18 novembre 2019

Cesare Viel, Nobody Anywhere Anymore | Pac, Padiglione d’Arte Contemporanea

di

Fino al 1.12.2019
Il Pac di Milano presenta la più grande mostra di Cesare Viel in uno spazio pubblico. Performance, installazioni, disegni raccontano la carriera dell'artista piemontese

cesare viel pac milano
Cesare Viel, Più nessuno da nessuna parte. PAC 2019. Photo Nico Covre, Vulcano

Il Pac, Padiglione d’Arte Contemporanea a Milano ospita la più ampia mostra antologica di Cesare Viel in uno spazio pubblico, dal titolo pirandelliano “Più nessuno da nessuna parte” a cura di Diego Sileo, promossa dal Comune di Milano- Cultura con Silvana Editoriale, inaugurata in occasione della Quindicesima Giornata del Contemporaneo indetta da AMACI e dedicata all’arte italiana. In questo flusso carsico di parole, disegni, video e fotografie e installazioni ambientali, la protagonista è l’oralità, il suono, l’emozione che si fa voce con lavori vecchi e inediti, realizzati per questa mostra, che ripercorrono la sua pratica performativa in cui testo e immagine coesistono, incluse distorsioni linguistiche. Diego Sileo, direttore artistico del Pac, coraggiosamente punta sulla valorizzazione degli artisti italiani della generazione degli anni Sessanta, dopo le mostre personali di Armin Linke, Luca Vitone ed Eva Marisaldi, con Cesare Viel, la performace e le declinazioni e commistioni della Body Art sono il messaggio.

Cesare viel pac
Cesare Viel, Più nessuno da nessuna parte. PAC 2019. Photo Nico Covre, Vulcano

Cesare Viel e la Performance

Nato a Chivasso (TO), a partire dagli anni’80, Viel ruota approfondisce le potenziali espressive della performance in cui travestimento, trucco, recitazione,scrittura, teatro coesistono con video, fotografia, disegno e installazioni site-specific, in cui l’oralità, la voce, il testo si fanno oggetto dell’opera incentrata su intrecci espressivi, sulla relazione tra significai e significante con immagini e suggestioni. Varcata l’entrata del Pac, stravolge i sensi una grande scultura di fieno, Lost in Meditation (1999-2000) dall’odore persistente che invade lo spazio, sullo sfondo di un azzurro intenso, che rievoca il cielo estivo, mentre la voce dell’artista e la musica si irradiano nello spazio. Così Viel, punta sull’evocazione e con una voce suadente ci conduce dentro il ricordo di paesaggi della sua infanzia nel Veneto, nei meriggi assolati d’estate, quando i contadini tagliavano l’erba, raccoglievano il fieno e lo disponevano in cumuli cumoli separati.

L’artista durante l’inaugurazione è salito con una scala sulla sommità della scultura e si è sdraiato sul “letto” di fieno. Con questa semplice azione ha materializzato il suo desiderio infantile di salire sul muro di fieno a scrutare il cielo, oltre l’orizzonte. Un’azione vietata dal nonno per non rovinare il lavoro, sacro dei contadini, e per la paura delle vipere che vi si potevano annidare. Tutto questo racconto rientra nell’opera per capire meglio il tema della mostra: i luoghi dell’assenza evocati, trasfigurati con azioni, performance, appunto, che attingono dal diario emozionale dell’autore, in relazione con i fatti e la storia recente, in cui pensieri, parole, immagini e suggestioni intrecciano relazioni tra tempo fisico ed emotivo, realtà e memoria.

Sono opere che ruotano introno ai concetti di corpo, memoria e riproposizione di tracce esistenziali. Introspezione, riflessione, solipsismi, esperienze personali, fatti di cronaca, ispirazioni letterarie, filosofiche e semiotiche plasmano, viaggiano nelle ermeneutiche del linguaggio risolte in cartografie emotive, che ricompongono, rammendano il fluire del tempo in rapporto al presente.

L’emozione è l’azione, la sua opera con la voce palesa cortocircuiti tra pensiero visivo e gesto concreto, intensità dell’esperienza e sintesi tra testo e immagine. Le sue opere sono da ascoltare oltre che da vedere, che richiedono allo spettatore il tempo della riflessione e pazienza. Nel suo lavoro sono ricorrenti i riferimenti letterali, dialoghi immaginati con poeti e narratori come Emily Dickinson, Virginia Wolf, Gertrude Stein, Cesare Pavese e altri ancora. Tra le tante opere Ritratto di un amico, Accendere una lampada e sparire, Sogno Campana, To the Lighthouse, e altre installazioni presenti in mostra che rappresentano per Viel un riferimento essenziale, sia per vicenda biografica, sia per la sua capacità di utilizzare la scrittura, richiedono allo spettatore attenzione per attivare riflessioni, intorno a concetti, differenze, ripetizioni e la sua sensibilità poetica nel rielaborare complessi processi linguistici.

Cesare viel Pac
Cesare Viel, Infinita ricomposizione, performance. PAC 2019. Photo Lorenzo Palmieri

Punti di riferimento della sua ricerca artistica sono Vincenzo Agnetti, Fabio Mauri, autori che procedono per analogie compositive attraverso l’uso della parola nell’opera. Per Cesare Viel il linguaggio del corpo attraverso diverse azioni in un dato contesto rivolte al pubblico, disorientano, destrutturano il concetto di corpo sociale, volte a denunciare le disfunzioni della società ed a rielaborare in maniera emotiva lo strutturalismo psicoanalitico e filosofico, rimettendo in discussione l’arte concettuale e le sue modalità espressive. Al Pac, immersi in questo viaggio dentro il suo mondo emotivo, attraverso opere che visualizzano un pensiero che si fa racconto, la riflessione di altro da sé, in cui noi spettatori possiamo consapevolmente rifletterci. Dal piano terra al piano superiore del Pac, rigorosamente bianco, fluttuando tra una selezione di lavori passati e recenti, la documentazione e riproposizione di alcune precedenti performance, nel Parterre, spicca l’opera site specific, animata da suoni Il giardino di mio padre. Gli oggetti sotterai (2019), dedicata al padre e alla sua scomparsa, il tema del rapporto tra padre e figlio che apre riflessioni sull’identità di genere maschile e sulle eredità simbolica del patriarcato, trascende i riferimenti autoreferenziali e coinvolge anche il pubblico femminile, nel suo struggente “paesaggio” di   emozioni evocate: il fil rouge del suo fare.

Jacqueline Ceresoli

mostra visitata il 23 ottobre

 

Dal 12 ottobre al 1 dicembre 2019

Cesare Viel, Più nessuno da nessuna parte

Pac, Padiglione d’Arte Contemporanea

via Palestro 14, Milano

Orari: mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9:30—19:30, martedì e giovedì 9:30—19:30

Info: www.pacmilano.it

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui