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Tra i progetti più attesi del 2026, sicuramente occupa una posizione di rilievo il Kanal – Centre Pompidou: i lavori per il nuovo grande centro d’arte contemporanea di Bruxelles hanno raggiunto il 95% di avanzamento e, dal punto di vista tecnico, il cantiere procede secondo il calendario stabilito. Eppure il futuro appare sospeso: il dibattito pubblico si è spostato dal “quando aprirà” al più inquietante “aprirà davvero?”.
Ospitato nell’ex garage Citroën del 1934, sul margine nord-occidentale del centro cittadino, Kanal è stato annunciato come uno dei più grandi poli espositivi d’Europa. Con 12.500 metri quadrati di spazi per mostre distribuiti su cinque livelli, un centro di architettura, ristoranti, luoghi per performance dal vivo e 20mila metri quadrati di aree pubbliche, il complesso supererà per dimensioni istituzioni come la Tate Modern di Londra – almeno nella sua struttura originale -, il Palais de Tokyo e il Guggenheim di Bilbao. Bruxelles, capitale amministrativa dell’Unione Europea, diventerà così una destinazione culturale internazionale di primo piano.
Sul piano museografico, i preparativi sono già in fase avanzata. I testi di sala trilingui – inglese, francese e neerlandese – sono stati approvati, e i curatori stanno finalizzando la mostra inaugurale, che dovrebbe includere opere di Henri Matisse, Pablo Picasso e Alberto Giacometti, provenienti dal Centre Pompidou, partner istituzionale del progetto per i primi cinque anni di attività.
Il nodo critico, però, non riguarda l’arte né l’architettura ma, come spesso capita, la politica. A un anno e mezzo dalle elezioni regionali, la Regione di Bruxelles-Capitale non ha ancora un governo pienamente operativo. In questo vuoto istituzionale, l’unica prospettiva concreta sembra essere quella di un piano di austerità, con l’ipotesi – sempre più insistente – di un taglio del budget di Kanal di oltre la metà. Un ridimensionamento che metterebbe seriamente a rischio non solo la programmazione ma la stessa apertura del museo.

La direttrice Kasia Redzisz non ha nascosto la gravità della situazione: senza una decisione chiara sul finanziamento, il rischio è quello di dover fermare i lavori nelle fasi finali, compromettendo un progetto che ha richiesto decenni di discussioni. L’idea di dotare Bruxelles di un’istituzione dedicata non solo all’esposizione ma anche alla collezione di arte contemporanea circola infatti da almeno 25 anni. In assenza di un museo pubblico con una collezione propria, opere fondamentali di artisti belgi come Marcel Broodthaers sono finite in istituzioni straniere.
La storia di Kanal è costellata di tensioni fin dall’inizio. Già nei primi anni Duemila un tentativo di avviare un grande centro d’arte era naufragato tra conflitti e cambi di rotta. Solo nel 2016, sotto l’amministrazione socialista della regione, si è arrivati alla decisione di riconvertire l’ex Citroën, dando avvio a un progetto dalla scala immediatamente controversa. Critiche non sono mancate, soprattutto per la dimensione dell’intervento e per il costo della partnership con il Centre Pompidou, pari a circa 2 milioni di euro l’anno. In un Paese linguisticamente e culturalmente complesso come il Belgio, il legame con Parigi ha alimentato sospetti e resistenze, in particolare nella comunità fiamminga.

Eppure, i sostenitori del progetto insistono sul fatto che simili polemiche hanno accompagnato anche musei oggi considerati imprescindibili. Redzisz ha più volte ribadito che Kanal non sarà una succursale del Pompidou ma un’istituzione radicata nel contesto locale, con una forte attenzione agli artisti nati o residenti in Belgio. Le stime parlano di 780 posti di lavoro diretti e indiretti e di un impatto economico annuo di oltre 140 milioni di euro sulla città.
A questo si aggiunge una dimensione sociale che spesso passa in secondo piano nel dibattito: spazi pubblici aperti, un parco giochi progettato dal collettivo Assemble, laboratori e programmi educativi già avviati con le scuole del quartiere. Elementi che fanno di Kanal una vera un’infrastruttura urbana.
Oggi, però, tutto questo resta in bilico. Kanal è quasi pronto, fisicamente presente nello skyline di Bruxelles ma politicamente vulnerabile. Se riuscirà ad aprire nei tempi previsti, diventerà uno dei più grandi investimenti culturali europei degli ultimi decenni. Se invece i tagli di bilancio dovessero prevalere, rischia di trasformarsi nel simbolo di un’ambizione interrotta.










