro
La visita all’esposizione temporanea è compresa nel biglietto di ingresso alla Fondazione
Querini Stampalia
Catalogo
in occasione della mostra è stato edito dalla Galleria Massimo Minini di Brescia un
catalogo acquistabile presso il bookshop della Fondazione Querini Stampalia.
Fondazione Querini Stampalia
Santa Maria Formosa, Castello 5252
30122 Venezia
tel. 041 2711411
artecontemporanea@querinistampalia.org
www.querinistampalia.org
Ufficio stampa
Sara Bossi
tel. 339 8046499 / 041 2711441
s.bossi@querinistampalia.org
più originali del Novecento. La sua è un’arte controcorrente. Rifiuta scelte di comodo,
non asseconda la moda del momento e i dettami del mercato: non ha una galleria di
riferimento.
Esprime una personalità fuori dal comune, tanto che il ‘personaggio Titina’ oscura la sua
raffinata produzione, rimasta sconosciuta per molto tempo al grande pubblico e quasi
ignorata dalla critica.
Spirito libero, Titina è un‘artista non catalogabile. A chi le chiedeva che cosa fosse l’arte,
rispondeva: «L’unica giustificazione».
A lei la Fondazione Querini Stampalia di Venezia dedica l’antologica: Titina
Maselli, a cura di Chiara Bertola, con il supporto della Galleria Massimo Minini
di Brescia.
La mostra ne ricostruisce la poetica attraverso una trentina di opere, che ripercorrono
temi e modi del suo personalissimo linguaggio. Così Titina: «Un quadro non è un
libro, un quadro appare in un istante, si vede in un attimo...Vorrei che i miei quadri
fossero chiari come quelle scene che Chaplin ripete decine di volte, per accertarsi di
essere capito... Cerco sempre di rendere le cose nel modo più chiaro e più iperbolico
possibile... di cogliere la realtà, tanta realtà in una cosa sola. In un solo momento».
La casa di famiglia, a Roma, è un cenacolo culturale. Vi si ritrovano Massimo
Bontempelli, Corrado Alvaro, Paolo Monelli, Alberto Savinio, Emilio Cecchi, Alberto
Moravia ed Elsa Morante, Luigi Pirandello e il figlio Fausto, Renato Guttuso, Renzo
Vespignani.
Titina cresce in un ambiente stimolante, che contribuisce ad esaltarne il carattere forte ed
emancipato. A undici anni inizia a dipingere ed è subito affascinata dalla città moderna,
non quella monumentale, ma la periferia, priva di identità, irriconoscibile, notturna. La
sua prima mostra la tiene, ventiquattrenne, alla Galleria L’Obelisco di Roma nel 1948.
Le città di Titina Maselli, con le auto, i tram, i camion, i cavi elettrici, i neon, il bar e lo
stadio, come i suoi calciatori e pugili, trasfigurati e snaturati dall’azione e dallo sforzo
fisico del gesto atletico, sono immersi nel tempo della coscienza e non della percezione.
Le facciate di palazzi e grattacieli sembrano scheletri, mangiati dall‘alone dei fari, delle
insegne, dei lampioni. Architetture costruite per assorbire ed irradiare di nuovo il flusso
d’energia che scorre loro intorno. Verticalità evanescenti, ma anche presenze potenti
e reali, che gli occhi percepiscono, attraversandole: frammenti riflessi. Gli elementi
iconografici si sovrappongono e si incastrano, si contraddicono, interferiscono e si
esaltano a vicenda. Questo è ciò che vuole l’artista: portarci dentro la città, farci abitare
quella tensione e insieme camminare quello spazio. Così Titina: «La modernità mozza il
Galleria Massimo Minini
Brescia
fiato. Essa è la vita, ma anche ciò che non può essere vissuto. Tutto è energia e tutto è
coscienza. Tutto è materia e tutto è spirito...».
Titina, anticonvenzionale nella scelta dei soggetti quanto in quella dei materiali: spesso
per il nero usa la pece presa in carrozzeria, costruisce un linguaggio che racconta il
dinamismo, l’emozione della modernità e contemporaneamente tutta la solitudine e
l’alienazione insite in essa, e lo fa attraverso «un segno fitto di vita». Un segno-colore
che non è mai espressivo ma piuttosto performativo nell’indicare le direzioni dell’energia
all’interno del quadro. Un segno che si sposta mosso da un campo magnetico, in
cui masse di tratti si addensano e si assottigliano lasciando trapelare una sagoma
sostanziata più dal vento e dalla luce, che dalla materia stessa.
In mostra una scelta di opere ad olio e ad acrilico degli anni Cinquanta e Sessanta, in
cui si legge l‘attenzione materica e pastosa mutuata dall’espressionismo romano, tra cui
le immagini dei calciatori in azione tratte dai giornali sportivi, dei grandi cieli notturni
contemporanei, della sua città.
Significativo per lo sviluppo dell‘arte di Titina il soggiorno a New York dal 1952 al
1955, che si traduce nell’evoluzione del tratto e della tavolozza, più acida e squillante, e
in un notevole ingrandimento dei formati.
Il passaggio tra gli anni Settanta e Novanta è rappresentato dalla riproposizione di
lavori su temi a lei congeniali, stadi, grattacieli, calciatori... nei quali si manifesta la
crescente tendenza a frammentare il segno in un’esplosione di dinamismo ed energia
che la fa approdare a tele dal taglio quasi cinematografico, come in Metro 1975, un’
‘opera cinetica‘, potente, di enormi dimensioni: otto tele poste una accanto all’altra, in
sequenza, ciascuna di 1570×250 cm.
Lo stile di Titina, ispirato per certi versi alla lezione del Futurismo, per altri alla Pop Art e
alle Avanguardie italiane, appare, ancor oggi, modernissimo.
Così la curatrice Chiara Bertola: «Nel proporre la mostra su Titina Maselli, la
Fondazione Querini Stampalia prosegue nel solco di un lavoro sull’eredità culturale, che
vuole recuperare esperienze cadute nell‘oblio o non troppo viste né studiate. Raccogliere
eredità sfuggite o sommerse significa fare i conti con il presente e con quella parte di
passato che non passa; significa costruire nuove categorie e darsi nuova vitalità, per far
fronte a quel vuoto di senso che sembra aver inghiottito il mondo.
C’è anche l’illusione di opporre, attraverso un programma espositivo che s’inoltra fra le
contraddizioni della Storia, un ritmo di ricerca diverso, più lento e meditato, contrario
alle logiche rapide, dettate dall’economia del sistema contemporaneo. Con questa
riscoperta di Titina Maselli speriamo che l’aratro continui a rivoltare le zolle e a far
riaffiorare cose che avevamo dimenticato e mai più rivisto».
Biografia
(Roma, 1924-2005). Dopo la prima personale del 1948 alla Galleria l’Obelisco di
Roma, Titina Maselli partecipa alle maggiori rassegne espositive nazionali, come la
Biennale d’Arte di Venezia (varie edizioni, dal 1950 al 1995) e la Quadriennale di
Roma (varie edizioni, dal 1951 al 2000). Durante la sua permanenza a New York
(1952-1955) motivi già avviati - come il panorama urbano, soprattutto notturno, e le
rappresentazioni di pugili o calciatori - trovano un nuovo vigore espressivo. Dopo un
soggiorno in Austria tra il 1955 e il 1958 l’artista fa ritorno a Roma, per trasferirsi
a Parigi nel 1970. Tra le maggiori esposizioni si segnalano le personali alla galleria
Durlacher di New York (1953 e 1955), la Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence
(1972), il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi (1975), la Kunstamt Kreuzberg
di Berlino (1979), la Pinacoteca e Musei Comunali di Macerata (1985), la Casa del
Mantegna di Mantova (1991), la Galleria Giulia di Roma (1998) e l’Istituto Italiano
di Cultura di Strasburgo (1998). La Maselli conduce inoltre un’intensa attività come
scenografa, lavorando soprattutto per i teatri francesi (Maria Stuart, Festival di Avignone,
1983) e tedeschi (Sei personaggi in cerca di autore, Berlino, Freie Volksbühne, 1981).
Scheda tecnica
Titolo
Titina Maselli
Mostra
a cura di Chiara Bertola
Promossa da
Fondazione Querini Stampalia, Venezia
con il supporto di
Galleria Massimo Minini, Brescia
Sede della mostra
Fondazione Querini Stampalia, Venezia
Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252
Periodo
3 dicembre 2016 / 5 marzo 2017
Inaugurazione
2 dicembre 2016, ore 18
Orario apertura
10 - 18, chiuso il lunedì
Ingresso
intero 10 euro, ridotto 8 euro
La visita all’esposizione temporanea è compresa nel biglietto di ingresso alla Fondazione
Querini Stampalia
Catalogo
in occasione della mostra è stato edito dalla Galleria Massimo Minini di Brescia un
catalogo acquistabile presso il bookshop della Fondazione Querini Stampalia.
Fondazione Querini Stampalia
Santa Maria Formosa, Castello 5252
30122 Venezia
tel. 041 2711411
artecontemporanea@querinistampalia.org
www.querinistampalia.org
Ufficio stampa
Sara Bossi
tel. 339 8046499 / 041 2711441
s.bossi@querinistampalia.org
02
dicembre 2016
Titina Maselli
Dal 02 dicembre 2016 al 05 marzo 2017
arte contemporanea
Location
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA
Venezia, Campo Santa Maria Formosa, 5252, (Venezia)
Venezia, Campo Santa Maria Formosa, 5252, (Venezia)
Biglietti
intero 10 euro, ridotto 8 euro
La visita all’esposizione temporanea è compresa nel biglietto di ingresso alla Fondazione
Orario di apertura
10 - 18, chiuso il lunedì
Vernissage
2 Dicembre 2016, ore 18
Autore
Curatore




