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Gino Paoli è morto a 91 anni: tra musica e pittura, una vita nell’arte
Personaggi
di redazione
È morto a 91 anni Gino Paoli, tra le figure più riconoscibili della canzone d’autore italiana del secondo Novecento. La notizia è stata diffusa dalla famiglia, che ha parlato di una scomparsa avvenuta «In serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari». Con lui si chiude una traiettoria artistica che ha attraversato oltre 60 anni di storia della cultura italiana, tra musica, scrittura e immagine. Autore di alcuni delle canzoni più conosciute in Italia e all’estero, Paoli è stato infatti anche un artista visivo, protagonista di diverse mostre.
Nato a Monfalcone nel 1934 e cresciuto a Genova, Paoli si forma in un contesto in cui la pratica artistica precede l’approdo alla musica. Dopo un percorso scolastico irregolare, inizia a lavorare come disegnatore meccanico e poi come grafico pubblicitario, esperienza che gli consente di sviluppare un primo rapporto con l’immagine e con la pittura. Parallelamente frequenta l’ambiente della cosiddetta “scuola genovese”, insieme a figure come Luigi Tenco, Fabrizio De André, Umberto Bindi e Bruno Lauzi, contribuendo alla definizione di una nuova stagione della canzone italiana, segnata da un’attenzione inedita al testo e alla dimensione autobiografica.
L’affermazione arriva all’inizio degli anni Sessanta con Il cielo in una stanza, portata al successo da Mina, cui seguono brani come Sapore di sale, Senza fine e Che cosa c’è, destinati a entrare stabilmente nel repertorio della musica italiana. La sua scrittura, essenziale e insieme fortemente evocativa, si colloca in equilibrio tra tradizione melodica e influenze internazionali, dal jazz alla chanson francese.
Accanto alla produzione musicale, Paoli mantiene nel tempo un rapporto costante con le arti visive. Si avvicinò alla pittura seguendo gli insegnamenti di Rocco Borella e confrontandosi con il pittore Attilio Carreri. In questo contesto apprense i fondamenti del linguaggio pittorico, muovendosi inizialmente entro un orizzonte figurativo attento alla resa del reale e, soprattutto, alle dimensioni più intime dell’immagine.
La sua prima attività espositiva, documentata già all’inizio degli anni Sessanta, si inserisce in un clima culturale attraversato dalle trasformazioni del dopoguerra, tra eredità del realismo e aperture verso le ricerche informali. Nel 1963, in un momento cruciale della sua carriera, presentò a Genova una mostra di dipinti che restituiva una pratica parallela a quella musicale, meno esposta ma continua. Questa dimensione riemerge in diverse occasioni, tra cui la mostra del 2013 al Palazzo Tocco di Montemiletto a Napoli, dove espone una selezione di opere pittoriche, riattivando il legame con il proprio passato di grafico e disegnatore.
I suoi dipinti mostrano una particolare attenzione ai dettagli e alle situazioni quotidiane, con una sensibilità narrativa che anticipa alcuni nuclei tematici della sua produzione musicale. Emblematica, in questo senso, è la presenza ricorrente di elementi domestici e affettivi, come la figura del gatto, che diventeranno anche immagini centrali nelle sue canzoni.
«Io facevo il pittore e facevo anche il grafico per una ditta. La mia vita era già a posto per conto suo, anzi facevo quello che mi piaceva, cioè dipingere. Poi un amico mi ha chiesto di incidergli delle canzoni, mi hanno chiesto di cantarle e mi hanno offerto dei soldi, allora ho detto: “Va bene”. Inizialmente l’ho fatto come una sorta di gioco che sarebbe finito il più presto possibile, invece è durata 50, 60 anni», raccontava in una intervista.
Nel corso della sua carriera, Paoli alterna fasi di grande popolarità a momenti più appartati, continuando tuttavia a incidere dischi, scrivere per altri artisti e collaborare con musicisti di diverse generazioni. Dagli anni Ottanta, con Una lunga storia d’amore, fino ai progetti più recenti in ambito jazz, la sua presenza resta costante, anche attraverso collaborazioni e riletture del proprio repertorio.
La sua produzione ha conosciuto nel tempo anche una significativa circolazione in ambito artistico contemporaneo. Nel 2020, ad esempio, il titolo Il cielo in una stanza è stato ripreso dall’artista islandese Ragnar Kjartansson per la mostra The Sky in a Room, presentata dalla Fondazione Trussardi a Milano, a ennesima testimonianza della trasversalità dell’arte di Paoli.












