-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Da Istanbul a Roma: Galeri Artist apre un ponte tra due scene artistiche
Mostre
Con Nel più ampio cerchio, Galeri Artist inaugura il suo nuovo spazio a Roma, segnando un passo significativo oltre la sua sede storica di Istanbul. Situata in Via della Scrofa e progettata dall’architetto Anna Butticci, la galleria si presenta come un ambiente accuratamente concepito, in cui l’allestimento evita di imporre una struttura rigida e lascia invece emergere le relazioni tra le opere. La mostra riunisce un gruppo eterogeneo di artisti, che comprende figure del Dopoguerra e pratiche contemporanee, tra cui Luigi Ontani, Sol LeWitt, Lucio Fontana, Jannis Kounellis, Rebecca Horn, Günther Uecker, Bizhan Bassiri, Emilio Prini e Serkan Demir.

All’inizio della mostra, il mosaico LapsusLupus di Ontani crea immediatamente un’atmosfera di giocosa sovversione. Questo tableau vivant colorato reinterpreta il mito della lupa capitolina attraverso un doppio “lapsus” intenzionale: il lupo è raffigurato come maschio, mentre i bambini, invece di rispecchiare la consueta iconografia romana, sono di colore nero. Sono esposte anche altre due versioni dell’opera, una è una fotografia dipinta e l’altra una scultura in bronzo: ciascuna ripropone la stessa scena mutandone il materiale e il linguaggio visivo. Attraverso la ripetizione e la variazione, Ontani si confronta con la storia dell’arte non come una narrazione fissa ma come un campo aperto a slittamenti, sostituzioni e reinterpretazioni.
Accanto vediamo Circle, un gouache su carta di LeWitt che, a differenza delle sue forme geometriche e cubiche bianche, si sviluppa attraverso pennellate libere e sovrapposte dai colori vivaci e saturi. Queste pennellate formano una superficie simile a una rete che gradualmente si raccoglie in una presenza circolare, quasi sferica. La composizione appare aperta e dinamica, privilegiando il gesto e il processo rispetto alla struttura. In questo senso, l’opera si avvicina maggiormente all’intensità cromatica dei Wall drawings di LeWitt, rivelando un altro aspetto della sua pratica che si allontana dalla geometria rigorosa per orientarsi verso un linguaggio più fluido e pittorico.

La mostra presenta anche una ceramica in bianco e nero di Fontana, intitolata Concetto spaziale. Fontana è noto soprattutto per le sue tele tagliate e perforate, mentre le sue opere in ceramica hanno ricevuto nel corso del tempo un’attenzione molto minore. Solo di recente hanno iniziato a essere rivalutate, come si è visto in una mostra dedicata alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. In questo contesto, la presenza di quest’opera in ceramica offre l’occasione di guardare con occhi nuovi a questa parte della sua produzione, mettendo in luce un approccio materico e formale che coesiste con le sue opere più note.
Proprio di fianco all’opera di Fontana troviamo Two fish del maestro dell’Arte Povera Kounellis. L’opera consiste in una ciotola piena d’acqua, nella quale nuotano due pesci rossi vivi. All’interno della ciotola è appoggiato un coltello. La scena crea una tensione sottile ma inquietante: mentre i pesci si muovono liberamente, la presenza del coltello suggerisce una minaccia latente. Questa giustapposizione riflette l’approccio di Kounellis di introdurre elementi della vita reale nello spazio dell’arte, dove i materiali quotidiani acquisiscono una dimensione carica di significato e simbolica.

Se l’inaugurazione è indicativa di qualcosa, è dell’intenzione di Galeri Artist di avviare un dialogo tra Roma e Istanbul, in linea con la visione dei suoi direttori, Dăghan Özil e Jale Tantekin. Piuttosto che sottolineare le differenze, la galleria si propone come punto di collegamento tra le due città. In questo senso, la sede di Roma non segna solo un’espansione ma l’inizio di uno scambio che si sviluppa attraverso luoghi e prospettive diverse. Il catologo in uscita, con un saggio critico di Bruno Corà, offrirà un’ulteriore occasione per riflettere su questa direzione.












