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Il PhotoBrussels Festival spegne dieci candeline e trasforma, ancora una volta, Bruxelles in una mappa espansa della fotografia contemporanea. Nato nel 2016 su iniziativa di Delphine Dumont, direttrice di Hangar, il festival raggiunge un traguardo simbolico con un’edizione che dal 22 gennaio al 22 febbraio riunisce 52 mostre, 120 artisti – di cui 55 belgi – e una costellazione di gallerie, musei, spazi indipendenti e luoghi pubblici disseminati nel tessuto urbano. Un mese di immagini, visioni e sguardi che raccontano un linguaggio profondamente radicato nel presente, capace di intercettare un pubblico sempre più ampio e trasversale.
«Questa decima edizione segna una tappa fondamentale nella storia di un progetto nato da una convinzione semplice: la fotografia merita un posto centrale nel panorama culturale contemporaneo belga», afferma Delphine Dumont. Infatti, dieci anni dopo, il PhotoBrussels Festival si è imposto come uno degli appuntamenti chiave nel calendario europeo, contribuendo a costruire un vero e proprio ecosistema nella capitale belga. Un ecosistema fatto di collaborazioni tra istituzioni, gallerie e scuole d’arte, che ha consolidato il ruolo di Bruxelles come hub culturale per l’immagine contemporanea europea. L’edizione 2026 enfatizza con decisione la vitalità del contesto locale: oltre la metà degli artisti coinvolti è belga e circa tre quarti risiedono nel Paese. Un dato che restituisce la densità e la pluralità di una scena aperta al dialogo internazionale ma fortemente ancorata al territorio. Le mostre si snodano tra musei, centri d’arte, gallerie storiche e spazi alternativi, offrendo una fotografia della città stessa: inclusiva, stratificata e in costante trasformazione.

Il cuore del festival è Hangar, che ospita la mostra centrale The HOUSE — The Anonymous Project di Lee Shulman. Presentata per la prima volta in Belgio, l’esposizione – già tra i momenti più apprezzati delle Rencontres d’Arles 2019 – si configura come un’esperienza decisamente immersiva: una casa anni ’50 ricostruita negli spazi espositivi, dove le fotografie non si limitano a essere osservate, ma abitano l’ambiente, attivando una riflessione sulla memoria collettiva e privata. Ai piani superiori della struttura, la collettiva Family Stories riunisce sette progetti che indagano le relazioni familiari attraverso approcci e sensibilità differenti. Le opere di Cristóbal Ascencio, Lee Daesung, Deanna Dikema, Sanne De Wilde, Alma Haser, Francesca Hummler e Danilo Zocatelli Cesco compongono un mosaico di storie intime, dove il racconto personale si intreccia con questioni più ampie di identità e appartenenza. Completa il percorso Le Royaume des moustiques di Sylvie Bonnot, ulteriore tassello della programmazione focalizzata sulle molteplici declinazioni del linguaggio fotografico.

Il PhotoBrussels Festival si distingue anche per la sua natura diffusa, che invita il pubblico a scoprire la città attraverso la fotografia. Dalle gallerie storiche agli spazi indipendenti – tra cui Archiraar, Galerie La Forest Divonne, Contretype, Nosbaum Reding, Spazio Nobile e molte altre – il festival costruisce un itinerario che riflette la complessità del panorama artistico brussellese. Inoltre, accanto agli artisti affermati, il festival riserva un’attenzione particolare alle nuove generazioni, protagoniste di una rinnovata libertà formale e concettuale. «Sono sguardi audaci – sottolinea Dumont – che stanno ridefinendo il medium, affrontando questioni cruciali del nostro tempo: trasformazioni sociali, emergenze ambientali, identità, relazioni e intimità». Ne emerge una fotografia impegnata, capace di mettere in discussione le percezioni consolidate e di attivare un dialogo tra culture e generazioni. Inserito nel network dell’European Month of Photography (EMOP), insieme a città come Berlino, Parigi e Vienna, il PhotoBrussels Festival rafforza la posizione di Bruxelles sulla scena internazionale, attirando artisti, collezionisti, professionisti e appassionati da tutta Europa.










