11 dicembre 2020

“La realtà diminuita”: intervista a Roberto Grassilli

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Roberto Grassilli con un foglio e una matita trasforma gli oggetti in straordinarie narrazioni. Un salto di fantasia nel quotidiano, raccolto in un libro che non è per bambini, anzi

Roberto Grassilli, foto di Ivana Rambaldi

«Da che mondo e mondo, le storie ci salvano tutti». A dirlo è Roberto Grassilli, fumettista e illustratore che si racconta attraverso La realtà diminuita di cui è autore. Uscita in tutte le librerie italiane il 27 novembre 2020, la pubblicazione porta il sigillo accurato di Sabir Editore. È la scoperta di un mondo nuovo, un salto verso la fantasia che, con pochi strumenti, un foglio e una matita, trasforma gli oggetti in straordinarie narrazioni.
È un libro per soli bambini? Direi proprio di no. Scoprite perché.

Dalla “realtà aumentata” alla “realtà diminuita”. Due facce di una stessa medaglia per risultati percettivi diversi. La prima aggiunge, la seconda sottrae elementi alla panoramica visiva. Apro il libro e vedo un termosifone che diventa altro. Un foglio e una matita: l’oggetto diventa soggetto. Sembra voler dire qualcosa. Ma cosa? 
«Probabilmente il primo strumento attivato, all’inizio del gioco della “Realtà Diminuita”, è lo speciale incantesimo che sappiamo fare tutti da bambini: diamo voce e anima agli oggetti che ci circondano. La magia si attiva con i giocattoli predisposti, ma poi si estende a tutto quello che c’è attorno. Così sedie, lampade, stoviglie entrano nella danza. Abbiamo in pugno la realtà che spesso non capiamo bene e che ci appare un po’ ostile: la realtà degli adulti. Poi mettiamo da parte questo “animismo di autodifesa” e impariamo a cavarcela con le modalità previste, grazie alle quali riusciamo a non essere giudicati dei pazzi visionari. Ma la nostra adesione al mondo razionale è sempre relativa: il computer che ci odia, il pallone stregato, il semaforo che ci vede arrivare. C’è una latenza di pensiero magico che possiamo richiamare, perché a volte è liberatorio. Forse gli oggetti dentro al mio libro sono eredi di quelli che facevo parlare da piccolo. Una stirpe di oggetti diminuiti che sono nei nostri dintorni, sempre pronti, al bisogno, a ricordarci che la realtà ufficiale è una convenzione. Sono voci da uscita di sicurezza».

La realtà diminuita, Sabir editore, cover

Diminuire la realtà che non ci piace. Cancellarla o sostituirla con il nuovo, con altro. Nel mondo tecnologico si fa sempre più strada questo processo a levare. Togliere, trasformare ciò che ci circonda, mutare pelle. Nelle illustrazioni che presenta, accade questo: ogni oggetto assume una nuova vita, diventa potenziale narrazione immaginaria. Così dal cigolio di una porta si arriva a Capitan Maniglia. Qual è il salto che costringe a fare la realtà diminuita?
«È un salto di lato, perché la porta può continuare il suo onesto mestiere di porta, mentre noi ci concediamo un sentiero parallelo. Ci mettiamo addosso questi occhiali di carta con le stanghette di matita. Una tecnologia di trasformazione estremamente elementare, la prima che incontriamo, appunto, da bambini. Foglio e matite. La sorella povera della realtà aumentata, eppure così potente perché sempre a disposizione. Io, mi spiego, sono un utilizzatore e ammiratore delle nuove tecnologie che ci possono portare in territori altrimenti irraggiungibili. Non mi piace la nostalgia per i cosiddetti mondi primitivi, naturali, che non ci sono mai stati e che in realtà non erano certo più accoglienti dei quello attuale. Il salto che immagino è verso lo spazio enorme dentro di noi. Dove torniamo ad essere i narratori, i demiurgi al centro della scena. Fosse anche solo la scena delle stanze di casa nostra».

Roberto Grassilli, foto di Ivana Rambaldi

«La magia non è nascosta, è per tutti»: un invito a cambiare sguardo. In un mondo in cui tutto si propone con eccesso e apparecchiato, “La realtà diminuita” spinge a guardare l’invisibile, a sondare la fantasia troppo spesso azzittita. Nella realizzazione di questo lavoro, che ruolo ha giocato l’esperienza di vignettista satirico?
«La satira è una grande scuola di sovversione di codici espressivi e, quando la pratichi per lavoro, impari a cercare tutte le angolazioni oblique per rappresentare quello che vuoi dire. Motore della satira è generalmente una posizione di principio: l’indignazione, il bisogno di colpire con le armi dello sberleffo qualcosa percepito come oppressivo, come ingiusto. Nella Realtà Diminuita la “sovversione” è morbida, non vuole abbattere nulla. Prevale il sorriso, l’ironia non è cattiva. A muovermi in questa dimensione sono ovviamente sempre io, ma la spada resta nel fodero (anche perché altrimenti dovrei vedermela col Samurasta!).

«Disegno velocemente qualcosa su un pezzetto di carta, poi lo appoggio sul rubinetto». Si legge così nella storia del mostro di SINK-NESS, nata davanti a un lavabo. Viene da pensare che ciascuno di noi possa reinventare la realtà circostante. “Diminuirla” con foglio e matita. C’è qualcosa di salvifico in questo processo mentale che si attua. Penso ai bambini e alla straordinaria capacità che hanno di vedere “cose” che gli adulti non vedono più. Si può dire che questa pubblicazione nasca anche con loro e per loro?
«In effetti quando assieme a Sabir Edizioni abbiamo iniziato a lavorare sul libro, il pubblico a cui pensavamo era soprattutto di giovani lettori. Poi ci siamo accorti che gli ammiccamenti verso gli adulti erano parecchi, ma le due cose non potevano essere separate l’una dall’altra. Quell’enorme potere che hanno nello sguardo, i bambini lo iniziano ad esercitare molto presto con matite e carta, la prima tecnologia che incontrano. Oltre che con il processo di metamorfosi di cui stiamo parlando qui, i piccoli intervengono sulla realtà intrappolandola sui fogli. Un ricordo di un particolare evento, i personaggi di un film. A volte, purtroppo, le situazioni negative in cui sono immersi. Sono trappole per conservare, per impossessarsi di cose belle ma anche per esorcizzare quelle brutte. Non sono in grado e nemmeno – credo – di voler entrare in campi di indagine che competono a chi questi temi li approfondisce con ben altre competenze. Spero semplicemente che anche il mio libro entri a far parte dell’arsenale degli strumenti positivi, un oggetto in più, a disposizione di adulti e bambini, per mettere in moto le storie. Da che mondo e mondo, le storie ci salvano tutti».

La realtà diminuita

Sfogliare le pagine de “La realtà diminuita” significa anche sorridere. Riappacificarsi con la propria parte sognatrice. Non svelerò le “trasformazioni” della lavatrice, della moka o dello scolapasta, ma da oggi sarò spinta a guardarli in modo diverso. Ecco, credo sia proprio questa la forza del lavoro che oggi offre a noi lettori: spingerci a saltare, a recuperare il desiderio senza paracadute. Come sono nate le storie che accompagnano le illustrazioni?
«L’innesco è stato casuale, come capita spesso a chi disegna. Un contest sulla rete, oggi ben noto: l’”Inktober”, che richiede, per tutto il mese di ottobre, di pubblicare un disegno al giorno. Inizialmente le regole prevedevano fosse un disegno rigorosamente in bianco e nero, meglio se al tratto. Accettata la sfida, ho cercato uno stratagemma semplice per riuscire a produrre una idea al giorno e questa strada stretta ha fatto scaturire la “Realtà Diminuita”. Poi però, a distanza anche di molti mesi, ho continuato a trovare altri personaggi di questa vicenda. Ma erano tutti singoli casi, uniti solo dal loro legame con gli ambienti in cui mi trovavo. Non avevano biografia, a volte nemmeno un nome preciso. L’esigenza di racchiuderli in un libro mi ha spinto a cercare la storia che legasse fra loro queste immagini. Non volevo un catalogo di figurine, volevo un percorso. Qui posso dire, a rischi di retorica, che l’incantesimo ha raggiunto anche me. Mentre provavo a scrivere, i fili si sono uniti, le passerelle si sono congiunte. Lo so che non è soprannaturale, ma il fatto che questo sentiero fosse già così ben delineato in qualche parte profonda di me non le pare una magia?».

Me lo faccia dire. La storia di “Porcuspazzola” è la mia preferita, perché in ogni libro c’è un angolo di cuore che s’appoggia da una parte. E in questo caso ho sorriso con tenerezza, ripensando ad alcuni momenti della mia infanzia. Un libro per tutti. Un libro senza età, non crede? 
«Spero proprio sia così. Il fatto che quella bestiola casalinga abbia evocato qualcosa di prezioso nei suoi ricordi mi emoziona e mi fa pensare che quel che facciamo noi creativi si ferma sempre molti passi più avanti di dove crediamo di essere arrivati. Mi auguro quindi che questo libro sia una “ratatuille” per tanti lettori, senza limiti d’età».

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