21 maggio 2026

Lucio Fontana, The Final Cut: al cinema il documentario sul maestro dei tagli

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Nexo Studios porta al cinema "Lucio Fontana, The Final Cut", il documentario diretto da Andrea Bettinetti, che ripercorre la vita e l’opera dell’artista che ha rivoluzionato il concetto di spazio nell’arte contemporanea

Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas

I tagli, i buchi, gli ambienti spaziali. Ma anche le ceramiche, le sculture e i manifesti teorici che hanno ridefinito il rapporto tra arte, spazio e materia nel Novecento. Arriverà nelle sale italiane il 25, 26 e 27 maggio Lucio Fontana, The Final Cut, il nuovo documentario dedicato a Lucio Fontana nell’ambito del programma La Grande Arte al Cinema 2026, la rassegna promossa da Nexo Studios e dedicata ai protagonisti della storia dell’arte, distribuita in collaborazione con Sky Arte, MYmovies, Radio Capital e Abbonamento Musei.

Diretto da Andrea Bettinetti e prodotto da Good Day Films insieme a Nexo Studios, il film propone un ritratto inedito dell’artista che più di ogni altro ha trasformato la superficie pittorica in un campo aperto a infinite possibilità, introducendo nell’arte contemporanea – e non solo – una nuova idea di spazio. Il titolo The Final Cut richiama proprio quel gesto radicale del taglio che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, avrebbe reso Fontana una figura centrale delle neoavanguardie internazionali.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1964, idropittura e tagli su tela, 72 x 93 cm. Collezione privata © Fondazione Lucio Fontana, Milano

Il documentario attraversa i luoghi chiave della biografia e della ricerca di Lucio Fontana, dallo studio di Comabbio fino a Milano e Buenos Aires, città profondamente legata alla formazione dell’artista, nato nel 1899 da famiglia italiana emigrata in Argentina. La voce narrante di Miriam Leone accompagna lo spettatore in un percorso che ricostruisce la personalità eclettica e visionaria di Fontana, soffermandosi non soltanto sulle opere più celebri ma anche sulla dimensione teorica della sua ricerca.

Il film insiste infatti sulla natura profondamente sperimentale dello Spazialismo, il movimento fondato da Fontana nel secondo Dopoguerra, che immaginava un’arte capace di confrontarsi con il cosmo, la tecnologia, la luce e le nuove possibilità percettive aperte dall’epoca contemporanea. I celebri Concetti spaziali vengono così riletti come aperture fisiche e mentali verso un’altra concezione dell’opera e della vita.

Atelier Fontana

Ad arricchire il documentario intervengono artisti internazionali come Doug Wheeler, Antony Gormley, Carsten Höller e Alfredo Jaar, chiamati a riflettere sull’eredità lasciata da Fontana nella cultura visiva contemporanea. Accanto a loro compaiono anche figure che hanno conosciuto personalmente l’artista, tra cui Michelangelo Pistoletto, Heinz Mack, Giovanni Anceschi e Roberta Cerini Baj.

Completano il racconto gli interventi degli studiosi Luca Massimo Barbero e Daniela Alejandra Sbaraglia, che approfondiscono il contesto storico e teorico della ricerca fontaniana, mettendo in relazione le sue intuizioni con le grandi trasformazioni culturali del Novecento.

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