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Un’emersione identitaria: il MUSE presenta il Piano Strategico 2026-2028
Musei
Nel lessico delle istituzioni culturali italiane, “piano strategico” è espressione tanto evocata quanto raramente praticata con reale profondità. Non è questo il caso del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, che presenta per la prima volta un documento programmatico strutturato per il triennio 2026–2028, esito di un processo articolato, partecipato e dichiaratamente orientato alla trasparenza. Più che un semplice strumento di pianificazione, il Piano si configura come un dispositivo di autoriflessione e, insieme, come un atto pubblico di responsabilità.
La genesi del documento racconta già molto della sua natura. Non una costruzione calata dall’alto, ma un percorso durato mesi che ha coinvolto oltre 150 persone tra staff interno e portatori di interesse. Un processo che il direttore Massimo Bernardi descrive come un momento necessario di “introspezione”, una pausa operativa per interrogarsi su identità e direzione: «Ci siamo presi il tempo per chiederci chi siamo […] il nostro Piano Strategico racconta chi siamo e chi vogliamo essere». In questa dichiarazione si condensa uno degli elementi più rilevanti dell’intero impianto: la volontà di rendere esplicito ciò che spesso resta implicito nelle istituzioni culturali, ovvero il nesso tra missione pubblica e operatività quotidiana.

Ghiacciaio MUSE. Courtesy MUSE – Museo delle Scienze, Trento
Il tema della trasparenza attraversa infatti l’intero documento. Non si tratta soltanto di rendicontazione – pure presente, attraverso strumenti di monitoraggio e indicatori quantitativi – ma di una più ampia esigenza di chiarezza nei confronti della comunità. Come sottolineato dallo stesso Bernardi, essere ente pubblico significa gestire risorse, ma soprattutto rispondere a un patto fiduciario con i cittadini. In questo senso, il Piano assume il valore di una dichiarazione di intenti verificabile, un passaggio che mira a rendere leggibile e condivisibile l’orizzonte delle attività museali.
Dal punto di vista metodologico, il lavoro si distingue per rigore e coerenza interna. Ludovico Solima, responsabile della progettazione e del coordinamento scientifico del progetto, insiste su un aspetto spesso trascurato: la concatenazione logica degli elementi. «Ogni componente ha valore in sé – spiega – ma è anche innesco del valore successivo». Non una somma di obiettivi, dunque, ma un sistema in cui visione, direttrici strategiche e azioni operative si articolano in modo progressivo. Il risultato è un impianto che dal racconto di sé conduce alla definizione di un “futuro possibile”, articolato in 13 direttrici (ridotte a 10 nella sintesi finale) e 35 obiettivi strategici, ciascuno accompagnato da KPI in grado di misurarne l’effettiva realizzazione.

Courtesy MUSE – Museo delle Scienze, Trento
Il direttore del MUSE Massimo Bernardi e il responsabile del progetto Ludovico Solima. Courtesy MUSE – Museo delle Scienze, Trento
È proprio qui che il Piano rivela la sua ambizione più concreta: tradurre la visione in strumenti operativi. Gli indicatori non sono solo dispositivi di controllo, ma leve per una gestione adattiva. Il documento si definisce esplicitamente “dinamico”, aperto alla possibilità di correggere la rotta in corso d’opera. In un contesto museale spesso ancorato a programmazioni rigide, questo elemento introduce una dimensione di flessibilità che guarda più ai modelli manageriali contemporanei che alla tradizione amministrativa.
L’architettura complessiva si fonda su cinque pilastri – evocati dal direttore come la “colonna vertebrale” della balenottera, presenza iconica sospesa nel Big Void – che sostengono l’intero organismo museale: ricerca, museo esteso, Antropocene, internazionalizzazione e persone. Più che ambiti separati, si tratta di assi interdipendenti, tenuti insieme da un orientamento trasversale verso la sostenibilità e il benessere planetario.
La dichiarazione di scopo sintetizza questa visione in tre parole chiave: conoscenza, partecipazione, condivisione. La conoscenza come interpretazione del patrimonio; la partecipazione come coinvolgimento attivo dei pubblici, non più destinatari ma interlocutori; la condivisione come leva per generare cambiamento, tanto individuale quanto collettivo. In filigrana emerge il riferimento al paradigma One Health, che connette salute degli ecosistemi e benessere umano, estendendolo anche alle condizioni di lavoro interne all’istituzione.

La foresta tropicale montana MUSE. Courtesy MUSE – Museo delle Scienze, Trento
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la rilettura del museo stesso, a partire dagli spazi espositivi e in primis dal quarto piano, quello delle Alte Vette, nella cui terrazza è già stato collocato lo scorso novembre lo storico Bivacco Fiamme Gialle di Cimon della Pala. Il Piano prevede un progressivo riallestimento delle sale, piano per piano, con l’obiettivo di aggiornare il racconto della natura alla luce delle trasformazioni contemporanee. Non si tratta solo di un intervento museografico, ma di una revisione concettuale: superare le dicotomie tradizionali che hanno strutturato il discorso sulla natura per proporne una lettura più aderente all’oggi. Un processo che il MUSE intende affrontare anche attraverso il confronto con altre istituzioni europee, in una logica di benchmarking internazionale.
Questa apertura verso l’esterno è uno degli elementi che collocano il Piano in una dimensione non solo locale. Il museo si propone infatti come nodo di una rete più ampia, capace di dialogare con contesti nazionali e internazionali. In questo senso, le parole di Maria João Fonseca, presidente del network europeo Ecsite, offrono una chiave di lettura significativa: il Piano è «realistico ma ambizioso», capace di coniugare obiettivi sfidanti con una struttura che consente al museo di muoversi in modo organico. Non è tanto la certezza del raggiungimento dei risultati a essere centrale, quanto la capacità del documento di orientare il movimento complessivo dell’istituzione.
Dettaglio del Big Void. Courtesy MUSE – Museo delle Scienze, Trento
Il carattere “organico” è, in effetti, uno dei tratti distintivi dell’intero impianto. L’idea che emerge è quella di un museo inteso come sistema complesso, in cui ricerca, educazione, comunicazione e gestione non sono compartimenti stagni ma dimensioni interconnesse. Il passaggio da “museo per” a “museo con” sintetizza efficacemente questa trasformazione: non più un’istituzione che eroga contenuti, ma un soggetto che co-costruisce significati insieme alle comunità.
In questo quadro, il Piano Strategico del MUSE si presenta come un caso interessante nel panorama italiano. Non tanto per l’adozione di strumenti già diffusi in altri contesti, quanto per la volontà di integrarli in un processo realmente partecipato e di renderli espliciti come parte integrante della missione pubblica. La sfida, naturalmente, sarà quella dell’attuazione. Ma è proprio qui che il documento gioca la sua partita più importante: nella capacità di trasformare una dichiarazione di intenti in pratica quotidiana, mantenendo aperto quel dialogo tra identità e futuro che ne ha guidato la costruzione.
















