-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Il genio eclettico di Iliazd da riscoprire alla Fondazione Antonio Dalle Nogare
Mostre
Il 25 dicembre di cinquant’anni fa, nel giorno di Natale del 1975, moriva a Parigi Ilia Zdanevich, noto come Iliazd. Secondo i racconti, spirò in piedi, mentre stava bevendo il tè: una fine simbolica per un uomo che, pur coltivando interessi vastissimi, era rimasto integro, rigorosamente fedele alla sua personale idea del fare arte. Poeta, scrittore, designer, performer e soprattutto editore rivoluzionario e maestro inarrivabile del libro d’artista, Iliazd ha attraversato il Novecento collaborando, tra gli altri, con personaggi come Picasso, Max Ernst, Georges Braque, Alberto Giacometti e disegnando tessuti per Coco Chanel e Sonia Delaunay. Ma anche coltivando le curiosità più diverse, dalla passione per le chiese bizantine, all’alpinismo, dal balletto all’astronomia. E inventandosi identità e pseudonimi. Forse proprio per questa sua natura eclettica e sfuggente Iliazd è rimasto a lungo poco conosciuto al di fuori del mondo dei bibliofili. È quindi tanto più preziosa la prima retrospettiva che la Fondazione Antonio Dalle Nogare di Bolzano gli dedica e che, fin nel titolo, racchiude l’approccio trasversale e transdisciplinare dell’artista, TOUTITÉ – ILIAZD Lo Studio della Forma (fino al 27 giugno 2026). Il concetto di toutité, neologismo inventato da Iliazd e derivante dalla versione della parola russa vsechestvo e della parola francese toutisme, Everythingism in inglese, viene spiegato dalle curatrici Eva Brioschi e Julia Marchand come «un’attitudine che non intende porsi limiti spazio-temporali, uno studio della forma delle forme».

Nato a Tbilisi, in Georgia, nel 1894, Iliazd studia giurisprudenza a San Pietroburgo, dove frequenta le avanguardie russe. Prima di emigrare a Parigi nel 1921 ha già scritto il ciclo di cinque drammi in un atto Les traits de l’âne, usando lo zaum, un linguaggio poetico astratto che mira a liberare il suono dal suo significato convenzionale. Nella capitale francese Iliazd si reinventa: partecipa alle attività dei dadaisti, lavora nell’industria tessile e dal 1940 diventa editore di libri d’arte di lusso – nella sua vita ne produrrà una quarantina.
Nella mostra a Bolzano l’universo creativo di Iliazd è esplorato attraverso materiali d’archivio, rilievi architettonici e disegni legati all’ambito della moda, oltre ad alcuni tra i suoi più preziosi libri d’artista. Un focus particolare è dato alla collaborazione tra Iliazd e Marcel Duchamp, per il quale il maestro georgiano realizza La Boîte en Valise, serie C – un dialogo che rivela sorprendenti affinità, tanto nel pensiero quanto nella vita dei due artisti. È parte del progetto anche un libro realizzato per l’occasione dall’artista francese Chloé Vanderstraeten in risonanza con le opere di Iliazd e pensato come un sistema sensoriale da sfogliare.

È infatti una mostra tattile, di cassetti da aprire e libri da sfogliare Toutité. Ogni foglio è una costruzione di armonie ineffabili tra testo, segni e caratteri tipografici che si dispiegano su raffinatissime carte chine e japon fondendosi in significati nuovi, unici. Ma soprattutto Toutité è una mostra di storie da scoprire pazientemente, così come Iliazd pianificava e costruiva meticolosamente i suoi libri, portando alla luce artisti sconosciuti o opere dimenticate. Ne è un esempio la toccante poesia d’amore di Paul Eluard Un soupçon pubblicata postuma da Iliazd nel 1965. Tra i tesori dimenticati, custoditi nella grande cassettiera Cabinet Institut al piano terra della mostra, c’è anche Frère Mendiant, il libro omaggio a un misterioso frate mendicante castigliano e alle sue peregrinazioni nel nord dell’Africa. Pubblicato nel 1959, il volume è impreziosito da sedici incisioni a puntasecca di Picasso. Altri cassetti ospitano gli eleganti motivi geometrici e i pattern realizzati da Iliazd per Coco Chanel, con cui collabora tra il 1929 e il 1933. Diverse sono poi le tracce delle sue tante passioni, come quella per i gatti, di cui amava circondarsi e celebrare nuove nascite con annunci scritti: in mostra se ne trova uno delizioso del 1956, corredato dal disegno di un gatto arruffato dell’amica Dora Maar. Il rapporto tra Iliazd e Marcel Duchamp è invece raccontato attraverso uno scambio epistolare inedito tra i due relativo alla realizzazione della serie C della celebre La Boîte en Valise – uno degli esemplari è visibile nella mostra che si svolge in parallelo alla Fondazione, Under the Spell of Duchamp.

Punto culminante della carriera di Iliazd è però Poésie de mots inconnus, antologia di poesia fonetica zaun pubblicata nel 1949 e illustrata con opere di grandi artisti come Picasso, Jean Arp, Marc Chagall, Joan Mirò, Max Ernst e diversi altri. Questo libro oggetto è composto da fogli singoli conservati in chemis e quindi in scatole, secondo il principio delle matrioske. «Le elaborate stratificazioni di scatole, copertine, cartelle e buste creano un avvicinamento graduale, quasi teatrale all’oggetto, ritardando l’accesso al contenuto attraverso una serie di porte e soglie» spiega la curatrice Eva Brioschi. Un sistema complesso, forse maniacale, sicuramente lontanissimo dalle modalità di fruizione di immagini e parole del nostro tempo rapido e sovraesposto. Eppure, o forse proprio per questo, l’invito di Iliazd alla scoperta lenta risuona oggi come un baluardo di resistenza, non solo estetica.








