19 settembre 2012

Fino a fine novembre 2012 A.R.Penck Milano, Cardi Black Box

 
Un artista poliedrico. Ha cambiato nome più volte. È passato dall'amore del colore ad un uso pressoché totale del bianco e nero. Ma le cui identità visive compongono un lessico semplice, universale e sono forme stilizzate. Da Cardi Black Box una retrospettiva dedicata a A.R. Penck -

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A.R. Penck, pseudonimo di Ralf Winkler, nasce nel 1939 a Dresda, nell’ex Germania dell’Est, pittore autodidatta, che cambiò nome più volte; nel 1973 divenne Mike Hammer (eroe di un romanzo poliziesco) per sfuggire alle persecuzioni del regime comunista; considerato ex sovversivo a causa della sua pittura lontana dal realismo socialista. Dal 1980 Penck risiede a Londra ed è tra i maggiori rinnovatori della pittura tedesca, ma in Italia è meno conosciuto di Kiefer, Baselitz e Richter e gli altri esponenti del Neo Espressionismo che si orientarono verso il recupero della pittura negli anni Settanta, quando dipingere era “out”.

L’artista ha già esposto a Documenta 5 (1972) e Documenta 9 (1992) e alla Biennale di Venezia nel 1984, quando in Italia furoreggiava la Transavanguardia e negli Stati Uniti la Graffiti Art con Basquiat e Haring. Lo potete scoprire andando a vedere la sua retrospettiva nella galleria Cardi Black Box, salotto milanese cultural-mondano, dove si presentano 40 opere fra dipinti di grande formato e sculture realizzate tra la fine degli anni Settanta sino ai lavori più recenti.
Penck ha vissuto le conseguenze della guerra, la distruzione della sua città e la divisione del suo Paese, nel 1961 quando è stato eretto il muro di Berlino dipinse “Weltbilder”(Immagini del mondo) ispirato alle pitture rupestri e alle civiltà preistoriche e da questo momento elaborò un linguaggio volutamente primitivista, combinando figurazione e astrazione che culmina in un segno infantile, dal cromatismo intenso. Al primo piano della galleria, vi danno il benvenuto ieratiche e filiformi sculture in legno e in bronzo di diverso formato: queste silenziose presenze fanno compagnia a grandi dipinti disposti sulle pareti, che rappresentano segni, codici arcaicizzanti dal cromatismo vivace.
Le sue identità visive compongono un lessico semplice, universale e sono forme stilizzate che nel corso del tempo andranno sempre più verso un azzeramento della ricchezza cromatica a favore dell’uso del bianco e nero, come vedrete nelle opere del 2007 Systembild-neue alte Welte, Systembild-Last e Direkter Zusammenhang. Salite al secondo piano e vi immergerete in uno stile più “selvaggio”, denso e mosso, maturato negli anni Ottanta, dalla gestualità impulsiva e violenta. Sono inquietanti un gruppo di concitate figure nere su sfondo azzurrato che sembrano uscite da un museo etnografico, dal tratto simili a  xilografie ritratte nell’opera Gesburtstag bei Harald (1977). Nelle altre opere si accentua l’elemento cromatico e il ritmo delle pennellate veloci, come si nota nei dipinti ad olio su tela Moloch, Typus e Friss und lass mich leben. Osservate con attenzione i dipinti e da soli scorgerete un codice farsi progressivamente più sintetico, come si vede nei cartoni Irish Pub e Anfang der Spaltung, entrambe del 1982, dove l’artista impronta la sua ricerca della semplicità, essenzialità ed energia primitiva.

Jacqueline Ceresoli

Dal 5 settembre 2012 a fine novembre 2012
A.R. Penck
Cardi Black Box
Corso di Porta Nuova 38 – (20121) Milano
Orari: da lunedì a sabato ore 10 -19
Info: 02 45478189, gallery@cardiblackbox.com

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