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Yayoi Kusama – Biografia infinita
Gianluca Ranzi e Alberto Zanchetta presentano
l’autobiografia di Yayoi Kusama pubblicata in
Italia da Johan & Levi. La serata sarà anche
un’occasione per mostrare al pubblico un
piccolo ma rappresentativo corpus di opere
Comunicato stampa
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Museo d’Arte Contemporanea
Viale Padania 6
20851 Lissone - MB
www.museolissone.it
museo@comune.lissone.mb.it
tel. 039 7397368 – 039 2145174
YAYOI KUSAMA
BIOGRAFIA INFINITA
Giovedì 28 novembre, alle ore 21, Gianluca
Ranzi e Alberto Zanchetta presenteranno
l’autobiografia di Yayoi Kusama pubblicata in
Italia da Johan & Levi. La serata sarà anche
un’occasione per mostrare al pubblico un
piccolo ma rappresentativo corpus di opere
che comprende alcune Infinity Nets, le cui
trame sono assunte a massima sintesi
dell’immaginario dell’artista, assieme a una
Soft sculpture del 1966 e una serie di carte
che evidenziano i disturbi ossessivocompulsivi
che hanno afflitto Kusama sin
dalla più tenera età. Le allucinazioni manifestatesi
durante l’infanzia sono il precoce
indizio dei disordini mentali e nervosi
cagionati dalla sindrome della depersonalizzazione.
Come ci spiega la stessa artista:
«Il fenomeno noto come “depersonalizzazione”
comporta l’esperienza della
perdita della personalità, vale a dire che gli
uomini possiedono un sistema in grado di
annullare la realtà quando essa causa loro
troppa sofferenza, un meccanismo biologico
di autodifesa che produce, appunto, un
fenomeno di dissociazione. Il dolore che ne
deriva, però, è ancora più tremendo di quello
reale». A causa di questa malattia che
tenderà a isolare l’artista dal mondo, dal 1977
ha deciso di risiedere nell’ospedale psichiatrico
di Seiwa per continuare a realizzare
la sua arte psicosomatica.
Nata nel 1929, Yayoi Kusama lascia il
Giappone per trasferirsi a New York con la
ferma convinzione di diventare un’artista.
Nota come “la sacerdotessa dei pois”, la sua
fama è infatti legata alle Infinity Nets, opere
intessute di reti che si allargano all’infinito,
dove miriadi di particelle sono sottoposte a
minime variazioni di ritmo o di gradazioni
cromatiche. In controtendenza all’Action painting,
l’artista ha saputo sperimentare un
linguaggio che sondava il proprio mondo
interiore e che le varrà uno stile originale, inconfondibile.
La reiterazione monotona e
ossessiva dei piccoli grumi di colore si
inserisce nella stagione della pittura monocroma,
proprio perché priva di trasporto
emotivo, capace di far trascendere lo sguardo
verso l’ignoto, in uno spazio (ma anche un
vuoto) assoluto, fatto di pura luce. «Quanto
era profondo il mistero dell’infinito oltre lo
spazio?», si era chiesta l’artista, «Sulla base
di questa percezione volevo osservare la mia
vita, la vita di una goccia d’acqua. Una goccia
d’acqua in mezzo a milioni. Il candido nulla di
una rete tenuta insieme da un corpo celeste
di gocce, che avrebbe cancellato me, gli altri
e l’intero universo».
Tutta l’arte di Kusama è intrisa di ansie,
angosce, paure (non per caso è stata definita
un’obsessional artist). Soffriva spesso di
allucinazioni e aveva la sensazione di essere
avvolta dai pois, che improvvisamente
annullavano – obliteravano direbbe lei – se
stessa e la realtà. Particelle “nate da dentro”
che si moltiplicavano e venivano riassorbite
nella natura universale. La sensazione di
essere intrappolata nella maglia di una rete
infinita darà vita anche alle Infinity rooms,
dove specchi o altre superfici riflettenti
esasperano la percezione dello spettatore,
proiettandolo fuori dal tempo e dallo spazio.
Altrettanto importanti sono le Soft sculptures,
accumulate le une sulle altre fino a saturare
gli ambienti espositivi; la forma di queste
sculture, ispirate ai genitali maschili, è un
evidente tentativo di esorcizzare l’attrazionerepulsione
nei confronti dell’educazione
sessuale impartitale in Giappone, così come
il senso di insofferenza, abuso e sporcizia
che l’aveva traumatizzata negli anni della
adolescenza. Tale sessuofobia sfocerà poi
nei Naked happenings organizzati alla fine
degli anni ’60, opere pro-sex e pacifiste
(come testimoniano gli interventi contro la
guerra in Vietnam) che la incoroneranno
“regina degli hippies”. Ai tempi additata come
spudorata, nel volgere dei decenni è stata
compresa la portata dei suoi scandali, tesi a
infrangere i preconcetti e le frustrazioni della
società moderna. Riscattatasi dall’inedia e
dalla povertà degli inizi, oggi è acclamata
come una delle più importanti artiste a livello
internazionale.
BOOKSHOP
28 novembre – 22 dicembre 2013
INGRESSO LIBERO
YAYOI KUSAMA: BIOGRAFIA INFINITA
A CURA DI ALBERTO ZANCHETTA
in collaborazione con JOHAN & LEVI
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
E INAUGURAZIONE MOSTRA
giovedì 28 novembre, ore 21:00
Viale Padania 6
20851 Lissone - MB
www.museolissone.it
museo@comune.lissone.mb.it
tel. 039 7397368 – 039 2145174
YAYOI KUSAMA
BIOGRAFIA INFINITA
Giovedì 28 novembre, alle ore 21, Gianluca
Ranzi e Alberto Zanchetta presenteranno
l’autobiografia di Yayoi Kusama pubblicata in
Italia da Johan & Levi. La serata sarà anche
un’occasione per mostrare al pubblico un
piccolo ma rappresentativo corpus di opere
che comprende alcune Infinity Nets, le cui
trame sono assunte a massima sintesi
dell’immaginario dell’artista, assieme a una
Soft sculpture del 1966 e una serie di carte
che evidenziano i disturbi ossessivocompulsivi
che hanno afflitto Kusama sin
dalla più tenera età. Le allucinazioni manifestatesi
durante l’infanzia sono il precoce
indizio dei disordini mentali e nervosi
cagionati dalla sindrome della depersonalizzazione.
Come ci spiega la stessa artista:
«Il fenomeno noto come “depersonalizzazione”
comporta l’esperienza della
perdita della personalità, vale a dire che gli
uomini possiedono un sistema in grado di
annullare la realtà quando essa causa loro
troppa sofferenza, un meccanismo biologico
di autodifesa che produce, appunto, un
fenomeno di dissociazione. Il dolore che ne
deriva, però, è ancora più tremendo di quello
reale». A causa di questa malattia che
tenderà a isolare l’artista dal mondo, dal 1977
ha deciso di risiedere nell’ospedale psichiatrico
di Seiwa per continuare a realizzare
la sua arte psicosomatica.
Nata nel 1929, Yayoi Kusama lascia il
Giappone per trasferirsi a New York con la
ferma convinzione di diventare un’artista.
Nota come “la sacerdotessa dei pois”, la sua
fama è infatti legata alle Infinity Nets, opere
intessute di reti che si allargano all’infinito,
dove miriadi di particelle sono sottoposte a
minime variazioni di ritmo o di gradazioni
cromatiche. In controtendenza all’Action painting,
l’artista ha saputo sperimentare un
linguaggio che sondava il proprio mondo
interiore e che le varrà uno stile originale, inconfondibile.
La reiterazione monotona e
ossessiva dei piccoli grumi di colore si
inserisce nella stagione della pittura monocroma,
proprio perché priva di trasporto
emotivo, capace di far trascendere lo sguardo
verso l’ignoto, in uno spazio (ma anche un
vuoto) assoluto, fatto di pura luce. «Quanto
era profondo il mistero dell’infinito oltre lo
spazio?», si era chiesta l’artista, «Sulla base
di questa percezione volevo osservare la mia
vita, la vita di una goccia d’acqua. Una goccia
d’acqua in mezzo a milioni. Il candido nulla di
una rete tenuta insieme da un corpo celeste
di gocce, che avrebbe cancellato me, gli altri
e l’intero universo».
Tutta l’arte di Kusama è intrisa di ansie,
angosce, paure (non per caso è stata definita
un’obsessional artist). Soffriva spesso di
allucinazioni e aveva la sensazione di essere
avvolta dai pois, che improvvisamente
annullavano – obliteravano direbbe lei – se
stessa e la realtà. Particelle “nate da dentro”
che si moltiplicavano e venivano riassorbite
nella natura universale. La sensazione di
essere intrappolata nella maglia di una rete
infinita darà vita anche alle Infinity rooms,
dove specchi o altre superfici riflettenti
esasperano la percezione dello spettatore,
proiettandolo fuori dal tempo e dallo spazio.
Altrettanto importanti sono le Soft sculptures,
accumulate le une sulle altre fino a saturare
gli ambienti espositivi; la forma di queste
sculture, ispirate ai genitali maschili, è un
evidente tentativo di esorcizzare l’attrazionerepulsione
nei confronti dell’educazione
sessuale impartitale in Giappone, così come
il senso di insofferenza, abuso e sporcizia
che l’aveva traumatizzata negli anni della
adolescenza. Tale sessuofobia sfocerà poi
nei Naked happenings organizzati alla fine
degli anni ’60, opere pro-sex e pacifiste
(come testimoniano gli interventi contro la
guerra in Vietnam) che la incoroneranno
“regina degli hippies”. Ai tempi additata come
spudorata, nel volgere dei decenni è stata
compresa la portata dei suoi scandali, tesi a
infrangere i preconcetti e le frustrazioni della
società moderna. Riscattatasi dall’inedia e
dalla povertà degli inizi, oggi è acclamata
come una delle più importanti artiste a livello
internazionale.
BOOKSHOP
28 novembre – 22 dicembre 2013
INGRESSO LIBERO
YAYOI KUSAMA: BIOGRAFIA INFINITA
A CURA DI ALBERTO ZANCHETTA
in collaborazione con JOHAN & LEVI
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
E INAUGURAZIONE MOSTRA
giovedì 28 novembre, ore 21:00
28
novembre 2013
Yayoi Kusama – Biografia infinita
28 novembre 2013
presentazione
Location
MAC – MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA DI LISSONE
Lissone, Viale Elisa Ancona, 6, (Monza E Brianza)
Lissone, Viale Elisa Ancona, 6, (Monza E Brianza)
Orario di apertura
Martedì, Mercoledì, Venerdì h 15-19
Giovedì h 15-23
Sabato e Domenica h 10-12 / 15-19
Vernissage
28 Novembre 2013, h 21
Autore



