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Un futurista nella classicità: le opere di Depero al Museo Bagatti Valsecchi di Milano
Mostre
Il nucleo estetico del Futurismo, che costituisce a tutti gli effetti l’unico movimento d’avanguardia nell’Italia pre-bellica, è stato sicuramente (e tautologicamente) la negazione del passato. Ogni sua espressione combatte la storia, tanto da celebrare la guerra come “sola igiene del mondo”. Ora immaginiamo la reazione di un redivivo Depero nel constatare che alcune sue opere sono esposte in un palazzo milanese dall’impronta fortemente classica, in mezzo ad antiche armature, maioliche e bassorilievi. Il Museo Bagatti Valsecchi, in collaborazione con il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, presenta la mostra Depero Space to Space. La creazione della memoria. Negli intenti dei curatori, Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico, questa iniziativa culturale intende evidenziare un parallelismo sorprendente che lega, con uno sfalsamento temporale, gli antichi padroni di casa e l’artista trentino, accomunati dal medesimo sogno di abitare dentro spazi sospesi tra antico e contemporaneo.

L’esposizione su Fortunato Depero, assente dalla scena espositiva milanese da 35 anni, si presenta come un percorso inedito, basato sull’interazione tra la collezione permanente del Museo Bagatti Valsecchi (e l’architettura che la contiene) e le creazioni dell’artista: nella tensione magica tra Quattrocento e Novecento, si crea un processo alchemico, che va ben al di là delle presunte similitudini tra i personaggi coinvolti nel progetto. Ospitando oltre quaranta opere che vanno dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, provenienti dalla Casa D’Arte Futurista Depero e dal Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, questa ex-dimora patrizia non è un semplice sfondo. La sua identità finto-rinascimentale, figlia diretta dell’eclettismo storicista di fine Ottocento, costituisce una materia creativa unica nel suo genere. Nelle stanze del palazzo, complice un attento studio di luci e suoni, si innesca un confronto, tutt’altro che armonico o dialettico, tra due manierismi: da un lato, la replica pervasiva di stilemi quattrocenteschi, alla vigilia di ben note trasformazioni del gusto, prima fra tutte, l’avvento del Liberty, secondo uno spirito del tutto passatista; dall’altro, le opere di un autore che, nel periodo scelto dai curatori della mostra, in fondo replica sé stesso.

Nel Dopoguerra, l’attività di Depero stenta ad adeguarsi ai tempi nuovi, complice anche il suo isolamento iniziato negli anni Trenta, a Rovereto, lontano dai fermenti che andavano proseguendo negli epicentri dell’arte. La sua produzione rivela una perpetuazione dei suoi stessi cliché futuristi, oramai privati da quello slancio innovatore e brillante dei decenni precedenti, in cui aveva dimostrato grande versatilità come progettista, arredatore, scenografo e soprattutto grafico. Una mostra di Fortunato Depero al Museo Bagatti Valsecchi significa oggi non solo riattualizzare il suo legame effervescente con Milano, ma anche dar vita a una vera e propria contaminazione tra due linguaggi contrapposti, sebbene entrambi diretti alla conservazione della memoria. Nel mettere a confronto due realtà artistiche orientate al passato – al Rinascimento per il Palazzo, ai propri trascorsi progressisti per Depero – questa formula rispecchia un approccio comunque innovativo, perfino più provocatorio di quanto gli stessi curatori abbiano messo in conto, dal momento che dei quadri tardo-futuristi si infiltrano tra gli impianti decorativi esistenti con un quid di malizia e perfino di surrealismo.







