14 maggio 2023

Addio a Stefano Dal Monte Casoni, maestro della scultura con Giampaolo Bertozzi

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Al termine di una lunga malattia, si è spento a 62 anni Stefano Dal Monte Casoni innovatore della scultura contemporanea. Nel 1980, con Giampaolo Bertozzi, fondò il duo artistico Bertozzi&Casoni

Stefano Dal Monte Casoni morto
Stefano Dal Monte Casoni

Lutto nel mondo dell’arte: dopo una lunga malattia, si è spento a 62 anni Stefano dal Monte Casoni. Nato a Lugo di Romagna nel 1961, con Giampaolo Bertozzi formava il duo artistico Bertozzi&Casoni, società fondata nel 1980 a Imola, dove tuttora si trova il laboratorio. Riconosciuto a livello internazionale per l’approccio innovativo alla scultura, il duo ha esposto in alcune delle sedi più prestigiose al mondo, come la Tate Liverpool e la Quadriennale di Roma, nel 2004, il Padiglione Italia della Biennale di Venezia, nel 2009 e nel 2011, la Triennale di Milano, la Galleria Sperone Westwater di New York.

Bertozzi&Casoni. Ph. Lorenzo Palmieri

Proprio l’incontro con i leggendari galleristi Angela Westwater e Gian Enzo Sperone segnò un punto di svolta nella loro carriera, portandone la ricerca all’attenzione della critica e del pubblico. «Abbiamo lavorato tanto per poter aprire un varco nel mondo dell’arte utilizzando solo la ceramica» – racconta Bertozzi al Resto del Carlino – Abbiamo fatto una bella fatica avendo questo materiale come unico mezzo espressivo. In realtà, però, all’epoca c’erano dei grossi preconcetti, perché alla parola ceramica si associava la parola artigiano. Per vent’anni abbiamo insistito, per scalfire questa crosta».

Dalle prime creazioni sono di piccole dimensioni e in sottile maiolica policroma, fino alle sperimentazioni con l’utilizzo di materiali e di tecnologie di derivazione industriale, dai virtuosismi pittorici al tentativo di una resa oggettiva dei soggetti, le opere di Bertozzi&Casoni superano il limite tra arte, artigianato e design. Un percorso lungo, complesso, articolato, attraversato sempre fianco a fianco.

«Adesso purtroppo Stefano non c’è più – continua Bertozzi – Il nostro è stato un sodalizio di idee e di amicizia, ci siamo molto aiutati l’un l’altro. Nel tempo la nostra era diventata una unione più spirituale. Com’era Stefano? Era una persona allegra, molto ironica, affrontava tutto con positività. Aveva un carattere forte, deciso, era una persone non comune».

Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna, i due collaborarono, dal 1985 al 1989, con la Cooperativa Ceramica di Imola come ricercatori nel Centro Sperimentazioni e Ricerche sulla Ceramica. Nello stesso periodo instaurarono un proficuo rapporto con K (Keramikos). International ceramics magazine, di cui realizzarono anche immagini di copertina. Alla fine gli anni ’80, risalgono due importanti interventi: a Tama New Town, Tokyo, e il grande pannello “Ditelo con i fiori”, collocato su una parete esterna dell’Ospedale Civile di Imola.

Negli anni Novanta la svolta concettuale e radicale, raggiungendo dimensioni mai prima conseguite, come con l’opera “Scegli il Paradiso” del 1997, gruppo scultoreo in maiolica raffigurante la Madonna col Bambino che gioca con una rana, intenta a tagliare i fiori di un giardino, una porzione di terra prelevata dal Paradiso. Quei grandi temi iconografici già affrontati, come quelli della vanitas e del memento mori, subiscono una trasfigurazione fantastica ma anche una formalizzazione oggettiva, a depotenziare la presenza degli autori.

Il 16 dicembre 2017 si è inaugurato il Museo Bertozzi & Casoni presso la Cavallerizza Ducale di Sassuolo, uno spazio permanente che raccoglie una selezione delle opere più significative della loro produzione artistica.

«Nel 1980 un giovane artista che per ragioni geografiche e di formazione iniziasse un suo percorso nel mondo dell’arte con la ceramica si trovava di fronte a forti preconcetti e muri culturali», raccontavano i due in una nostra intervista nel 2021. «Oggi tutto questo è cambiato, il mondo è globalizzato e digitale, le informazioni sono più veloci e libere. Mi piace pensare però che se la ceramica oggi viene considerata al pari delle altre tecniche espressive e mostrata in importanti esposizioni in tutto il pianeta sia stato anche un po’ per merito nostro».

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