14 febbraio 2026

All’asta il manoscritto di Ippolita Maria Sforza, la principessa che collezionava libri

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Il codice miniato appartenuto alla dote di Ippolita Maria Sforza riaffiora dopo secoli e va in vendita da Il Ponte. Intervista con Stefania Pandakovic, Direttrice del Dipartimento Libri e Manoscritti

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Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 - € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Principessa, bibliofila, protagonista silenziosa di una raffinata trama diplomatica. Ippolita Maria Sforza (1455-1488) fu una delle donne più colte della sua epoca. Visse tra Milano e Napoli, e fin dalla giovinezza commissionò volumi miniati che testimoniano la sua precoce vocazione umanistica – e insieme la sua non comune indipendenza intellettuale. Oggi ne restano soltanto tre: uno, contenente la trascrizione della prima decade dell’Ab Urbe condita di Tito Livio, è riemerso dopo secoli, e andrà in vendita il 25 febbraio da Il Ponte Casa d’Aste, a Milano, con una stima di € 280.000-350.000. Ne abbiamo parlato con Stefania Pandakovic, Direttrice del Dipartimento Libri e Manoscritti della maison.

Chi era Ippolita Maria Sforza?
«Ippolita Maria Sforza fu una delle figure femminili più colte e influenti del Rinascimento italiano. Figlia di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, i Duchi di Milano, ricevette un’educazione umanistica straordinaria, pari a quella dei suoi fratelli: studiò latino, classici, retorica e filosofia, distinguendosi presto come intellettuale e grande bibliofila. Fu anche una diplomatica di rilievo, una “principessa umanista” che utilizzò lo studio dei classici come strumento di formazione morale e politica. In seguito al suo matrimonio con Alfonso II d’Aragona, futuro re di Napoli, occupò un ruolo di spicco nei delicati equilibri tra Milano e Napoli. E il suo fascino intellettuale le valse anche l’amicizia e la stima di Lorenzo de’ Medici, rendendola protagonista silenziosa di eventi chiave come la Congiura dei Pazzi…».

Un personaggio eccezionale insomma, e ante litteram per numerosi motivi…
«Assolutamente sì. Ippolita Maria Sforza è ante litteram perché incarna un modello di donna colta, consapevole e politicamente attiva in un’epoca in cui l’accesso femminile al sapere umanistico era tutt’altro che scontato. Non fu solo una destinataria passiva di libri di lusso, ma una lettrice attenta e partecipe. Lo dimostrano le annotazioni autografe, le citazioni da Cicerone e San Girolamo, la firma apposta sui suoi volumi. In questo senso, rappresenta un esempio precoce di appropriazione femminile del sapere come strumento di identità, prestigio e potere».

Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 – € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

A proposito del manoscritto in asta, quindi: che cosa lo rende così raro?
«La rarità del manoscritto è duplice. Da un lato, si tratta di un codice miniato di altissima qualità, realizzato a Milano nella metà del Quattrocento nella bottega del Maestro delle Vitae Imperatorum, uno dei protagonisti della miniatura lombarda. Dall’altro, ed è forse l’aspetto più straordinario, il manoscritto proviene con certezza dalla biblioteca personale di Ippolita Maria Sforza ed è uno dei pochissimi volumi della sua dote giunti fino a noi. La maggior parte dei suoi libri personali è oggi dispersa o perduta: questo codice rappresenta quindi una testimonianza diretta, rarissima, della sua formazione e del suo rapporto con i classici».

Da qui, l’obiettivo de Il Ponte di valorizzarlo. Ma che cosa significa, per una casa d’aste, promuovere un lotto prima della vendita?
«Significa innanzitutto studiarlo, contestualizzarlo e renderlo comprensibile nella sua complessità. Non si tratta solo di presentare un oggetto, ma di raccontarne la storia, il valore culturale, il significato simbolico. Per una casa d’aste come Il Ponte, la valorizzazione passa attraverso la ricerca scientifica, il dialogo con gli studiosi, la divulgazione presso un pubblico internazionale e il confronto con le istituzioni. È un lavoro che precede la vendita e che mira a restituire al bene la sua piena dimensione storica e culturale. Ne andiamo molto fieri e siamo molto grati a tutti gli studiosi che hanno voluto cimentarsi nella ricerca insieme a noi. Vorrei approfittare dell’occasione per citare tutti coloro che hanno partecipato a vario titolo: Marco Petoletti (Letteratura latina medievale, Università Cattolica del Sacro Cuore), Massimo Zaggia (Filologia e letteratura italiana medievale, Université de Strasbourg), Milvia Bollati (Storia dell’arte, Università Cattolica del Sacro Cuore), Lucio Oriani (Storia dell’Arte medievale, Scuola Normale Superiore, Pisa) e Pier Luigi Mulas (Storia dell’arte, Università di Pavia)».

Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 – € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

È un’operazione che ricalca un altro progetto che vi ha contraddistinti di recente, la valorizzazione del Codice Santini – un altro bene vincolato, e con lieto fine…
«Sì, esattamente. Anche nel caso del Codice Santini, Il Ponte ha lavorato affinché un bene vincolato fosse adeguatamente studiato, presentato e compreso, favorendo un esito virtuoso. Sono operazioni che dimostrano come il mercato, se agisce in modo responsabile, possa diventare un alleato della tutela e della conoscenza. L’obiettivo non è semplicemente vendere, ma creare le condizioni affinché opere di questa importanza trovino una destinazione coerente con il loro valore storico».

Quindi, domanda direttissima: chi sarebbe, per questo manoscritto, l’acquirente ideale?
«Un’istituzione pubblica — una biblioteca, un museo, una fondazione — capace di garantirne la conservazione, lo studio e la fruizione. Ma anche un collezionista privato estremamente consapevole, disposto a farsi custode temporaneo di un patrimonio che va oltre il possesso. In entrambi i casi, l’elemento chiave è la responsabilità culturale: questo manoscritto non è solo un oggetto di straordinaria bellezza, ma un documento fondamentale della storia del Rinascimento e dell’educazione umanistica al femminile».

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