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Gioiello e potere: la metamorfosi della rappresentazione maschile nei secoli
Mostre
Per secoli è stato l’uomo a indossare i gioielli più ricchi, più simbolici, più potenti. Una chiave formidabile per leggere la storia. Perché il gioiello non era ornamento ma rango, status, appartenenza: segni visibili di potere e strumenti di autorappresentazione condivisi da nobili, ordini religiosi, cariche militari e gruppi professionali. È un tema rimasto a lungo ai margini dell’interesse critico, forse perché la modernità ha progressivamente associato il gioiello al mondo femminile. In realtà, fino al Settecento, gli uomini indossavano più gioielli delle donne, spesso più preziosi, più complessi, più carichi di significato. Se l’ornamento femminile era regolato da codici di età e decoro – più sobrio per le giovani, più elaborato per le adulte, ridotto o simbolico per le anziane – quello maschile era direttamente legato alla funzione sociale dell’individuo.
L’associazione automatica tra gioiello e femminile è infatti una costruzione relativamente recente. Per secoli l’ornamento è stato oggetto di una regolazione precisa, che teneva conto dell’età, dello status e del ruolo pubblico. Nel caso delle donne, il gioiello accompagnava il corpo secondo un codice di comportamento: alle giovani era richiesto un decoro misurato, privo di ostentazione, l’abbondanza era concessa all’età adulta, quando l’ornamento segnalava uno stato acquisito, mentre alle donne anziane spettavano forme più semplici, talvolta legate al lutto o alla memoria. Il gioiello non era mai libero ma sempre carico di significato sociale.

Nel mondo maschile la logica era opposta. I gioielli più importanti sono stati a lungo maschili, perché connessi all’esercizio del potere. Catene, insegne, ordini cavallereschi, fibbie, sigilli, non erano accessori ornamentali ma strumenti di riconoscimento pubblico. Rendevano immediatamente leggibile la posizione di un individuo nella società, le sue alleanze, le sue appartenenze. Non sorprende, quindi, che fino al Settecento gli uomini possedessero spesso più gioielli delle donne e di valore superiore.
La progressiva riduzione dell’ornamento maschile coincide con l’affermarsi della borghesia ottocentesca e con una nuova idea di rispettabilità fondata sulla sobrietà. L’uomo rinuncia all’ostentazione e all’ornamento vistoso, concentrando l’espressione di sé in pochi oggetti funzionali: l’orologio, la catena, i gemelli, la spilla da cravatta. Il gioiello non scompare ma si fa discreto e funzionale. Solo in tempi recenti – anche grazie al mondo dello spettacolo e alla cultura visiva contemporanea – l’uomo torna a rivendicare l’ornamento come spazio di identità personale.
La mostra The Gentleman – Stile e gioielli al maschile, allestita a Milano nelle sale espositive al primo piano di Palazzo Morando, in via Sant’Andrea 6, restituisce dignità storica e culturale a questo universo a lungo rimosso. Il museo, dedicato alla storia del Costume, della Moda e dell’immaginario visivo della città, ospita un percorso visitabile gratuitamente fino al 27 settembre 2026, costruito attraverso un articolato dialogo tra gioielli, abiti e materiali d’archivio.
Il racconto espositivo si fonda su opere provenienti dalle collezioni di Palazzo Morando, cui si affiancano abiti della storica Sartoria Tirelli Trappetti-Costumi dal 1964, creazioni dell’Atelier Bruno Piattelli, documenti dell’archivio Rai di Milano e una selezione di gioielli storici e contemporanei.

La scelta curatoriale di affiancare costantemente ornamento e vestire, dal XVIII secolo alla contemporaneità, restituisce con chiarezza la complessità del tema: per secoli gioiello e abito hanno costituito un unico sistema di segni, capace di rendere visibile ruolo sociale, prestigio e appartenenza.
Milano è il luogo ideale per raccontare questa storia. Non solo perché oggi è una capitale internazionale della moda ma perché lo è stata, nei secoli, come città dell’artigianato, delle corporazioni e della lavorazione dei metalli. La toponomastica del centro storico lo ricorda ancora: via Orefici, via Spadari, via Armorari. Nomi che rimandano a un sistema produttivo reale, fatto di botteghe, saperi tecnici e specializzazione.
Via Orefici, in particolare, era il cuore del distretto degli orafi: un luogo in cui si concentravano competenze, reti economiche e prestigio sociale. Una sorta di moda ante litteram, fatta di metallo, tecnica e valore simbolico. Accanto all’oreficeria, Milano era anche un centro di produzione ed esportazione di tessuti auroserici – oro, argento e seta – rendendo l’abito stesso un gioiello. Non è un caso che in mostra gli abiti ricamati con filati preziosi dialoghino con gli ornamenti: per secoli non sono stati mondi separati.

Il percorso espositivo si apre nel XVIII secolo, quando l’uomo europeo delle classi alte indossa con naturalezza gioielli elaborati e abiti sontuosi. Oggetto emblematico è il Toson d’Oro, uno degli ordini cavallereschi più prestigiosi d’Europa, simbolo di appartenenza e legittimazione nelle élite dell’Antico Regime. Un gioiello che non ornava soltanto ma certificava un ruolo e una posizione.
Con l’Ottocento arriva la cosiddetta “grande rinuncia”: la borghesia emergente impone un ideale di sobrietà, misura e controllo. Il gioiello non scompare ma si riduce a dettaglio funzionale. Gemelli, catene da orologio e spille da cravatta diventano gli elementi attraverso cui l’uomo continua a esprimere stile e distinzione, pur nel rispetto di nuovi codici sociali. Il gioiello maschile si rivela inoltre come testimone diretto della storia, legandosi a eventi politici e sociali precisi, come la spilla con l’emblema di Garibaldi, prodotta a metà dell’Ottocento in Inghilterra dove era considerato un eroe.
Il Novecento riapre il discorso. Tra Art Nouveau e Déco, il gioiello torna a essere rappresentativo di carisma e appartenenza culturale. Le forme si fanno più audaci, dialogano con l’arte e con la geometria. Dalla Peacock Revolution degli anni Sessanta fino alle sperimentazioni successive, l’ornamento accompagna la trasformazione della mascolinità, diventando sempre più espressione di individualità.

La sezione contemporanea pone infine una domanda inevitabile: esistono ancora gioielli maschili e femminili o si tratta, semplicemente, di gioielli? Le creazioni di maison storiche e di artigiani contemporanei presentano oggetti oltre il genere, pensati per essere indossati come affermazione personale non come adesione a un modello imposto.
In questo senso, The Gentleman – Stile e gioielli al maschile non è soltanto una mostra sull’ornamento. È una riflessione su come, ieri come oggi, indossiamo la storia e costruiamo la nostra identità attraverso la materia.











