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Al Poldi Pezzoli di Milano l’opera simbolo del Grand Tour incontra la regia di Ferzan Ozpetek
Mostre
Tutti ne volevano uno da portare a casa di rientro dal viaggio che noi definiremmo di “istruzione”, sebbene fosse molto di più, in Italia. I souvenir rappresentano un prodotto artistico e culturale di primario interesse per comprendere i gusti e le committenze settecenteschi, e tra i tanti autori che si sono specializzati in questo florido mercato sicuramente Giovanni Paolo Panini è ancora oggi la personalità più talentuosa e intrigante a cui guardare.

Il Poldi Pezzoli di Milano, che ci ha abituati a mostre che definiremmo distillate, espone fino al 4 maggio la Roma Antica del Panini – o Pannini che dir si voglia – capolavoro in prestito dalle collezioni di pittura europea del Metropolitan di New York. Un’occasione speciale che giunge nell’ambito della mostra Le meraviglie del Grand Tour per dialogare in maniera intima e ravvicinata con un dipinto a dir poco immersivo. La tela viene realizzata intorno al 1757 per l’ambasciatore francese a Roma, il conte di Stainville, ritratto accanto allo stesso artista e ad altri personaggi al centro della composizione. Tutto intorno si apre una sontuosa e luminosa galleria fittizia costellata di decine di vedute di monumenti antichi, proprio quelli che i nobili turisti ammiravano quotidianamente durante le loro passeggiate nell’Urbe e di cui non potevano fare a meno nemmeno una volta ritornati a casa.
Quasi tutte le sculture, i rilievi, e le architetture sono meticolosamente illustrati nei pannelli di sala, rendendo l’esperienza di visita divertente e anche didattica. Il piacere dell’osservatore settecentesco nel riconoscere panorami e monumenti reali si sovrappone a quello del visitatore moderno, proiettato in un’antiquariale dimensione di eleganza.
Da Panini alla manifattura Ginori, fino all’inedito cortometraggio di Ferzan Ozpetek
Il prestigioso prestito del MET diventa l’occasione per creare all’interno delle collezioni museali un percorso tematico dedicato al Grand Tour, attraverso cimeli e dipinti che raccontano nel dettaglio l’amore e l’interesse per le meraviglie italiane. Viene dunque esposta un’altra clamorosa opera del Panini, di poco precedente e datata 1743, di recente entrata nelle raccolte meneghine grazie alla donazione di Giovanna Zanuso: Interno del Pantheon. Il colossale tempio di Apollodoro di Damasco, che ancora oggi vediamo come secoli orsono, fa da quinta al brulicante passeggio di avventori e visitatori che vengono accolti al di sotto delle gigantesche cassettonature dell’antica cupola, dalla quale un fascio di luce entra copioso attraverso l’iconico oculo centrale.
In nessun altro museo di Milano era possibile finora apprezzare il talento pittorico di Panini, un vulnus artistico che il Poldi compensa e che valorizza attraverso una mostra nella quale, oltre ai due capolavori del maestro, vengono presentate anche altre preziose testimonianze di quella stagione.

Abbiamo dunque trovato di particolare interesse la scelta di esporre le guide cartacee che i partecipanti al Grand Tour portavano con sé, sfogliavano durante il viaggio, oppure nelle settimane precedenti per arrivare preparati a destinazione, e che per prime tentano di sistematizzare e rendere fruibile a un pubblico mediamente esteso il patrimonio artistico italiano. Accanto a questi volumi, una selezione di sofisticati gioielli in micromosaico con monumenti antichi raccontano invece tutto l’amore, al limite del feticcio, per l’Antico, filtrato attraverso la produzione di stucchevoli raffinatezze in auge tra le gentildonne aristocratiche e altoborghesi.
Altro pezzo unico, in tutti i sensi, è una riproduzione in porcellana datata 1749 del Laocoonte Vaticano, sola e preziosissima replica di questo genere, direttamente collegata all’intenzione di Carlo Ginori, fondatore della maison di Doccia che continua ad essere sinonimo di qualità e tradizione, di creare una serie di copie in porcellana di tutte le più note opere antiche. Il gruppo esposto al Poldi Pezzoli, di piccole dimensioni ma di forte impatto, sembra tra l’altro essere stato modellato a sua volta su una copia d’autore coeva, esposta agli Uffizi e realizzata nientemeno che da Baccio Bandinelli.

Chiude la rassegna, ideata dalla direttrice del museo Alessandra Quarto e curata da Lavinia Galli e Xavier F. Salomon, un cortometraggio firmato dal pluripremiato autore cinematografico Ferzan Ozpetek, che in occasione della mostra presenta in esclusiva l’opera video Tutti gli DÈI. Ispirato dal fascio di luce che Panini dipinge nell’Interno del Pantheon, e suggestionato dalla messe di opere e architetture di Roma Antica, il regista ci trasporta all’interno di una dimensione onirica nella quale la ricchezza dell’arte sembra capace di abbattere la patina di torpore che ci avvolge per proiettarci nel regno della grazia e della meraviglia.










