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100 anni di Cahiers d’Art, con uno speciale allestimento alla Guggenheim di Venezia
Musei
di redazione
Proprio cent’anni fa, nel 1926, il critico e collezionista di origini greche Christian Zervos fondava a Parigi una rivista destinata a diventare uno dei simboli del modernismo europeo: Cahiers d’Art. Ora, quella stessa rivista torna al centro della scena museale grazie a uno speciale allestimento presentato alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, per la prima tappa di un programma internazionale di celebrazioni che attraverserà tutto il 2026.
L’importanza di Cahiers d’Art nel modernismo europeo
Cahiers d’Art operò fin dall’inizio come un laboratorio editoriale ibrido, in cui teoria critica e letteratura si intrecciavano senza alcun tipo di gerarchia. Sulle sue pagine sono state pubblicate opere e scritti di grandi artisti come Duchamp, Kandinsky, Matisse, Miró, Calder, Picasso, insieme a intellettuali come Bataille, Beckett, Lacan e Tzara.
Anche l’apparato visivo era parte integrante del progetto: le riproduzioni fotografiche, spesso realizzate da figure come Dora Maar e Man Ray, trasformavano ogni numero in una sorta di piccola mostra portatile, capace di circolare globalmente e fissare nelle menti dei lettori un immaginario ben preciso, prima ancora che questo atraversasse le porte dei musei. È proprio questa dimensione di “museo su carta” che la Collezione Peggy Guggenheim decide oggi di riattivare.

Cahiers d’Art alla Collezione Peggy Guggenheim
I dieci numeri esposti oggi a Venezia sono stati acquisiti per l’occasione e sono entrati a pieno titolo nel patrimonio archivistico del museo. Le pagine delle riviste in questione riproducono opere oggi presenti nella collezione veneziana, rendendo visibile una genealogia concreta tra editoria modernista e istituzione museale. Non a caso, nel 1955, fu la stessa Peggy Guggenheim a contribuire direttamente alla rivista con un testo su Brancusi: un gesto che conferma come la costruzione del canone modernista sia passata anche da figure di collezionisti-mecenati e non solo da critici e artisti.

I dieci numeri originali coprono un lasso di tempo che va dagli anni Venti agli anni Cinquanta ed entrano qui in dialogo con alcune opere iconiche della collezione permanente, ricostruendo il modo in cui la rivista non si limitò a raccontare l’avanguardia, ma contribuì attivamente a produrla e legittimarla come linguaggio dominante del Novecento.
A suo modo, perciò, l’allestimento funziona così come una riflessione sul potere dei media culturali: su come riviste e altri dispositivi editoriali abbiano prodotto visibilità e esclusioni, centralità e periferie. Lo speciale allestimento alla Collezione Peggy Guggenheim sarà visitabile fino all’autunno 2026.

Un anno di progetti dedicati alla rivista del modernismo
La tappa veneziana inaugura un ciclo di mostre che nel corso del 2026 coinvolgerà istituzioni come MDAM – Collection Zervos di Vézelay, LUMA Arles, il Musée national Picasso-Paris, il Benaki Museum di Atene, il MoMA di New York e il Reina Sofía di Madrid, accompagnato da una pubblicazione celebrativa (Cahiers d’Art. A Century of Modernism) e da una serie di incontri curati da Daniel Birnbaum.
Cahiers d’Art è stata rilanciata nel 2012 dal collezionista svedese Staffan Ahrenberg e continua oggi a proporsi come piattaforma intergenerazionale, mettendo in relazione maestri storici come Calder e Picasso con artisti contemporanei come Arthur Jafa, Hiroshi Sugimoto, Gabriel Orozco e Rosemarie Trockel.















