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Vettor Pisani
A quattro anni dalla scomparsa del grande artista, morto suicida a Roma nel 2011, una mostra personale dedicata alle opere di uno dei più apprezzati maestri dell’arte contemporanea italiana.
Comunicato stampa
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Personaggio di non semplice collocazione sui binari dell'arte contemporanea, che ha legato alla classicità del mito l'oggettivo “non sense” dei suoi lavori, producendo un'azione provocante, a volte profanatrice dell'arte contemporanea stessa. Tanto che secondo Maurizio Calvesi la sua poetica «colpisce l'arte servendosi dell'arte». Architetto, pittore e commediografo, di Vettor Pisani sfugge persino il dato biografico, ufficialmente nato nel 1934 a Bari; città che all'occorrenza diventa Napoli, città evidentemente molto più consona per presentarsi al pubblico da artista «figlio di un Ufficiale di Marina e di una ballerina di strip-tease». Se non ancora Ischia, isola d'origine della famiglia paterna, dove ipoteticamente vede i natali da «architetto e muratore, Rosacroce: diciottesimo grado dello scozzesismo», come recita un'altra presentazione dell'artista.
Il 1970 è il suo anno, quando da perfetto sconosciuto espone per la prima volta a Roma con una mostra dal titolo eloquente sul suo futuro, Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp, dove la citazione mitica dell'artista francese si divide tra opere del calibro di Suzanne in uno stampo di cioccolato, ovvero la testa della Venere di Milo sovrastata da un peso ginnico. Nello stesso anno la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma lo insignisce del Premio Nazionale Pino Pascali; da lì inizia la sua parabola in ascesa, invitato nel 1972 a Documenta V Kassel ed alla 37ª edizione della Biennale di Venezia (cui ne seguiranno svariate altre fino al 1995), assieme a tre edizioni della Quadriennale di Roma. Poi, negli anni Ottanta, la partecipazione a mostre-retrospettive sull'arte italiana tra New York e Londra. Condottiero fino alla morte (avvenuta per suicidio nell'agosto del 2011) di una ricerca critica sulle immagini, che lo ha portato dal classicismo di alcune fusioni in alluminio alle tecniche miste in cui denunciare la società - adoperando una goliardia sempre molto piccata - è atto dovuto, a sua volta sociale.
Il 1970 è il suo anno, quando da perfetto sconosciuto espone per la prima volta a Roma con una mostra dal titolo eloquente sul suo futuro, Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp, dove la citazione mitica dell'artista francese si divide tra opere del calibro di Suzanne in uno stampo di cioccolato, ovvero la testa della Venere di Milo sovrastata da un peso ginnico. Nello stesso anno la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma lo insignisce del Premio Nazionale Pino Pascali; da lì inizia la sua parabola in ascesa, invitato nel 1972 a Documenta V Kassel ed alla 37ª edizione della Biennale di Venezia (cui ne seguiranno svariate altre fino al 1995), assieme a tre edizioni della Quadriennale di Roma. Poi, negli anni Ottanta, la partecipazione a mostre-retrospettive sull'arte italiana tra New York e Londra. Condottiero fino alla morte (avvenuta per suicidio nell'agosto del 2011) di una ricerca critica sulle immagini, che lo ha portato dal classicismo di alcune fusioni in alluminio alle tecniche miste in cui denunciare la società - adoperando una goliardia sempre molto piccata - è atto dovuto, a sua volta sociale.
14
novembre 2015
Vettor Pisani
Dal 14 al 25 novembre 2015
arte contemporanea
Location
SATURA – PALAZZO STELLA
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Orario di apertura
dal martedì al sabato ore 15.30-19.00
Vernissage
14 Novembre 2015, ore 17.00
Autore
Curatore



