11 gennaio 2013

Fino al 13.I.2013 Jan Toomik – Run Galleria Artra, Milano

 
In un mondo dell'arte che allinea l'Est all'Ovest, l'artista estone continua ad usare il suo corpo in azioni estreme, infischiandosene di codici politicamente corretti -

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Secondo il curatore Johannes Saar, del Center for Contemporary Art di Tallin, gli anni Novanta sono stati un decennio di svolta, in cui gli artisti dei Paesi ex socialisti hanno dovuto scegliere quale prospettiva abbracciare: se cercare di contestualizzare il proprio lavoro nel solco della tradizione critica che quasi in clandestinità aveva attraversato gli anni dei regimi totalitari ed ora poteva finalmente emergere e rivendicare il proprio ruolo storico, o gettarsi con entusiasmo tra le promesse di un mercato dell’arte che di lì a poco si sarebbe sviluppato, attraendo i nuovi ricchi e assecondando il loro desiderio di nuovi status symbol. Ostinatamente Jan Toomik (1961), pittore, videoartista e filmmaker estone, si è rifiutato di scegliere tra queste due strade. Ha continuato fino ad oggi a usare il proprio corpo senza farne un simbolo sociale o politico, ma sottoponendolo costantemente ad una disciplina fatta di azioni-limite, filmate e montate in loop con i ritmi sincopati di uno slapstick cinico e disincantato. Una serie che comprende urla a squarciagola che si fondono con il rumore assordante di una cascata (Waterfall, 2005), corse lungo una scogliera su cui si infrangono onde smisurate (Jaan, 2001), pattinate sul ghiaccio senza nulla addosso (Father and Son, 1998), gesti brevi, che si sottraggono ad ogni interpretazione e lasciano intravedere qua e là di riferimenti autobiografici, che Toomik espone senza filtri, consegnandoli allo spettatore in tutta la loro intensità. Marco Scotini, curatore della mostra, li definisce “un teatro di atti unici”, che appaiono irrisolti e tuttavia coerenti nel loro insieme.

Al centro di questa sequenza Run (2011), che da il titolo alla mostra. È una corsa che inizia con un battere di tacchi ritmico e propulsivo, e che si lancia verso un antro buio, un hangar vuoto che come una caverna inghiotte l’artista, di nuovo alla ricerca strenua di un gesto rivelatore, impossibile da realizzare.

Nelle tele Toomik riprende l’osservazione del proprio corpo e lo moltiplica, lo deforma, gli conferisce un carattere disturbante, per negare qualsiasi forma di intimità con lo spettatore, a cui pure si consegna disarmato, nella sua figura spesso nuda, ma a cui lancia una sfida, con il suo sguardo sardonico e la forza di gesti che si sottraggono al senso comune. Come quando nell’89 stazionava sul ponte Carlo a Praga, tenendo un cartello con uno slogan in cui a caratteri cubitali dichiarava – in estone – che i suoi genitali erano puliti, e a quanti non capendo il significato di quella affermazione gli chiedevano conto delle sue motivazioni, non rispondeva nemmeno una parola.

Silvia Simoncelli

dal 29 ottobre 2012 al 13 gennaio 2013

Jan Toomik – Run

a cura di Marco Scotini

Galleria Artra

via Burlamacchi, 1 – (20135) Milano

Orari: da martedì a sabato 10.30-13 e 15-19

Info: tel. 02 5457373, www.artragallery.com

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