23 maggio 2002

monografie Il David di Michelangelo (Federico Motta 2002)

 
Mille parole non valgono un’immagine recita un antico detto cinese mentre Giorgio Vasari sosteneva che chi vede il David non ha bisogno di vedere altro nell’arte della scultura…

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Sono sufficienti questi due concetti per descrivere compiutamente il nuovo, splendido, libro della Federico Motta Editore dedicato appunto ad uno dei massimi capolavori della cultura occidentale: le bellissime fotografie di Aurelio Amendola, uno dei maggiori fotografi d’arte italiani, riescono infatti a penetrare nell’opera michelangiolesca svelandone ogni più intimo particolare. Proprio grazie a questa imponente campagna fotografica viene esaltato, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, il possente sforzo di Michelangelo, di trasferire nel David tutto l’orgoglio e la forza della città fiorentina: le masse muscolari tese prima del supremo sforzo, i tendini scoperti, la tensione emotiva che traspare dal volto sono la suprema metafora della breve ma importantissima parentesi della Repubblica fiorentina. Argan scrisse che “l’artista non rappresenta l’azione ma il suo movente morale, la tensione interiore che precede lo scatto del gesto”: questo esatto momento viene colto in particolare dalle fotografie di Amendola che si avvalgono positivamente del formato in bianco nero. Il marmo pare giocare con le luci, dando l’impressione di ricevere quella vitalità che Michelangelo disperatamente cercava di installare nelle sue statue: come un modello in carne ed ossa il David sembra voler instaurare un rapporto spirituale con il fotografo, il quale in quest’opera di dimostra anch’esso grande artista. Amendola, dunque, elabora un commento visivo del capolavoro svelando particolari talmente nascosti che aiutano a cogliere completamente il significato dell’opera. Accanto alle foto di Amendola, il volume della Motta si avvale anche del testo di Antonio Paolucci, uno dei massimi storici dell’arte italiani nonché sovrintendente per i beni artistici di Firenze, Prato e Pistoia: la sua competenza ci guida a cogliere il grande valore metaforico e simbolico che ha sempre caratterizzato l’opera, oltre che la sua genesi esecutiva. La sua mole imponente collocata in Piazza della Signoria (solo nel 1875 la statua fu portata alla Galleria della Accademia di Firenze per proteggerla dagli agenti atmosferici sostituendola con una copia) è divenuta subito il vero simbolo di Firenze, inserendosi perfettamente nel contesto iconologico e simbolico rappresentato dalla piazza e dalle altre opere in essa esposte. Inoltre Paolucci si sofferma sul ruolo che il David ha assunto nel nostro patrimonio culturale divenendo ben presto una delle icone dell’intera storia dell’arte; pochissime altre opere infatti hanno rappresentato tanto compiutamente il momento storico culturale che l’ha prodotta come il David di Michelangelo. Il volume della Motta è davvero imperdibile, riuscendo ad unire un testo tanto approfondito quanto scorrevole ad una serie di illustrazioni che non hanno davvero bisogno di ulteriore commento.

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Luca Scalco


Il David di Michelangelo – Fotografie di Aurelio Amendola testo di Antonio Paolucci. Milano, Federico Motta Editore. Cod. ISBN 88-7179-301-3; Formato 24 x 34 cm. Illustrazioni 57 bicromie + 15 foto di raffronto – cartonato con sovraccoperta. Pagine 96, Euro 40

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