28 giugno 2022

Beyond Binaries: a Roma, una residenza partecipativa e transfemminista

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Le curatrici dell’Associazione Erinni ci parlano di Beyond Binaries, progetto di residenze laboratoriali per un’arte partecipativa e transfemminista, a partire dal territorio di Torpignattara

Call Monica, ritratto, photo credits Elena Andreato

Una residenza per discutere, approfondire, attraversare, esplorare i nuovi territori dell’identità e del genere, al di là dei “binari”. A Roma sono in corso dal 20 giugno i laboratori della prima edizione di “Beyond Binaries. Residenze per un’arte partecipativa e transfemminista”, progetto promosso dall’Associazione Culturale Erinni e vincitore del bando VitaminaG nell’ambito del programma GenerAzioniGiovani.it, finanziato dalle Politiche Giovanili della Regione Lazio con il sostegno del Dipartimento per la Gioventù.

A partire dalla conformazione urbanistica e topografica, dalle densità storiche, dai momenti attuali e quotidiani di Torpignattara, uno dei quartieri più stratificati di Roma, Beyond Binaries mette in relazione lo spazio metropolitano e l’esigenza di affrontare le questioni legate alle dinamiche identitarie e di genere, spesso strettamente connesse ad altre forme di complessità sociale. Il progetto si articola in due fasi: dal 20 al 30 giugno, lз artistз Mara Oscar Cassiani, collettivo Call Monica, Ginevra Petrozzi, Giulia Tomasello, in residenza nel quartiere per una settimana, svolgeranno una serie di attività laboratoriali aperte al territorio – la partecipazione è gratuita, prenotandosi online qui – volte a coinvolgere la comunità di riferimento e a sensibilizzare sui diversi temi proposti.

I laboratori sviluppati dallз artistз sono stati pensati a seguito di uno studio del territorio, supportato dall’antropologa Silvia Antinori e realizzato grazie alla connessione con la rete di realtà locali e attori micro-territoriali. A settembre, la seconda fase del progetto prevede una mostra collettiva presso AlbumArte, noto spazio espositivo indipendente romano, che raccoglierà gli esiti dell’esperienza laboratoriale. Per il momento, oggi, 28 giugno, dalle 17 alle 20, si terrà il Seminario “Beyond Binaries. Verso un’arte partecipativa e transfemminista”, negli spazi della RUFA-Rome University of Fine Arts, in via degli Ausoni 7.

Abbiamo raggiunto le Erinni per farci raccontare di più.

 

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Un gruppo di curatela con un nome dal sapore mitologico, che però guarda al contemporaneo: Erinni. Come è nato questo gruppo? E Beyond Binaries?

«Erinni nasce da una serie di urgenze, che attraversano sia le vite personali di ognuna di noi quanto quelle professionali. In primis quella di indagare la nozione di femminile, al di là del sesso biologico e sovvertire tabù e stereotipi sistematici nella cultura contemporanea. Abbiamo sensibilità affini ma motivazioni diverse che ci hanno portato a intraprendere un percorso che unisce arte e attivismo per esplorare – con sguardo critico – le intersezioni tra scienza, tecnologie e politiche di genere.

Infatti due di noi sono curatrici, entrambe si occupano di pratiche all’intersezione con le tecnologie, Daniela Cotimbo con uno sguardo più attento al contemporaneo, Arianna Forte con un’esperienza più legata ai territori, mentre Cinzia Forte è una ricercatrice indipendente di studi di genere nel campo dei media e translation studies, radicata nell’ attivismo romano. Ci siamo ispirate alla rabbia arcaica delle Erinni, più conosciute come Furie, queste figure mitologiche superpartes che ristabilivano l’equilibrio nel mondo greco, capaci – anche- di benevolenza.

Beyond Binaries è il nostro primo progetto insieme.  Stiamo coinvolgendo tre artist3 e un collettivo a confrontarsi con il territorio delle periferie romane del municipio V. Uno studio sulle identità femminili e non binarie ha introdotto le residenze delle artist3 al quartiere.  Ognun* di loro affronta la propria ricerca legata a tematiche transfemministe che sviluppa anche attraverso dei laboratori aperti alla comunità locale. Da questi incontri nasceranno nuove produzioni.

Dato il nostro background, la scelta curatoriale delle artist3 si è indirizzata su coloro che affrontano ricerche che si interrogano sulle politiche dei corpi e delle tecnologie».

Call Monica, Courtesy of the artist

Cosa dobbiamo aspettarci dai laboratori?

«I laboratori sono iniziati la settimana scorsa e noi stesse siamo profondamente colpite dalla capacità di Call Monica, Ginevra Petrozzi, Giulia Tomasello e Mara Oscar Cassiani di far convergere tanti sguardi e identità differenti in un processo corale di cambiamento dello status quo. Ogni partecipante sta condividendo la propria intimità, mettendosi in gioco e scoprendo come linguaggi differenti, dal corpo fisico, all’ibrido tecnologico, siano coinvolti in un processo di risignificazione volto a superare le dinamiche di potere patriarcali.

Ginevra Petrozzi, Photo by Silvia Violante Rouge

Se con il collettivo Call Monica questo percorso parte dall’osservazione di come i corp* interagiscono con lo spazio fisico della dimensione urbana per riappropriarsi dei gesti e dei luoghi di una geografia affettiva, Ginevra Petrozzi riflette sull’idea di futuro andando oltre la linearità del tempo e proiettando desideri e aspettative mediati dai linguaggi algoritmici. Giulia Tomasello indaga la salute intima della donna o di chi è dotato di vulva, nell’ottica di un superamento di stereotipi e tabù relativi ai fluidi vaginali, coinvolgendo l3 partecipanti in un momento di co-progettazione di dispositivi per l’autodiagnosi e la cura.

Giulia Tomasello, Photo Credits Akihico Mori

Infine Mara Oscar Cassiani, attingendo al linguaggio del gaming, del clubbing e dei rituali del web, invita l3 partecipanti ad autodeterminare la figura dell’avatar guerriera, mettendo in discussione il paradigma della forza come attributo della mascolinità. Nel caso di Mara, sarà possibile, anche per chi non ha partecipato ai laboratori, fare esperienza della sua pratica performativa attraverso un evento pubblico previsto per il 1 luglio presso il Casilino Sky Park».

Be Plants, Mara Oscar Cassiani, 2021

I laboratori si svolgeranno a Torpignattara. Perché avete scelto di concentrarvi su questo quartiere di Roma?

«I quartieri interessati in realtà hanno come proprio nucleo le aree della Marranella – via di Torpignattara – Certosa – Acquedotto Alessandrino e sono anche molto diversi tra loro. Abbiamo imparato anche che Certosa è considerato un buco amministrativo che non appartiene né a Torpignattara né a Pigneto e questo li rende invisibili alle istituzioni, abbandonati dal municipio, dalla raccolta rifiuti e da ogni tipo di servizio e aiuto. Il tessuto sociale del territorio è estremamente variegato, incontra culture molto diverse e numerose affacciandosi al brutale processo di gentrificazione che spaventa tutti. Lo abbiamo quindi scelto perché straborda di anime, personalità, caos e calore e sicuramente anche perché ci ha accolte da più di dieci anni (almeno a due di noi) facendoci sentire parte di qualcosa di complesso e familiare».

Louisa_Girl, Biophilia documentary_00. Photo Credits Maja Zupano

I laboratori sono stati anticipati da una ricerca sul campo insieme all’antropologa Silvia Antinori. Come si è svolta questa attività? Cosa è emerso dal report stilato?

«La ricerca sul campo si è svolta in circa due mesi e mezzo e ha coinvolto circa una trentina di donne e di identità femminili del quartiere che hanno voluto partecipare alla ricerca sociale. Abbiamo deciso di stilare una decina di domande guida intorno a macro temi quali il concetto di femminilità nello spazio, i concetti di cura e salute e soprattutto l’attraversabilità del quartiere in chiave di genere, come questo influenza e viene influenzato dallo spazio in accordo con gli interessi dell* artist*. Abbiamo prodotto un documento che abbiamo chiamato PICCOLA GUIDA DI ORIENTAMENTO AL TERRITORIO SGUARDI E SOGGETTIVITÀ DEL QUARTIERE IN CHIAVE DI GENERE per raccontare un po’ com’è andata questa parte e la stiamo facendo leggere durante lo svolgimento dei laboratori.

Call Monica, Politics of Walking. Foto di Chiara Cor

Direi che la cosa più importante che è uscita fuori è che contrariamente alla visione egemonica e di “senso comune”, a definire alcuni concetti cardine sia la dimensione relazionale e che la percezione dello spazio urbano viene costruito da pratiche sociali e relazionali non dalle infrastrutture.

Giulia Tomasello, Chi è Louisa(_), foto di Chiara Cor

Noi abbiamo imparato tantissimo da questi racconti, ci teniamo strette questa esperienza unica e siamo grate alle persone di aver condiviso con noi le loro esperienze».

Ginevra Petrozzi, Prophetai, Courtesy of the artist

E la mostra a settembre?

«La mostra finale si terrà da AlbumArte a Roma, uno spazio indipendente diretto da Cristina Dinello Cobianchi, che da oltre dieci anni porta avanti un percorso di ricerca su temi affini ai nostri. Quello che cercheremo di fare con le artist3 è di tradurre l’esperienza dirompente dei laboratori e della ricerca condotta sul tessuto sociale di Torpignattara in un linguaggio artistico in grado di restituirla ad un pubblico più ampio, nell’ottica di sensibilizzare ma anche di aprire gli orizzonti. Nel più totale rispetto delle identità, molteplici, che hanno attraversato il progetto. Le azioni si trasformeranno in opere, i desideri in primi passi verso il cambiamento.

Non possiamo dirvi altro perché tutto questo dipende proprio dal lavoro che è in corso in queste ore».

(Domande di Yasmin Riyahi)

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