14 settembre 2020

Tra Pop Art e un EP d’esordio: intervista a Charles Muda

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Intervista al "Giovane Carlo", che ci racconta della sua Pop Art, del suo ultimo EP e dei progetti per il futuro

Bob Dylan, Edie Sedwick, Andy Warhol, Judy Garland, Paul Newman ed Elvis Presley. Sono le sei icone che il cantante romano Charles Muda, all’anagrafe Carlo Borboni, ha associato alle tracce del suo EP di Debutto, Pop Art. Si tratta di un concept album che riattualizza il movimento artistico che tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 ha raccontato meglio la società di massa.

Tra icone di ieri e ritmi frenetici di oggi, tra rap urban e pop punk anni 2000, il “Giovane Carlo” (questo è il significato di Charles Muda in indonesiano), classe ’98, ci porta alla scoperta della sua personalissima visione, sviluppandola non solo attraverso il suo amore per la musica ma anche per l’arte. Testi, contenuti esclusivi e animazioni si uniscono in un’esplosione di colori e immagini evocative che riadattano la Pop Art al linguaggio della comunicazione contemporanea.

Il disco è prodotto dallo stesso Muda e da Mattia ‘Fettina’ Castagna (produttore di Carl Brave) e Manu Yay. Da qualche giorno è uscito anche il video del brano “Com’eri”

Ecco la nostra intervista a Charles Muda.

Il 17 luglio è uscito Pop Art, il tuo primo EP. Com’è nata l’idea di creare un concept album che ruota attorno a questo movimento artistico?

«Ciao! Devo dire che l’EP l’avevo scritto prima e poi ho capito che la Pop Art poteva raccontare al meglio le tracce dandogli persino un concept. Riflettendoci la Pop Art come l’Ep si sofferma su diversi aspetti della nostra società di massa: ad esempio i ritmi forsennati e una vita spesso appiattita dalla serialità. In più ho provato a scrivere canzoni energiche, colorate, come un quadro di Andy Warhol. Probabilmente Pop Art era già così prima che trovassi una chiave di lettura. Secondo voi ci sarebbe potuto essere un altro movimento artistico a raccontare tutto questo in modo migliore?».

A ogni canzone dell’EP è stata associata un’icona degli anni ’50 e ’60 e una sua frase memorabile. Parliamo di Bob Dylan, Edie Sedwick, Andy Warhol, Judy Garland, Paul Newman, Elvis Presley. Perché proprio loro?

«Principalmente perchè raccontano al meglio le emozioni e i concetti i presenti in ogni traccia. Andy Warhol e Elvis Presley non potevo non metterli. Le altre figure, dopo alcune ricerche, si sono rivelate davvero le anime gemelle delle rispettive tracce».

C’è qualche artista, contemporaneo o non, che ha suggestionato il tuo lavoro?

«Beh Andy Warhol sicuramente, sul fronte musicale devo dire che mi sono concentrato nel trovare una forma espressiva tutta mia, senza ispirarmi a qualcuno in particolare».

Dopo aver ascoltato il tuo EP, la prima cosa che ho notato è che è molto difficile inquadrarti in un genere preciso. Quali sono le tue influenze musicali?

«Mi piace davvero di tutto: dal rock, alla trap, all’ EDM fino alla classica che magari ha ispirato Pesos. Deve essere sempre qualcosa che mi deve colpire particolarmente».

Classe 1998, sei giovanissimo. In canzoni come Pesos Com’eri traspare un senso di rivalsa, di riscatto, la voglia di farcela. I tuoi genitori hanno supportato il tuo percorso artistico?

«Si, fin dall’inizio, anche quando scrivevo delle schifezze. C’è da dire che mia madre nel suo tempo libero dipingeva e mio padre suonava la batteria e altri strumenti.
Forse Pop Art è stato concepito così perchè volevo omaggiare queste loro due anime.
Delle volte però quando facevo freestyle per ore nella mia cameretta e mio padre, visibilmente contrariato, mi chiedeva quando avrei finito di fare casino. Però hanno sempre rispettato la mia scelta, magari vendendola un pò come uno sfogo o un gioco. Prima però la musica era una cosa molto più intima, quasi da farla rimanere in un cassetto. Ora questi piccoli omaggi alla mia famiglia li faccio ascoltare anche a mio padre da subito».

Quanto è stata importante Roma, la tua città, nella tua formazione artistica?

«Tantissimo, mi ha dato la possibilità di suonare molto e farmi le ossa: dai contest locali ai centri sociali.
Anche se ora non faccio propriamente rap, il rap è stata la mia prima palestra musicale.
Roma con i suoi artisti e i suoi spazi enormi sono stati fondamentali.
Se non avessi vissuto in una metropoli così competitiva non avrei mai puntato a dare il meglio».

Progetti per il futuro?

«Vorrei tanto suonare tanto live, ma per ora non posso. Nel frattempo sto continuando a scrivere ogni giorno!».

Mattia “Fettina” Castagna, Manu Yay
Mix e Master: M.d.M.
Artwork e Foto: Chiara Yan

Tracklist: 
1. Pesos
2. Ali Baba
3. Tutta Pubblicità
4. Io Corro
5. Non Mi Va
6. Com’eri

charlesmuda.com

instagram.com/charlesmuda/

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