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È uscito exibart onpaper 131: un numero tra inquietudini geopolitiche e immaginari onirici
On paper
di redazione
Il nuovo numero di exibart onpaper, il 131, che troverete tra pochissimi giorni al nostro stand ad Arte Fiera, negli spazi d’arte e cultura di Bologna e in distribuzione nazionale, si muove lungo una linea di ambivalenza che attraversa il presente e ne registra le inquietudini più evidenti. Da una parte, l’analisi di una situazione politica globale sempre più segnata da derive autocratiche e da una crescente convergenza tra potere e produzione culturale. Dall’altra, una risposta quasi riflessa del mondo creativo, che assume forme oniriche, visionarie, talvolta magiche, come modalità critica di attraversamento del reale. Due tensioni solo apparentemente divergenti, che in realtà spesso coincidono e, nel loro attrito, generano slittamenti di pensiero e nuove posture critiche.
«Perché l’esperienza artistica non è una bolla, ma vive e opera all’interno della quotidianità anche nelle situazioni più difficili e conflittuali, anche nelle cornici meno istituzionali e mainstream», scrive Giulia Ronchi nel suo editoriale, che si chiude come un vero e proprio manifesto: «Una rivista non è il prodotto di un’unica linea tematica. È un ecosistema intellettuale i cui esiti non sono pienamente prevedibili fino al momento in cui viene chiuso e mandato in stampa. Solo allora ci si accorge che i contributi di cui è stato alimentato sono membrana sensibile della temperatura di un tempo storico. Quello in cui la disillusione non è un punto di arrivo ma di partenza per nutrire un approccio critico, in cui la dimensione onirica non è via di fuga dissociativa ma funge da volano, alla ricerca di nuove strade».
Questa tensione attraversa anche l’orizzonte della prossima Biennale d’arte di Venezia, di cui exibart sta seguendo online tutte le anticipazioni, comprese quelle più controverse, come nei casi dei Padiglioni Sudafrica e Australia. Su questo sfondo si inserisce l’editoriale di Cesare Biasini Selvaggi, che guarda all’edizione imminente – In Minor Keys, curata dalla compianta Koyo Kouoh – come a una grande ammiraglia rimasta senza timoniere, ma non senza equipaggio: «Vedremo come il resto della flotta – i padiglioni nazionali – si posizionerà, tra possibili defezioni e proposte, sotto l’incombente cielo di cemento del soft power del politicamente corretto».
La convergenza tra politica e cultura, e il ruolo sempre più centrale della seconda nella costruzione delle strategie di potere, è al centro anche dell’articolo di Mario Francesco Simeone, che riflette su un possibile cambio di paradigma: l’arte non più solo linguaggio di rappresentazione o riserva simbolica di prestigio, ma strumento esplicitamente dichiarato di influenza e potere. In questa stessa traiettoria si colloca il reportage di Luigi De Cicco da una Berlino in trasformazione, dove l’erosione degli spazi autonomi e la normalizzazione di dispositivi di controllo fanno emergere nuovi fantasmi autoritari, anche all’interno di contesti storicamente controcorrente.
Sul versante più direttamente legato alla devastazione dei conflitti contemporanei, l’articolo di Elsa Barbieri affronta le rappresentazioni della guerra, del lutto e della perdita attraverso le pratiche di artisti come Emily Jacir, Nikita Kadan, Anneliese Pichler, Shamsia Hassan e Rada Akbar, restituendo il quadro di una militanza artistica che continua ad agire in prima linea, anche in zone di emergenza umanitaria.
A questa dimensione analitica si affianca, per contrasto e riflesso, un atteggiamento più onirico e visionario. Il sogno permea il reportage fotografico di Davide Maria Degano, Do-li-na, dedicato alle depressioni carsiche del Friuli Venezia Giulia e ai bacini montani che hanno offerto rifugio a comunità marginalizzate. Luoghi liminali, osservati attraverso una lente insieme esoterica e critica, in cui culture italiana, slovena, friulana e tedesca si sono intrecciate prima di essere violentemente interrotte dalle politiche fasciste di italianizzazione, a partire dalla Legge Gentile del 1923.
Il numero entra poi nel vivo dell’attualità del sistema dell’arte con l’intervista di Elsa Barbieri a Davide Ferri, direttore di Arte Fiera, che racconta la genesi del titolo della sua prima edizione: Cosa sarà, omaggio esplicito a Lucio Dalla e dichiarazione d’intenti progettuali. Bologna resta al centro anche nell’approfondimento di Cristina Principale sul programma diffuso di Art City, attraverso l’intervista alla curatrice Caterina Molteni, mentre le mappe di Untitled Association accompagnano i lettori tra gli appuntamenti chiave della Bologna Art Week. Giulia Alonzo, invece, ci guida nei luoghi del teatro bolognese, tra istituzioni storiche e pratiche contemporanee.
Lo sguardo si allarga infine sul contesto internazionale con il dossier sulle dieci aperture museali che segneranno il 2026, raccontate da Zaira Carrer e Paola Pulvirenti, dall’Obama Presidential Center di Chicago al V&A East di Londra, fino ai nuovi grandi musei di Tashkent e Mosul, e con l’intervista di Mercedes Ezquiaga all’architetto Alejandro Aravena, progettista dell’Art Mill Museum di Doha.
Chiudono il numero le rubriche di design, di Gianluca Sgalippa, e di moda, con il racconto di Federico Poletti sugli Antwerp Six attraverso un dialogo con Kaat Debo, direttrice del MoMu di Anversa, mentre con la recensione di Marco Petroni sfogliamo Rifare il mondo. L’età dell’avanguardia, ultimo libro di Vincenzo Trione. Come da tradizione, chiusura affidata alle stelle, con le biografie astrali degli artisti curate da Luciana Berti.
Trovate exibart onpaper 131 al nostro stand ad Arte Fiera, negli spazi d’arte e cultura di Bologna e in tutta Italia. E lo potete acquistare anche online, singolarmente oppure in abbonamento.














