05 febbraio 2009

fino al 7.III.2009 Michael Bevilacqua Milano, The Flat

 
Risate goliardiche, sarcasmo, toni noir e decadenti, echi punk in sottofondo. Così la lotta alla conformità sferza il suo attacco corrosivo, dissacrante. Ed ecco che la pittura si fa anarchia...

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Corrosion of Conformity è il nome di una band heavy metal nata negli anni ’80, considerata fondatrice del crossover thrash, ibrido tra hardcore punk e thrash metal. Corrosion of Conformity è anche il titolo della personale di Michael Bevilacqua (Carmel, California, 1966; vive a New York) ospitata negli spazi di The Flat.
Pare che molto della volontà del gruppo americano di andare oltre quanto è definitivo, cristallizzato e canonico possa ritrovarsi nelle intenzioni dell’artista connazionale, il quale tenta, sin dalla sua precedente personale Poison Apple, di scardinare il linguaggio artistico convenzionale, fondendo le tradizionalmente divergenti categorie di cultura alta e bassa.
La mostra milanese si potrebbe idealmente leggere attraverso due percorsi paralleli, facenti capo ciascuno a una tonalità cromatica: il primo include le tele dominate dal verde – l’autore sfida la tradizionale riluttanza statunitense a utilizzare un colore considerato portatore di sventura -, in cui l’atmosfera del gotico, i giocatori e le carte, l’assenzio e le words disseminate qui e là sulla tela fungono da costanti declinate in molteplici soluzioni, alle quali si accompagna sempre una risata dissacrante, che spesso echeggia attraverso un onomatopeico “ha, ha, ha”, persino laddove diviene grido che cela un tragico senso di disperazione (il Papa baconiano citato in Vicar in a Tutu, 2008). IMichael Bevilacqua - Vicar in a Tutu - 2008 - acrilico su lino - cm 152,4x122l secondo binario è dominato dal blu: il soggiorno estivo dell’artista nelle isole greche diviene leitmotiv, motivo ispiratore che consente di mescolare ricordi (i bagnanti) e figure suggerite dalla fantasia e dalla mitologia (Nettuno con tridente alla mano). A esempio si veda He’s Got… Blue Balls (2008).
Il lavoro di Bevilacqua si potrebbe verosimilmente ribattezzare pittura rock, in quanto trae alimento da un mix di stili pittorici, combinazioni inedite, relazioni impreviste, aggregazioni di simboli e citazioni. La sua arte nasce da un processo di “stratificazione”, sia da un punto di vista materiale – pennellate materiche sovrapposte e uso del collage, strizzando l’occhio ai procedimenti rauschenberghiani -, sia da un punto di vista teorico, ovvero nell’intenzionalità che fa capo al gioco dello “stile su stile”. Numerose e diversificate sono infatti le cifre stilistiche che popolano il background di Bevilacqua – spaziando dalla musica punk al fumetto, dal graffitismo al surrealismo -, che procede a un trattamento della superficie pittorica in cui la nitidezza del cartoon convive con l’aggressione gestuale di Die Brücke.
Il risultato è un ibrido, un prodotto saturo di ricordi e avvenimenti fittizi che vanno ad accatastarsi sulla tela, generando uno spazio traboccante che non richiede più all’immaginazione dello spettatore di essere colmato. Un ibrido goliardico. Che ride.

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mostra visitata il 15 gennaio 2009


dal 15 gennaio al 7 marzo 2009
Michael Bevilacqua – Corrosion of conformity
The Flat – Massimo Carasi
Via Frisi, 3 (zona Porta Venezia) – 20129 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 14-19.30; festivi su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo con testi di Marco Tagliaferro e Federico Sarica
Info: tel./fax +39 0258313809; carasi-massimo@libero.it; www.carasi.it

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